Genocidio a Gaza

Questa notte le cannoniere israeliane hanno aperto il fuoco dal mare verso la parte occidentale di Rafah, che ospita la maggior parte degli sfollati. Una strage tra le tende improvvisate di plastica.
La Mezzaluna rossa palestinese parla di almeno 50 uccisi, in maggioranza donne e bambini.

Il centro più sottoposto alle bombe israeliane è ancora Khan Younis. Obiettivo primario sono gli ospedali. Il complesso ospedaliero di Nasser è stato dichiarato dall’OMS “fuori uso”.
L’esercito ha impedito ad una delegazione sanitaria internazionale di visitare l’ospedale trasformato in caserma. Dopo l’occupazione del complesso di Nasser, adesso i soldati sono all’interno dell’ospedale di Amal. L’operazione è stata preparata con un bombardamento intenso sulle zone limitrofe e cannonate che hanno colpito il terzo piano, esplodendo in mezzo alle corsie dei malati.
La Mezzaluna rossa ha denunciato che oltre 150 operatori sanitari, tra medici e infermieri dei due ospedali, sono stati sequestrati dalle truppe di occupazione e da diversi giorni non si sa nulla della loro sorte.

Anche la zona centrale della Striscia è stata sottoposta al fuoco israeliano. Nuseirat e Deir Balah hanno vissuto una giornata di inferno. I cadaveri arrivati all’ospedale Al-Aqsa hanno occupato tutti i posti nell’obitorio e molti corpi sono stati lasciati per terra in attesa della sepoltura.

Un rapporto dell’UNRWA sostiene che “mezzo milione di palestinesi, ancora presenti nel nord della Striscia, sono in fase di estrema mancanza di alimenti e rischiano letteralmente la morte per fame”.
I bombardamenti israeliano impediscono i rifornimenti degli aiuti internazionali, in un’azione predeterminata dai generali israeliani con il chiaro intento di uccidere per fame tutti gli esseri viventi presenti nella zona settentrionale della Striscia, per non aver accettato la deportazione.

Cisgiordania e Gerusalemme est

Nel cuore della notte un rastrellamento israeliano a Dura, un villaggio a sud di El-Khalil. Porte delle case fatte saltare con le cariche di dinamite e arresti di attivisti.
Ieri, l’esercito di occupazione ha compiuto operazioni simili nei dintorni di Jenin, invadendo i villaggi di Arraba, Rummaneh e Jalaboun.
La zona è praticamente completamente militarizzata con posti di blocco che chiudono ermeticamente i villaggi impedendo alla popolazione di uscire o entrare, con l’obiettivo di costringere i contadini all’abbandono delle fattorie agricole, per diventare facile preda dei coloni, ladri di terre palestinesi.

A nord di Ramallah, un gruppo di coloni ha attaccato un villaggio, incendiando case e auto, sotto gli occhi dei soldati.
Al grido “morte agli arabi”, gli estremisti hanno invitato con i megafoni la popolazione “ad evacuare oltre il fiume Giordano, se tenessero alla loro vita, al futuro dei figli e all’onore delle figlie”. Un messaggio di odio di inaudita violenza, che minaccia di stupro le donne palestinesi.

Un altro fronte delle provocazioni israeliane contro i palestinesi è quello del controllo dell’afflusso dei fedeli musulmani alla moschea di Al-Aqsa durante il mese di Ramadan. Il ministro estremista del movimento “sionisti religiosi” ha ordinato di impedire ai palestinesi della Cisgiordania di accedere alle moschee di Gerusalemme e di limitarlo per quelli di Israele soltanto a coloro che abbiano superato i 60 anni di età.

Trattativa

Una fase di stallo nelle trattative tra Hamas e Netanyahu. Ismail Hanieh a nome di Hamas ha dichiarato che le trattative per lo scambio dei prigionieri saranno sospese se gli aiuti umanitari internazionali non entreranno a Gaza. “Non è possibile parlare di scambi, mentre la nostra gente muore di fame”.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto ieri sera che i colloqui per raggiungere un cessate il fuoco e un accordo sullo scambio di prigionieri hanno toccato un punto morto e che Israele porterà avanti i piani per un’offensiva di terra su Rafah.

Queste dichiarazioni baldanzose di Netanyahu sono state pronunciate mentre lo stesso premier aveva appena concordato il viaggio, questa settimana, di una delegazione dei servizi di sicurezza israeliani a Doha, per “trattare da più vicino con Hamas”, come ha dichiarato un funzionario qatariota vicino al gruppo di mediazione.

Israele

Attentato a sud di Gerusalemme. Un giovane palestinese ha investito con la sua auto un gruppo di persone in una stazione degli autobus. Sono stati uccisi due persone, un soldato e una donna, e feriti altri quattro.
L’attentatore è stato ucciso dall’intervento delle forze di occupazione.

Contrariamente al passato, l’emigrazione verso Israele è calata nel 2023 del 40% rispetto all’anno precedente. Secondo i dati forniti ieri dal ministro competente sono arrivati in Israele lo scorso anno 45 mila nuovi migranti contro i 76 mila del 2022.

A Tel Aviv e Gerusalemme migliaia di manifestanti hanno rivendicato che il governo apra alle trattative per il rilascio degli ostaggi e indire nuove elezioni.
Le proteste assumono sempre di più il carattere politico, di totale sfiducia nell’operato di Netanyahu accusato di agire soltanto per salvaguardare la propria poltrona.

BDS

La campagna degli organismi BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) a livello mondiale ha dato dei frutti importanti.
Il caso più eclatante è quello subito dai locali Starbuck, che hanno visto una forte azione di boicottaggio in tutti i paesi arabi e musulmani, in contemporanea con un’azione sindacale interna negli Stati Uniti.
Le due azioni, intimamente collegate, avrebbero causato perdite, nel bilancio 2023, di 240 milioni di dollari.
Lo rileva un sindacato dei lavoratori statunitensi che lo ha ottenuto, secondo le norme statutarie, dalla Borsa di Washington, prima dell’assemblea degli azionisti prevista per la metà del mese di marzo.
L’AD della società ha ammesso un’inflessione nelle vendite a causa del boicottaggio e delle concomitanti e solidali azioni sindacali.

Un’altra vittoria del boicottaggio contro Israele è stata ottenuta in Italia.
Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, città che ospita la sede legale della società multiservizi Iren, ha dichiarato di “aver appreso dalla società che l’accordo con l’israeliana Mekorot è scaduto a fine gennaio e non sarà rinnovato”.
La società israeliana era, da anni, al centro di una campagna di boicottaggio internazionale a causa di quello che da più parti viene definito “l’apartheid dell’acqua” in Palestina.

Per questo Iren è stata contestata da attivisti e sindacati, soprattutto a seguito del genocidio in corso a Gaza per mano del governo e dell’esercito israeliani.
Nelle ultime settimane i presidi di protesta davanti agli sportelli della società partecipata dal comune emiliano, iniziati lo scorso anno, si erano moltiplicati.
Ai manifestanti si erano spesso uniti gli stessi dipendenti Iren, che a loro volta avevano espresso disagio e dissenso rispetto alla scelta dei propri vertici aziendali.

Migranti-Libia-Italia

È in corso in Italia un’inchiesta contro due dei principali “ufficiali” libici accusati per traffico internazionale di esseri umani, torture e altri crimini.
Si tratta di Abdurahman al-Milad, nome di battaglia “Bija”, e di suo cugino Osama al-Khuni, direttore del centro di detenzione ufficiale di Zawiyah e coinvolto nella gestione di altri campi di prigionia per migranti.

L’indagine, condotta con riservatezza dalla procura di Agrigento grazie alle acquisizioni della Squadra mobile, ha raccolto centinaia di testimonianze e riscontri che conducono direttamente ai due esponenti del clan al-Nasr, la milizia che attraverso la famiglia Kachlaf controlla oltre al traffico di persone anche il contrabbando illegale di idrocarburi (verso Tunisia, Malta e Italia), armi e droga.

Le notizie investigative seguono la sentenza con cui la Corte di Cassazione ha dichiarato la Libia come «porto non sicuro» e ribadito che salvare migranti e cooperare con la cosiddetta guardia costiera libica è un crimine.

Su Bija e al-Khuni pendono gli alert dell’Interpol e le sanzioni del Consiglio di sicurezza Onu, recentemente inasprite dopo la lettura dell’ultimo report degli ispettori delle Nazioni Unite.
«Il Gruppo di esperti – si legge nel dossier di 238 pagine consegnato nell’ottobre 2023 – ha stabilito che il comandante della “Petroleum Facilities Guard di Zawiyah”, Mohamed Al Amin Al-Arabi Kashlaf, e il comandante della Guardia costiera libica di Zawiyah, Abd al-Rahman al-Milad (Bija), insieme a Osama Al-Khuni Ibrahim, continuano a gestire una vasta rete di traffico e contrabbando a Zawiyah».