Sabato 24 febbraio, a Tempio Pausania, si è svolta una pubblica assemblea sul tema della speculazione energetica e della salvaguardia del territorio, promossa dal Coordinamento “Gallura contro la speculazione energetica” e che ha richiamato centinaia di persone, da tutti i territori della Sardegna. Su questo evento e sul suo significato, abbiamo intervistato Maria Erminia Satta, storica esponente dell’associazione Nord-Sud di Tempio ed animatrice della locale Bottega del Mondo.

 

Erminia, da quanti anni sei impegnata nel sociale e quando sono nate le associazioni Nord Sud e la Bottega?

 

Ho iniziato nella seconda metà degli anni Ottanta, sull’esempio di alcune donne, come Nina Lai, che era andata a fare volontariato in Camerun. Così abbiamo preso completa coscienza ed iniziato una riflessione sulla ricerca di una giustizia economica e culturale nel mondo.

Ci siamo ispirate a padre Balducci ed all’esempio della nonviolenza, abbiamo fatti nostri i temi della colonizzazione nord-sud e dei diritti umani, anche riguardo ai comportamenti repressivi sul dissenso da parte degli Stati. Nel 2001 si è costituita l’associazione Nord-Sud e nel 2002 la Bottega, per realizzare un’economia di giustizia e insieme avviare un lavoro di sensibilizzazione nelle scuole, sui temi dell’intercultura e della pace. Abbiamo collaborato sempre con il Centro di padre Balducci, il Centro Sereno Regis, il Centro Ghandi di Pisa e con il Movimento Nonviolento.

 

Sabato 24 febbraio, a Tempio Pausania, si è svolta una pubblica assemblea sul tema della speculazione energetica e della salvaguardia del territorio. Voi avete partecipato. Ci racconti le tue impressioni?

Il coordinamento gallurese cui abbiamo aderito è nato per dire no alla speculazione eolica e fotovoltaica. C’erano centinaia e centinaia di persone. Tutti hanno sottolineato l’importanza della democrazia partecipata di comunità, che vogliono difendere e per questo si stanno coordinando. Mentre tutto questo avviene nel silenzio dei media, delle istituzioni regionali. Si stanno violando i 6 giga watt e ci sono società più o meno fantasma che propongono pale eoliche alte 240 metri a terra e 320 metri sul mare!  Si parla di tremila pale eoliche. Consumo di migliaia di ettari di suolo.

Il comune di Tempio Pausania il 14 gennaio ha aperto il consiglio comunale alla cittadinanza e ha disposto una commissione di indagine, con la partecipazione dei coordinamenti e dei comitati di altre zone. L’obiettivo è che si sospenda la messa in posa di ogni impianto. In attesa di attivare una difesa del territorio, in base alle leggi. Nella Costituzione Art. 9 e 42 ci sono le basi giuridiche per contrastare questa nuova colonizzazione. Ci sono anche altre leggi che possono proteggerci, come quelle sulla protezione dei siti archeologici, di cui ha parlato l’archeologo Domingo Dettori.

 

Qualcuno potrebbe accusarvi di essere retrogradi, contro la transizione verso le energie rinnovabili?

Noi vogliamo le rinnovabili. Ma vogliamo che siano realizzate con la partecipazione dei territori, delle persone, in modo razionale e rispettoso dei nostri bisogni. In Sardegna abbiamo già pagato e paghiamo con la presenza delle basi militari, con l’inquinamento a Sarroch, Portoscuso e Porto Torres. Il medico dell’ISDE ha detto che già viviamo come popolazioni a rischio. Non possiamo sopportare altre imposizioni.

Ci sarà a Tempio un nuovo consiglio comunale partecipato. Noi dobbiamo diventare un popolo che controlla l’operato dei pubblici rappresentanti. Perché la Gallura è presa d’assalto da questi nuovi colonizzatori.

Ma ho percepito aria di grande rivolta anche nel nuorese, dove vorrebbero piantare pale eoliche sullo storico monte Ortobene e, in Barbagia addirittura violare il Monte Corrasi, patrimonio naturalistico d’eccezione. Ne conseguono gravi rischi anche per l’economia agro-pastorale e turistica. La stessa vista del territorio, le relazioni di un mondo gallurese che ha abitazioni sparse hanno lasciato un tessuto di storia memorie di attività, di una cultura agropastorale anche valorizzata oggi da sardi sensibili e anche da coppie di continentali venute qui per scoprire oasi di lavoro e di vita, di bellezza e silenzio, che rischiamo di perdere.

 

Cosa possono fare le cittadine e i cittadini per far sentire la propria voce sulla gestione dell’ambiente in cui vivono?

Ho visto gente di tutte le età, dai ragazzini agli anziani, pronti a coordinarsi e lottare in modo profondo, con convinzione.

Gli altri strumenti che abbiamo sono quelli dell’informazione, del passaparola, dobbiamo essere migliaia, per dimostrare la nostra volontà e controllare l’operato dei politici: avviare azioni di cittadinanza attiva. Ci dobbiamo mettere in gioco, non essere mai indifferenti, partecipare.