In occasione del cambio di anno, quando il mondo invita a trasformarsi in una “versione migliore” di sé stessi attraverso i buoni propositi, lo scrittore tedesco Martin Brunner offre un contrappunto radicale con il suo libro “Du musst gar nichts – Für alle, die nicht mehr mitmachen wollen” (Non devi fare nulla – Per tutti coloro che non vogliono più partecipare).

Recensione di Michael Wögerer

Con l’arrivo del nuovo anno, la macchina dell’auto-miglioramento raggiunge il suo apice annuale. Le palestre attirano con abbonamenti annuali, le guide promettono il “nuovo io” e sui social media i post si superano a vicenda con propositi ambiziosi. Proprio in questo momento, il libro di Martin Brunner “Du musst gar nichts” (Non devi fare nulla, edito da Parkstraße) appare come un necessario contrappunto, il rifiuto radicale di una cultura che ha dichiarato la vita un cantiere permanente.

L’antidoto all’auto-ottimizzazione

L’opera di Brunner si propone come una sorta di “antidoto” a una cultura in cui rimanere fermi è considerato un difetto e la riflessione continua una virtù. L’autore critica aspramente il fatto che l’uomo moderno si trovi in un permanente “modello psicologico di auto-ottimizzazione” in cui non si può mai essere “arrivati”. Il libro rompe con l’idea che siamo una sorta di “bozza” di noi stessi, che deve essere costantemente migliorata attraverso aggiornamenti software sotto forma di coaching, meditazione o sfide.

Il libro di Brunner non è un manuale. Non promette una versione migliore di noi stessi, né cinque passi verso la felicità, né la routine mattutina delle persone di successo. Fa invece qualcosa di insolito: ci lascia in pace. In 54 brevi capitoli, l’autore descrive i meccanismi di una società che ha trasformato tutto, persino la tranquillità e il ritiro, in un obbligo di rendimento.

La tesi centrale è tanto semplice quanto rivoluzionaria: non devi fare nulla. Non devi essere produttivo, consapevole, grato, autentico. Non devi uscire dalla tua zona di comfort, non devi trovare un perché, non devi diventare una versione migliore di te stesso.

Quando il capitalismo diventa una filosofia di vita

Ciò che distingue il libro di Brunner dalla consueta letteratura di auto-aiuto è il suo acuto sguardo analitico sulle strutture economiche e politiche che stanno dietro all’ideologia dell’ottimizzazione. Brunner smaschera l’idea che il lavoro debba essere “significativo” come una manovra diversiva neoliberista:

“Ciò che l’idea nasconde è che non è stata inventata dai filosofi, ma da un’economia che vuole che tu lavori di più per meno soldi. Chi lavora per la propria vocazione non chiede gli straordinari” (p. 43).

Lo “scopo” – il senso che dovremmo trovare nel nostro lavoro – non è un dono, ma uno strumento. Trasforma i lavoratori in auto-sfruttatori che svolgono volontariamente lavoro straordinario non retribuito perché dovrebbero sentirsi “appagati”.

Privatizzazione della responsabilità

Un punto centrale critico per il sistema è l’individualizzazione dei problemi strutturali. Invece di cambiare le condizioni di lavoro precarie, si trasmette all’individuo l’idea che debba solo diventare più resistente, attento o resiliente.

“Il sistema rimane lo stesso, solo la strategia di gestione viene privatizzata. Non sono le condizioni di lavoro a cambiare, ma tu devi imparare a sopportarle con attenzione.” (p. 29)

Brunner dimostra che se il burnout è considerato un fallimento personale e non un sintomo di condizioni di lavoro disumane, se la protezione del clima diventa una questione di “impronta di carbonio” invece che di responsabilità aziendale e politica, allora non si tratta di una soluzione, ma di un diversivo dalla critica.

L’industria del coaching e del benessere come beneficiaria

L’autore prende di mira il settore in forte espansione del benessere e del coaching, che ha trasformato l’insicurezza e il sovraccarico delle persone in un business miliardario:

  • L’industria della consapevolezza vende la meditazione come strumento di produttività, non come liberazione.
  • L’industria della felicità trasforma la soddisfazione in un dovere e il dolore in una patologia.
  • L’industria della longevità promette l’immortalità ai ricchi, mentre il sistema sanitario per la maggioranza va in rovina
  • Il marketing dell’inner child (bambino interiore) trasforma il passato in un eterno cantiere terapeutico, distogliendo l’attenzione dai problemi reali del presente

«La positività tossica si maschera da cura, ma in realtà è una garanzia di produttività» (p. 65).

La logica dello sfruttamento della vita

Brunner critica il modo in cui i principi neoliberisti hanno invaso la vita privata. Ogni esperienza deve produrre un «ritorno sull’investimento» sotto forma di competenza, contenuto, conoscenza di sé. La vita diventa un progetto permanente che deve essere ottimizzato, monitorato e monetizzato.

Le vacanze non sono più riposo, ma «ispirazione». Gli hobby non sono divertimento, ma «competenze». Anche la terapia diventa uno «strumento di sviluppo personale». La logica del mercato ha colonizzato completamente il soggetto.

I privilegi di classe come virtù individuali

Un punto particolarmente critico: molte delle strategie di auto-ottimizzazione propagandate – alimentazione biologica, pause, ritiri yoga, vacanze di “disintossicazione digitale” – sono privilegi di classe venduti come soluzioni universalmente disponibili. Chi non può permettersi la salute viene punito due volte: prima dalle circostanze, poi dalla moralizzazione del proprio fallimento.

A cavallo tra un anno e l’altro: la libertà di non fare nulla

Proprio a Capodanno, quando la pressione per migliorare se stessi raggiunge il suo apice, il libro di Brunner è una liberazione. Ci ricorda che la stagnazione non è un fallimento, che l’improduttività è un diritto, che non dobbiamo lavorare costantemente su noi stessi. Il libro non formula nuove richieste nei nostri confronti. Chiede invece qualcos’altro: che smettiamo di porci continuamente delle richieste. È un libro che non ci chiede nulla e proprio per questo ci dà tanto.

“Non devi fare nulla” è un appello a rifiutare di considerare la propria vita come un progetto o una prova da sostenere davanti a un tribunale invisibile. È un invito a non considerare la “zona di comfort” come un rifugio moralmente discutibile, ma come un luogo necessario di pace. Il libro si conclude con un’importante distinzione: la libertà non consiste nel non fare più nulla, ma nel scegliere liberamente le cose invece di farle per senso del dovere nei confronti del rumore sistemico.

Brunner ci ricorda che non siamo batterie che devono solo essere ricaricate per funzionare di nuovo in modo più efficiente. Non siamo macchine che devono essere costantemente ottimizzate e sottoposte a manutenzione, ma esseri viventi che hanno il diritto di esistere semplicemente, senza alcuna utilità per un sistema economico.


Martin Brunner – Du musst gar nichts – Für alle, die nicht mehr mitmachen wollen. (Non devi fare nulla – Per tutti coloro che non vogliono più partecipare). Il libro per ora non è stato tradotto in italiano.

122 pagine, bianco e nero, 10,00 EURO. ISBN del libro: 9783941556409. ISBN dell’e-book: 9783941556416. Editore Parkstraße. Pubblicato nella collana Edition Stadtfuchs

Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid con l’ausilio di traduttore automatico.

L’articolo originale può essere letto qui