Piove in questi giorni in Toscana, ma oggi, 24 gennaio, a Massa esce un sole splendido e rabbioso. Da piazza della Stazione a piazza Aranci un serpentone di più di 5mila persone, pacifico, colorato di rosso e arcobaleno, un fiume di bandiere palestinesi e kefiah, tra canti e musica risponde alle sproporzionate misure di sicurezza con cui è stata blindata la città. Organizzato da CGIL, studenti e USB reagisce alle 37 denunce giunte dopo la manifestazione dello scorso 3 ottobre a sostegno della Sumud Flotilla.
C’era allora la parola d’ordine:
“Blocchiamo tutto” dopo l’illegale blocco delle barche in acque internazionali da parte della marina israeliana. I 37 attivisti avevano simbolicamente, dopo preavviso e per un tempo molto breve, occupato i binari della stazione in modo pacifico.
Oggi la parola d’ordine è: la solidarietà non è mai reato. Qui si vuole imbavagliare e colpire il dissenso, ma la protesta non si arresta. Striscioni e cartelli sono eloquenti. Una democrazia rispetta il dissenso, una dittatura la reprime.
C’è la sindaca di Carrara, esponenti sindacali e politici e cittadini di ogni età.
Al comizio finale la toccante testimonianza di Rossano Rossi, segretario regionale CGIL.
Ma la giornata non finisce qui. Nel pomeriggio si inaugura una mostra a Palazzo Ducale, a sostegno della Palestina, organizzata da CGIL e Gaza Fuori Fuoco. Durerà fino al 1 marzo e tocca quattro aspetti della vita in Palestina: due abbracciano il periodo prima del 1950: uno sguardo storico sostenuto da documenti d’epoca, e la bellezza incommensurabile del ricamo. Due invece riguardano la lacerante attualità attraverso i disegni dei bambini e la fotografia, a dir poco artistica. Un popolo profondo e ricco di sapienza e cultura che solo la barbarie coloniale più ottusa può desiderare di zittire e sopprimere. Un popolo resiliente da cui c’è tanto da imparare.










