Il Collettivo di Fabbrica ex GKN e Fridays For Future Italia annunciano nuove date di mobilitazione. A marzo, ci saranno dibattiti presso la Sapienza di Roma (il 22 alle 17:30) e all’Ex Cartiera a Bologna (il 23 alle 14:00). Il 19 aprile si terrà lo Sciopero Globale per il Clima in tutta Italia, tappa di una convergenza delle realtà operaie, ecologiste, sociali e intersezionali. I temi in campo sono i lavori climatici e la rivendicazione di un nuovo tipo di intervento pubblico urgente e necessario davvero a servizio delle persone.

Mentre si registrano nuovi record in termini di surriscaldamento, siccità, consumo del suolo, emissioni di Co2, la transizione ecologica dentro e attraverso questo sistema assomiglia sempre di più a una parola vuota. La conversione ecologica è lontana, il mondo corre verso nuovi massacri in uno scenario internazionale dominato dal processo più inquinante: la crescente escalation bellica. I nostri occhi sono tutti su Gaza e in Cisgiordania, dove si sta consumando un genocidio in diretta mondiale. Un genocidio che rischia di essere il completamento dell’annullamento decennale della Palestina e contemporaneamente un pezzo della guerra mondiale a pezzi.

L’inquinamento è il respiro stesso di questo sistema. Quando questa economia si ferma, si torna a respirare. È stato evidente per assurdo durante la pandemia: il miglioramento dei parametri ambientali durante il lockdown è stato stupefacente. Nello stesso periodo però, si sono registrati anche milioni di disoccupati e un incredibile aumento della forbice tra ricchissimi e poveri, come del resto accade di continuo in questo sistema perennemente in crisi.

Questo è il paradosso a cui è ridotta la vita su questo pianeta: attaccata al prodotto interno lordo, una macchina inquinante, per provare a portare a casa un reddito da sopravvivenza, in costante bilico tra il ricatto economico dell’oggi e la prospettiva di estinguersi in un futuro nemmeno troppo remoto.

Questo nodo va tagliato alla radice. Il ricatto tra lavoro, salute, reddito, ambiente, cultura che ci viene posto come un presunto bisogno di scegliere il male minore è da superare.

Il cambiamento climatico e l’inquinamento non sono solo un problema ambientale, un fatto tecnico o tecnologico. Sono processi sociali che scaturiscono dall’enorme concentrazione di ricchezza finanziaria, dalle multinazionali, dall’economia fossile, di guerra. A tali processi va contrapposta una forza collettiva: quella della convergenza tra giustizia climatica e sociale e dei soggetti che compongono tale convergenza.

Come dice Antonio Iodice di Fridays for Future Italia: “A questa economia inquinante del grande privato, va contrapposta quella dell’intervento pubblico che dia indipendenza e autonomia alle comunità per realizzare la transizione ecologica.”

Senza intervento pubblico non c’è transizione ecologica, non c’è abbattimento delle diseguaglianze sociali, non c’è cura pubblica, istruzione e ricerca pubblica, non c’è pieno godimento dei diritti civili e sociali, non c’è fuoriuscita dall’industria inquinante (sia essa tessile, di allevamento, turistica, metalmeccanica ecc) e dall’industria bellica.

Dice Dario Salvetti del Collettivo di Fabbrica Gkn: “Siamo per l’intervento pubblico qui e ora, ma non per come è stato fatto fino a oggi. Attualmente lo Stato è già pienamente inserito nell’economia, ma agisce per socializzare le perdite delle grandi aziende, per erogare incentivi a fondo perduto, per difendere l’economia fossile, per gli interessi sul debito in mano ai grandi gruppi bancari, le spese militari, le grandi opere inutili ecc. Quello che rivendichiamo è un intervento pubblico per una transizione ecologica reale e giusta, che né questo Stato né questo governo sanno o vogliono attuare.

L’alternativa di un intervento pubblico utile sta nell’urgenza di giustizia climatica e sociale. Ribadisce Martina Comparelli di Fridays for Future Italia“E’ dalle convergenze delle lotte dal basso che ci accomunano che può nascere la spinta per realizzare un intervento pubblico che sia indirizzato al bene comune, sotto controllo sociale e al servizio della comunità.”

Una prospettiva alternativa che chiama alla convergenza ancora una volta tutte le realtà che lottano per la giustizia sociale e ambientale: movimento climatico e operaio, mutualismo conflittuale, campagne per i lavori climatici, per la fine dell’economia del fossile e per l’agro-ecologia, contro patriarcato, escalation bellica e massacro in Palestina.

L’esempio più avanzato di questa campagna è ancora una volta la lotta di resistenza operaia del Collettivo di Fabbrica ex Gkn, con il suo obiettivo di “fabbrica socialmente integrata” e la sua campagna di reindustrializzazione dal basso e azionariato popolare.

Conclude Comparelli: “Indichiamo nelle seguenti tappe e date la possibilità concreta e la necessità urgente di aprire una nuova stagione di lotta per l’intervento pubblico qui e ora. E facciamo appello a ogni movimento sociale, sindacale, transfemminista, radicale a unirsi, articolare, convergere su questa prospettiva. Attraverso queste date verificheremo la possibilità di convergere in un’unica grande manifestazione unitaria a maggio. Tenetevi libere/i, teniamoci pronte/i”

CALENDARIO DI MOBILITAZIONE

22 MARZO – DIBATTITO SAPIENZA ORE 17:30

23 MARZO – DIBATTITO EX CARTIERA ORE 14

19 APRILE- SCIOPERO GLOBALE PER IL CLIMA IN TUTTA ITALIA