Ieri sera, presso la Baia del Re, luogo di resistenza nella zona sud di Milano, si è svolto un incontro importante: tre collaboratori di Pressenza si sono ritrovati a presentare un ottimo documentario: Ettore Macchieraldo, che scrive cronache dal Piemonte orientale, Vittorio Agnoletto che tutti conosciamo e il sottoscritto, che ha presentato la serata.

Il tema è forte: il Parkinson. Ettore ha scoperto 3 anni fa di soffrirne, da lì il suo racconto che in parte viene riportato nel documentario (presente anche la regista Grazia Licari) e in parte dal vivo. Ettore ha voglia di presentare, di raccontare, di condividere. Vittorio sale sulla zattera nel fiume di questo racconto e si mette a remare con lui.

Duettano. Vittorio ben interpreta quello che Ettore e gli altri hanno voluto e sono riusciti a fare: costruire una comunità “camminante” per alcuni giorni, formata da persone malate di Parkinson, alle quali se ne sono unite altre non malate. Il cammino di Oropa, la collaborazione con il Movimento Lento, la natura, gli incontri, le fatiche, la convivialità, lo scoprirsi, il conoscersi. Le immagini scorrono alternando piedi sui sentieri o su pietre antiche e volti affaticati, ma desiderosi di farcela. Diversi di loro si raccontano, storie di una malattia che, come un ladro nella notte, è venuta a trovarli. Il primo periodo è di scoramento, di disperazione, poi il rialzarsi, lento ma costante, il riprendersi la vita in mano, l’attivarsi con l’aiuto di tutte le tecniche possibili, il movimento in primis, quindi la formidabile scoperta: la condivisione di una condizione verso la quale anche l’ironia è possibile. Si trovano risorse per la sfida a una sorta di nemico interno che arretra, o quanto meno viene tenuto a bada.

Ettore è riuscito, come tante volte ha fatto nella sua vita, a trasformare una situazione difficile in una lotta anche politica: la rivendicazione dei diritti, lo stringersi e farsi forza, il ritrovare dignità e bellezza.

Fuori tutti i pietismi, spazio alla grinta, alla resistenza e all’amore per la vita, per sé stessi e per gli altri.

Infine domande dal pubblico e l’intervento di un uomo che racconta la sua esperienza con la malattia e quante centinaia di chilometri abbia fatto in bici per rimettere Mister Pik al suo posto.

Vittorio inquadra il tutto nella descrizione di un sistema sanitario pubblico che fa acqua, di servizi di prevenzione e sul territorio che mancano, della chiusura di centri diurni, delle ridicole briciole date ai caregiver. In conclusione rivolge a noi tutte e tutti un monito importante: “Di fronte al disfacimento della sanità pubblica sono i sani che dovranno finalmente reagire, non lo possono fare i malati, loro sono sotto ricatto, con l’urgenza di trovare strutture dove farsi curare, disposti, se possono, a pagare.”

C’è qualcosa che potete fare? Si.

Guardate, anche solo in parte, il documentario, pensate ad un luogo dove poterlo proiettare e contattate Ettore (ettore@movimentolento.net), sarà ben felice di fare tutto il possibile per animare una serata come ha fatto con noi ieri sera.

E se potete iscrivetevi alla newsletter gratuita di Vittorio Agnoletto, utile strumento per capire meglio cosa succede in sanità.