Il 12 gennaio, a poco più di un mese dal decimo anniversario dell’omicidio della dirigente indigena e attivista popolare Berta Cáceres, il Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (GIEI) ha presentato un rapporto con i risultati di una lunga e complessa indagine, che aveva l’obiettivo di far luce sui responsabili della pianificazione, finanziamento ed esecuzione del crimine.
Nel novembre 2024, la Sala Penale della Corte suprema di giustizia dell’Honduras ha deciso di confermare le sentenze emesse contro i sette esecutori materiali [1], con pene comprese tra i 30 e i 50 anni di reclusione.
Per David Castillo, coautore dell’omicidio, ex presidente della società Desarrollos Energéticos SA (Desa) ed ex membro dei servizi segreti delle forze armate honduregne, la Sala ha deciso di modificare le circostanze aggravanti e di ridurre la pena di 22 anni e 6 mesi inflitta in primo grado. Inoltre, a Castillo sono stati aggiunti altri 5 anni per frode relativa al progetto idroelettrico Agua Zarca.
Nonostante questo primo importante passo avanti, il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh), la famiglia dell’attivista popolare e il team di parte civile continuano a chiedere cattura e punizione per i mandanti dell’omicidio. Finora, è stato emesso un solo mandato di arresto nei confronti di Daniel Atala Midence, ex direttore finanziario di Desa e ancora latitante.
Si crea il GIEI
Il GIEI si è insediato in Honduras il 14 febbraio 2025, a seguito di un accordo tra la Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh), lo Stato dell’Honduras, il Copinh e il Centro per la giustizia e il diritto internazionale (Cejil).
Tra le prime rivelazioni del rapporto del gruppo di esperti figura la “non occasionalità” dell’omicidio della Cáceres.
“L’irruzione armata che ha posto fine alla vita di Berta Cáceres non è stato un fatto fortuito, né un atto di violenza comune. È stato il culmine di un lungo processo di persecuzione, sorveglianza, criminalizzazione e violenza esercitato contro la leader indigena, che per anni ha guidato la difesa del territorio Lenca contro l’imposizione del progetto idroelettrico Agua Zarca, in un contesto caratterizzato dalla concentrazione del potere economico e da istituzioni cooptate da interessi privati”, sottolinea il GIEI.
I tre esperti internazionali [2] hanno poi continuato chiarendo che l’omicidio di Berta Cáceres era prevedibile e prevenibile: “Le autorità non hanno attivato meccanismi di prevenzione, non hanno ampliato le intercettazioni, né hanno effettuato arresti tempestivi. Questa inazione, di fronte a una ‘scoperta inevitabile’, costituisce una grave violazione del dovere di diligenza”.
Inoltre, determinano che il crimine contro l’attivista è stato preceduto da molteplici operazioni illegali di intelligence, sorveglianza sistematica e pianificazione logistica, nonché da ostacoli deliberati alle indagini penali e omissioni strutturali sin dalle prime ore successive all’omicidio, che di fatto hanno impedito un’indagine completa.
Un omicidio d’impresa
Il crimine è stato finanziato con risorse provenienti dal progetto idroelettrico, erogate dalle banche internazionali BCIE e FMO [3] e deviate dal loro scopo originario.
Su un totale di 18,5 milioni di dollari, il 67% (quasi 12,5 milioni) è stato dirottato o gestito in modo irregolare. “È stato identificato un modello sistematico di distrazione di fondi, caratterizzato da trasferimenti internazionali ingiustificati, conversione di fondi bancari in contanti, uso ricorrente di dipendenti di basso livello come incassatori di assegni e frammentazione degli importi per eludere i controlli antiriciclaggio delle istituzioni finanziarie”.
Questo circuito finanziario, spiega il GIEI, avrebbe permesso di pagare i sicari e di finanziare la logistica prima e dopo l’omicidio di Berta Cáceres. Per questo motivo, i tre esperti concludono che “si è trattato di un crimine aziendale, finanziario e politico, perpetrato attraverso una complessa architettura criminale che ha articolato interessi economici, finanziamenti internazionali, strutture di sicurezza, corruzione istituzionale e gravi omissioni statali, configurando un modus operandi sostenuto nel tempo”.
Principali responsabili del crimine sono, quindi, gli azionisti di maggioranza del progetto Agua Zarca, che ricoprono anche ruoli rilevanti nella costituzione e nel funzionamento del dispositivo societario e finanziario che, in ultima analisi, ha reso possibile l’omicidio di Berta Cáceres.
Il GIEI punta il dito contro José Eduardo, Pedro e Jacobo Atala Zablah e Daniel Atala Midence, che ricoprivano cariche dirigenziali sia in aziende legate al progetto Agua Zarca, sia in istituti bancari, e contro BCIE e FMO per avere firmato accordi di credito a favore di Desa “conoscendo la situazione di violenza già generata dal progetto” e l’inesistenza di un processo valido di consultazione libera, preventiva e informata.
La ricostruzione effettuata dal GIEI ha permesso di dimostrare che l’omicidio è stato “il risultato di un’operazione criminale pianificata, eseguita da una struttura articolata tra sicari, attori con formazione militare, dirigenti della Desa e reti di sostegno statale”, la cui responsabilità è stata solo parzialmente indagata dalle autorità honduregne, senza approfondire la possibile responsabilità penale dei rappresentanti del capitale azionario maggioritario (Inversiones Las Jacarandas/ Jacobo Atala).
In questa struttura, Desa ha svolto il compito di pagare informatori, strutture paramilitari e logistica repressiva, funzionari pubblici ed ex funzionari. Ha anche cooptato autorità ambientali, municipali e di sicurezza, ha manipolato la narrativa pubblica attraverso pagamenti a giornalisti e media, ha utilizzato audit e consulenze per legittimare un progetto irrealizzabile e illegale, assicurando la continuità dei finanziamenti internazionali.
Note
[1] Douglas Bustillo, Mariano Díaz, Henry Hernández, Elvin Rápalo, Óscar Torres, Edison Duarte (autori materiali), Sergio Rodríguez (autore per induzione) e David Castillo (coautore)
[2] Roxanna Altholz, Pedro Biscay, Ricardo Guzmán
[3] Banca centroamericana di integrazione economica e Banca di sviluppo dei Paesi Bassi










