Com’era facile aspettarsi, l’unica risposta che questo governo poteva dare dopo i fatti di violenza contro le donne di Palermo e Caivano non poteva che essere repressiva. Senza ascoltare, come scrive la rivista Animazione Sociale, “chi ogni giorno ha la mente, il cu ore, i piedi e le braccia nelle strade e nelle periferie d’Italia” e che in maniera pressoché unanime sottolinea come “punire quieta l’emotività, ma lascia irrisolti i problemi”: https://www.animazionesociale.it/it-schede-3419-decreto_caivano. E senza sforzarsi più di tanto di capire cosa pensano gli adolescenti di quanto è accaduto. Per questo, assume particolare rilievo l’indagine “I giovani e la violenza tra pari” che Ipsos ha condotto per  ActionAid, cercando di scattare una fotografia di cosa pensano gli adolescenti sulla violenza, come reagiscono, come si difendono e quale è il ruolo degli stereotipi e dei pregiudizi di genere sulla loro vita. Una fotografia che ci mostra che: 4 su 5 pensano che una donna possa sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole; 1 su 5 pensa che l’abbigliamento o un comportamento provocante delle ragazze possa scatenare una violenza sessuale; 1 su 3 crede che molte persone si identifichino come non binarie/fluide/trans per una moda del momento.

Al primo posto della ricerca Ipsos, realizzata con il supporto dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, come causa di violenza vengono indicate le caratteristiche fisiche (50%), poi l’orientamento sessuale (40%) e l’appartenenza di genere (36%). Per quanto riguarda i danni invece, il primo indicato dal 27% degli intervistati, senza distinzione di genere, è il malessere psicologico, al secondo posto isolamento e depressione (21%) e al terzo posto disagio e vergogna (18%). Emerge poi la difficoltà a denunciare. La vergogna di raccontarlo agli adulti è la prima motivazione. Seguono la paura di dirlo, l’inutilità della denuncia, nonché la paura di ulteriori minacce da parte dell’aggressore. Solo un/una giovane su tre (34%) è certo/a di conoscere persone e/o servizi all’interno della propria scuola a cui potrebbero riferire atti di violenza che accadono a sé stessi o ad altri/e. Un altro 36% non saprebbe a chi rivolgersi a cui va sommato un ulteriore 30% di insicuri/e. La fascia d’età 17-19 che appare la più colpita da atti violenti, dato che può derivare da una maggior consapevolezza di quanto viene vissuto.

Ma cosa è violenza? Per l’80% dei giovani, quattro su cinque, è violenza toccare le parti intime di qualcuno senza il loro consenso, mentre uno su cinque non riconosce questa violenza. Al secondo posto è considerata violenza picchiare qualcuno, comportamento che registra il 79% dei consensi, in assoluto quello più citato dai maschi. Al terzo posto, con il 78%, fare foto/video in situazioni intime e diffonderle ad altre persone, soprattutto per le ragazze con 84% delle citazioni. E chi è che la subisce?  Sono le ragazze, più dei ragazzi, a vivere con maggior frequenza atti di violenza tra pari, in qualsiasi forma essa si manifesti: molto più spesso dei coetanei assistono a gossip, prese in giro, insulti, scherzi, esclusione di persone dai gruppi, a situazioni in cui le parti intime di una persona vengono toccate senza il suo consenso, alla diffusione non consensuale di foto e video di situazioni intime. Inoltre, le ragazze rischiano più spesso di ricevere molestie verbali mentre camminano per strada, di essere toccate nelle parti intime, di essere vittime di scherzi o commenti a sfondo sessuale e della diffusione di foto/video che le ritraggono in situazioni intime. I ragazzi invece rischiano principalmente di essere picchiati e le persone transgender/fluide/non binarie di venire insultate. Quali le iniziative da attivare tra le mura scolastiche a sostegno della prevenzione della violenza tra pari? Prima fra tutte applicare punizioni severe a chi commette violenza (42%), al secondo posto garantire l’efficace funzionamento del supporto/sportello psicologico (37% che sale al 44% tra le ragazze che vedono in questo l’iniziativa più urgente da sostenere). Un altro 37% vorrebbe veder introdurre programmi stabili di educazione affettiva e sessuale per studenti e studentesse, condotti da personale specializzato; il 36% chiede di garantire la presenza a scuola di docenti, tutor o figure esperte riguardo al benessere di studenti e studentesse; il 35% vorrebbe vedere aumentare la sicurezza tra le mura scolastiche (soprattutto i ragazzi con il 38% delle citazioni); il 34% chiede campagne di sensibilizzazione che coinvolgano non solo i/le giovani ma anche le loro famiglie; il 32% sottolinea la necessità di una migliore e più specifica formazione di docenti e personale scolastico; il 31% ritiene sia importante fornire a studenti e studentesse strumenti e garanzie perchè possano esprimersi liberamente (es. carriere alias, bagni neutri, attività di supporto tra pari ecc.) e per chiudere, un/una giovane su cinque (20%) chiede di creare uno spazio gestito direttamente da studenti e studentesse, a conferma della necessità di una presenza adulta su queste tematiche.

Anche al di fuori delle mure scolastiche l’iniziativa più efficace citata dai/dalle giovani richiama alla severità della pena: il 40% sostiene l’importanza della condanna effettiva di chi è colpevole; al secondo posto (38%) la realizzazione di campagne di sensibilizzazione che aiutino a riconoscere i segnali che possono precedere atti di violenza; al terzo posto (36% che sale al 40% tra le ragazze) insegnare ai/alle giovani le pari opportunità e i pari diritti tra tutte e tutti, a prescindere da qualsiasi caratteristica individuale; al quarto, con il 35% delle citazioni, fornire un numero telefonico gratuito per denunciare o avere consigli e informazioni. Seguono una serie di iniziative legate a leggi più severe (34% che sale al 40% tra le ragazze), l’azione tempestiva della polizia (33%), un’applicazione appropriata delle leggi esistenti (28%) e dotarsi di maggiori regole e sanzionare chi promuove l’odio e le discriminazioni sui social network (28%). Chiudono la classifica, la realizzazione di una campagna di informazione sui media (22%), organizzare corsi o laboratori nei luoghi frequentati da giovani (18%) e sviluppare un linguaggio inclusivo che non rafforzi il genere maschile (16% che sale al 20% tra le ragazze).

Si tratta di dati che dimostrano che i giovani sono concordi su chi commette atti di violenza in Italia: i ragazzi maschi, soprattutto se in gruppo, e gli uomini adulti. Eppure, restano incertezze su quali siano i comportamenti violenti e quali no e  permane una mancanza di chiarezza su cosa e dove sia la violenza. Dati che confermano la necessità di occuparsi di violenza oltre che di bullismo e cyberbullismo, che colpiscono soprattutto gli under 14. Come sottolinea Maria Sole Piccioli, Responsabile Education di ActionAid: “La violenza tra adolescenti ha le radici nella società patriarcale che ancora oggi influenza il processo di crescita delle nuove generazioni e non permette di sovvertire dalle fondamenta la cultura dello stupro”. Occorre perciò intervenire con un’educazione all’affettività e sessualità che non si concentri solo sugli aspetti biologici, ma anche su quelli psicologici, sociali ed emotivi, come raccomandato dall’Unesco e dall’OMS.

Qui l’indagine: https://actionaid-it.imgix.net/uploads/2023/09/Indagine_Ipsos_giovani_e_violenza.pdf