Per una persona minorenne avere a che fare con il sistema giudiziario significa entrare in un mondo nuovo e spesso intimidatorio, con logiche, ritmi e linguaggi specifici, che sono molto lontani dalla propria realtà.

Un mondo ove la maggior parte delle ragazze e dei ragazzi si sente alienata e persa, percependo che il sistema giudiziario non è basato sui loro bisogni e diritti e sulla completa riabilitazione, ma è piegato a una mera punizione.

La maggior parte dei sistemi nazionali di giustizia minorile, anche se conformi alla legislazione europea e nazionale, ancora oggi non tengono in giusta considerazione le prospettive e le istanze delle persone minorenni.

Il Rapporto “La giustizia a misura di minorenne: le voce dei ragazzi e delle ragazze in Italia”, pubblicato di recente da Defence for Children International – Italia è il risultato di una ricerca condotta da giovani e minorenni nell’ambito del progetto Just Closer, co-finanziato dall’Unione Europea.

JUST CLOSER mira a rafforzare il rispetto dei diritti processuali delle persone minorenni in conflitto con il sistema giudiziario, valorizzando le loro voci e le loro raccomandazioni e promuovendo la loro partecipazione attiva, creando al contempo un hub minorile di modelli positivi e rafforzando le competenze dei professionisti che lavorano con e per i minorenni.

Il gruppo di giovani leader in ogni paese partner, dopo aver svolto attività di team-building e di formazione, e con il supporto di un educatore senior e di un facilitatore esperto, ha condotto una serie di consultazioni con ragazzi e ragazze coinvolti in procedimenti penali per raccogliere le loro prospettive sull’attuazione delle direttive UE a partire dai principi della giustizia a misura dei minorenni.

Questo è stato fatto attraverso una serie di metodi di ricerca partecipativa e guidata dai minorenni, come interviste e focus group.

Cosa è emerso dalle consultazioni delle ragazze e dei ragazzi ?

E’ emerso che una “buona” esperienza all’interno del sistema giudiziario sembra essere una questione di “fortuna”, piuttosto che il frutto di un’applicazione coerente delle garanzie procedurali richieste dal diritto europeo e nazionale.

“In generale, si legge nel Rapporto, tutti i ragazzi che hanno riportato esperienze negative hanno dato l’impressione di non sentirsi ascoltati. I loro sentimenti, opinioni, aspirazioni e paure non sono sempre al centro del processo.”
La considerazione dell’interesse superiore del minore sembra in buona sostanza dipendere dalla preparazione e dalla disponibilità di ciascun professionista o operatore coinvolto nel caso di specie.
In questa prospettiva, il lavoro di tutti i professionisti della giustizia minorile può beneficiare di una formazione giuridica integrata con competenze psicologiche (oltre che relazionali e sociali), basate sulla considerazione primaria dell’interesse superiore del minorenne.
Particolarmente significative, in questo senso, sono i racconti sul primo contatto con gli agenti di polizia. “Diversi giovani intervistati hanno parlato di esperienze molto negative e traumatiche, viene evidenziato nel Rapporto.
Il fatto che alcuni di loro abbiano dichiarato di aver subito percosse giustifica, di per sé, un esame approfondito della pratica attuale e un’analisi degli attuali sistemi di monitoraggio e controllo, nonché della qualità della formazione specifica fornita agli agenti di polizia che vengono a diretto contatto con i giovani.”

Tuttavia, ci sono alcuni aspetti della giustizia penale che sono percepiti come validi e strategici: ad esempio, spesso i ragazzi parlano positivamente degli operatori socio-pedagogici incontrati (assistente sociale, educatore), evidenziando come essi facciano del loro meglio per supportarli nonostante gli ostacoli e la burocrazia posti dal sistema.

Inoltre, molti giovani hanno tratto benefici dall’esperienza della MAP (Messa Alla Prova: https://www.ragazzidentro.it/messa-alla-prova/).
Secondo le ragazze e i ragazzi interpellati, questi strumenti dovrebbero essere ulteriormente valorizzati e rafforzati. “L’esperienza della MAP, si sottolinea, risulta particolarmente fruttuosa quando i giovani hanno l’opportunità di partecipare alla fase di pianificazione e progettazione delle attività.
In situazioni di questo tipo, emerge la potenzialità della MAP di restituire sicurezza, di aiutare i giovani a destigmatizzarsi, a distaccarsi da un’immagine negativa di sé (“sono un criminale”), con ricadute positive sul piano del reinserimento nella società. Anche in questo caso, il successo del progetto educativo sembra dipendere in gran parte dalla preparazione e dalla sensibilità dei professionisti coinvolti.”

Qui il Rapporto: https://www.defenceforchildren.it/easyUp/file/just_closer_-_rapporto_italiano.pdf.