La legge di bilancio per il 2026 che, come evidenziato da Alleanza Clima Lavoro, privilegia il riarmo a scapito di welfare e transizione (https://sbilanciamoci.info/manovre-pericolose/), è stata definitivamente approvata e, come era del tutto prevedibile, l’emergenza casa non ha trovato in essa la necessaria attenzione. Anzi, nella manovra le risorse per il Piano casa sono calate da 300 a 200 milioni nel biennio 2026-2027. “A fronte dei 300 milioni previsti si passa a 100 milioni per il 2026 e il 2027, ha sottolineato il SUNIA. E come se non bastasse, mancano soldi per rifinanziare adeguatamente il Fondo sostegno affitti, da 3 anni senza risorse e per il rilancio dell’edilizia pubblica e sociale, con soprattutto il recupero dei suoi circa 100.000 alloggi ora non utilizzabili. La verità è che questo Governo conferma, anche in questa manovra, di non volersi occupare del problema casa e dimostrare ancora una volta che non gli interessa chi cerca una casa che non trova ad affitti sostenibili, chi da anni aspetta una casa popolare, chi vive il dramma degli sfratti senza alcuna soluzione alternativa. Questo Governo, vantandosi di tenere i conti in ordine, trascura di assicurare un TETTO SULLA TESTA a tutti i suoi cittadini”. Quanto alla tassazione degli affitti brevi, l’aliquota resta al 21% per la prima casa in affitto, sale al 26% per la seconda e diventa reddito d’impresa dalla terza in poi. Affitti brevi che comportano conseguenze sociali profonde: spostamenti di intere fasce sociali che devono ripiegare in alloggi in periferia, centri storici che si svuotano, diventando vetrine e spazi per turisti, comunità che si sfilacciano. Con la massiccia diffusione degli affitti brevi si altera profondamente la composizione demografica e culturale delle città. Affitti brevi e alloggi per soggiorni brevi che aumentano sempre più.

Infatti, sono sempre meno gli alberghi tradizionali e sempre di più gli alloggi per soggiorni brevi, mentre la ristorazione, tra luci e ombre, continua a reggere l’urto dei cambiamenti. È questo il quadro che emerge da una recente analisi di Unioncamere-InfoCamere delle attività dei servizi di alloggio e ristorazione negli ultimi cinque anni. I dati al 30 settembre 2025 mostrano una trasformazione profonda dell’offerta turistica italiana: gli alberghi classici arretrano, mentre crescono con forza le strutture extra-alberghiere legate ai soggiorni brevi, soprattutto nelle grandi città e nelle destinazioni più attrattive, dove si intensificano anche le tensioni legate all’overtourism. In questo scenario, la ristorazione conferma un ruolo di tenuta e di presidio economico dei territori, intercettando la domanda di convivialità tipica delle festività. In cinque anni le imprese di servizi di alloggio di alberghi e simili diminuiscono del 5,2% a livello nazionale (–1.604 unità), attestandosi a 29.199 imprese. Il ridimensionamento riguarda la gran parte delle regioni, con cali più marcati nel Lazio (–13,3%), nelle Marche (–12,9%) e in Molise (–10,1%). Le aree a più forte vocazione turistica invernale, come Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, mostrano invece una maggiore tenuta, confermando il ruolo del turismo montano e natalizio. A livello provinciale spicca il peso di Bolzano, Rimini, Roma e Napoli che, nonostante le contrazioni, restano tra i principali poli dell’offerta alberghiera tradizionale.

È invece in forte espansione – come si diceva – il comparto degli alloggi per vacanze e soggiorni di breve durata, che in cinque anni cresce del 42,1%, con oltre 13 mila imprese in più e un totale nazionale di 44.801 unità. L’aumento è più intenso nelle grandi città d’arte e nelle destinazioni turistiche più attrattive nel periodo natalizio: Roma (+33,8%), Napoli (+98,1%), Milano (+75,9%), Firenze (+21,3%), ma anche in numerose province del Mezzogiorno e delle isole. Il fenomeno segna una profonda riconfigurazione dell’offerta ricettiva, legata anche alla diffusione delle piattaforme digitali, con un cambiamento strutturale nelle preferenze dei viaggiatori, sempre più orientati verso soluzioni flessibili, soprattutto per soggiorni brevi legati a festività ed eventi. Le attività di ristoranti con servizio al tavolo, protagoniste delle tavole natalizie, mostrano invece una dinamica più stabile: a livello nazionale crescono del 2,3% rispetto al 2021, raggiungendo 159.494 imprese. Il quadro regionale è eterogeneo: aumenti significativi in Sicilia (+10,5%), Sardegna (+8,3%) e Calabria (+6,0%), mentre alcune regioni del Centro-Nord registrano lievi flessioni. Le grandi province metropolitane restano in testa alla graduatoria: Roma (13.927 imprese), Milano (8.954), Napoli (7.574) e Torino (6.127). Accanto a queste, emergono segnali di vitalità in numerose province del Sud e delle isole, come Palermo, Cagliari, Trapani e Siracusa, che registrano incrementi significativi. Il settore conferma così il proprio ruolo di presidio economico e sociale, capace di intercettare la domanda legata ai momenti di convivialità tipici del Natale. Nel complesso, il confronto tra gli ultimi cinque anni evidenzia una divergenza sempre più marcata tra il comparto alberghiero tradizionale, in progressiva riduzione, e quello degli alloggi brevi, in forte espansione. Una trasformazione che si riflette in modo evidente proprio durante il periodo natalizio, quando la domanda turistica si concentra e mette sotto pressione le aree a maggiore attrattività. La ristorazione, pur con dinamiche territoriali differenziate, mostra una maggiore capacità di tenuta, confermandosi uno degli elementi strutturali dell’economia locale e dell’offerta turistica del Paese.

Qui per approfondire i dati di Unioncamere: https://www.unioncamere.gov.it/comunicazione/comunicati-stampa/turismo-cresciute-del-42-5-anni-le-imprese-di-affitti-brevi