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Continua l’emergenza abitativa a Palermo: “Gli abitanti dell’ex convento della Kalsa sono determinati a rimanere nelle loro case fino a che non verrà assicurata un’alternativa dignitosa e stabile che risponda definitivamente al diritto all’abitare di tutte e tutti”

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa della CUB condiviso anche da ASIA USB –Palermo e  A.Si.D.A.”12 Luglio”

In data 17 Aprile 2023, è stata pubblicata una nota ufficiale del Comune di Palermo riguardante il fantomatico trasferimento di 26 famiglie abitanti l’ex convento della Kalsa verso la struttura d’accoglienza OPCER a Boccadifalco. Nella nota viene addirittura minacciata la necessità di «replicare questo modello». Facciamo chiarezza: l’ex convento della Kalsa è ancora abitato da famiglie e singoli che non hanno accettato di lasciare la loro casa per una sistemazione precaria e di allontanarsi dalla rete sociale in cui vivono da circa 10 anni (scuola per i bambini, medici di base, famiglia di origine, relazioni sociali). Entriamo nel merito della questione in quanto noi del sindacato CUB abbiamo seguito la lotta degli inquilini e crediamo sia necessario rispondere a questa nota grottesca, pregna di falsità e infiorettature che non rappresenta la realtà dei fatti. Prima di tutto dentro l’ex convento non sono attualmente residenti 26 famiglie, ma si tratta di circa la metà (dispiace dover smentire il quadro di sovraffollamento, sfatando l’allarmismo della giunta). A fronte dell’affidamento di tre case popolari a tre famiglie, gli inquilini (tra cui singoli cittadini extracomunitari) hanno mantenuto un clima di collaborazione con la giunta ritenendo che trovare degli alloggi popolari fosse l’unica soluzione accettabile. La risposta del Comune invece negli ultimi giorni è stata la «proposta» di Boccadifalco, con un metodo nei fatti ricattatorio che ha sfruttato in modo vomitevole le difficoltà e la fragilità degli inquilini. I nuclei familiari che hanno accettato di entrare dentro la comunità gestita dalla sopracitata cooperativa non sono più di due, per un totale di tre persone. C’è anche un altro dato di cui noi teniamo conto e dovrebbero farlo anche i signori della giunta: dalle perizie eseguite nello stabile da parte dei vigili del fuoco e dei tecnici dello stesso Comune, si evince la non pericolosità della più parte della struttura, la quale potrebbe pertanto essere usata fin quando non vengono assegnate case vere, dignitose e definitive (non il parcheggio precario che dispone la giunta, sui quali tempi nessuna garanzia è data e, visto un primo sgombero attuato per interessi economici e non «di sicurezza», c’è molto poco da fidarsi per il futuro). Chi, dal governo, parla di «sgombero pacifico» mente sapendo di mentire, perché ad oggi, dentro l’ex convento, rimangono presenti degli inquilini che non accettano assolutamente il «trasferimento». Insieme alle famiglie abbiamo sin dall’inizio rivendicato il blocco dello sgombero e la necessità di trovare soluzioni reali, ovvero le case per tutte e tutti. Abbiamo inoltre specificato che sarebbe stato opportuno identificare i sopracitati alloggi dentro lo stesso quartiere della Kalsa, così da non smembrare ulteriormente il tessuto sociale che in questi anni gli abitanti hanno autonomamente ordito. Sia chiaro che non arretreremo di un passo da questa rivendicazione!  Non solo: nessuno deve tornare indietro dagli impegni già assunti. Tutti rimangano ai loro posti. Questa comunità/dormitorio/centro di accoglienza non è, per le famiglie, un modello ammissibile oggi né replicabile un eventuale domani. Non sono accettabili surrogati di case senza la garanzia di una vita dignitosa per tutte quelle persone alle quali lor signori delle classi alte vogliono evidentemente far pagare la «colpa» di essere poveri. Noi, sindacato CUB, siamo solidali e complici con le famiglie, con i proletari che subiscono la repressione e il ricatto di questa «società civile». A questa società, che di civile ha solo il nome, lasciamo chi vi fonda il suo privilegio e la sua quotidiana estorsione legalizzata. Noi siamo per una società veramente civile, che punta al riconoscimento dei diritti elementari degli individui, che si batte per l’inclusione sociale, dove non può vigere il cannibalismo sociale, la speculazione edilizia che fanno passare sotto il nome di «riqualificazione» e in definitiva del profitto capitalistico.

 

LA MEMORIA TRA PASSATO E PRESENTE (19 aprile 1953\2023). A 70 anni dalla morte del contadino-poeta Rocco Scotellaro

un ricordo dell’anarco-marxista Pino Dicevi

Nel dopoguerra condusse un’intensa lotta in una delle regioni più povere del Sud: la Basilicata. Nel giugno del 1946, all’età di 23 anni, fu eletto sindaco nel suo paese natale, a Tricarico in provincia di Matera. Da subito, con la ferma volontà di avviare una vera “ricostruzione” post-bellica,  si impegnò per costruire un ospedale, un edificio scolastico e alcuni servizi pubblici di primaria importanza. Erano gli anni dei “Decreti Segni” con cui la “Democrazia Cristiana” (e non solo) fino alla approvazione della “Riforma agraria” del 1950, era riuscita a stravolgere il senso dei precedenti “Decreti Gullo” voluti e promossi da comunisti e socialisti con il preciso obiettivo di “collettivizzare le terre” e contrastare le proprietà private. E il giovanissimo Rocco, per avere favorito la concessione delle terre ad un centinaio di braccianti, venne accusato ingiustamente di “concussione” e l’8 marzo del 1950 fu rinchiuso nelle carceri di Matera per un mese e mezzo. Tra le sue amicizie vanno ricordati Carlo Levi e Manlio Rossi Doria che, in qualità di responsabile economico dello SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno), gli affidò l’incarico di svolgere una ricerca sull’ organizzazione del sistema scolastico in Basilicata da inserire nel Piano di sviluppo generale del territorio. Il 19 aprile del 1953 Rocco Scotellaro fu stroncato da un infarto.

“Dopo che la luna fu immediatamente

Calata

Ti presi fra le braccia, morto

Un cristo piccolino

A cui m’inchino

Non crocefisso ma dolcemente

Abbandonato

Disincantato.

Rocco vestito di perla

Come il grigiore dei colli vicino al tuo paese

Mostravi la via che conduce

Non so dove”

[Poesia dedicata a Rocco Scotellaro da Amelia Rosselli, figlia di Carlo Rosselli, ucciso in Francia, il 9 giugno del 1937, da filo-fascisti assieme a suo fratello Nello]

 

La Sicilia fuori di sé: ciclo di seminari su Emigrazione, Storie, Patrimoni

Palermo, giovedì 20 ore 17:00 – UNIPA Facoltà Lettere e Filosofia Ed. 12 (via Ernesto Basile)

Il Laboratorio Studentesco Autonomo, l’associazione Nun si parti, la redazione di Trinacria.info, il Museo delle Spartenze, la Fondazione Ignazio Buttitta e la rivista Studi Storici Siciliani presentano il ciclo di seminari con attribuzione di CFU dal titolo “La Sicilia fuori di sé: Emigrazione, Storie, Patrimoni”. Quello emigratorio è un fenomeno che riguarda inevitabilmente tutti i siciliani. L’emigrazione la conoscevano i nostri bisnonni – che si imbarcavano sulle navi per gli Stati Uniti per fuggire dalla miseria, verso la speranza di un futuro migliore; la conoscevano le loro famiglie, che li salutavano al porto con il cuore in gola, consapevoli che, con ogni probabilità, non li avrebbero mai più potuti riabbracciare. E la conosciamo, purtroppo, anche noi oggi. La stessa sorte è toccata a generazioni di siciliani, costretti alla fuga dalla terra in cui sono nati, dalle radici da cui si sono nutriti, alla ricerca di un futuro dignitoso, che nella nostra isola sembra essere una chimera. Possibilità o tragedia: l’eterna dicotomia, apparentemente inconciliabile, che segna le narrazioni intorno all’emigrazione di massa. Diverse sono le modalità, le ragioni, le produzioni artistico-letterarie che caratterizzano questo fenomeno così persistente, e altrettanti saranno gli approcci che impiegheremo per affrontarlo. Nel corso di sette incontri vogliamo restituire un quadro, che non vuole essere esaustivo ma certamente approfondito, sull’emigrazione forzata dalla Sicilia, che ha attraversato e determinato – e continua, come un filo rosso, ad attraversare e determinare – la storia e la cultura della nostra isola.

per informazioni

 

PalermoStreetParade contro la repressione del governo-Meloni! Riprendiamoci la città
Sabato 22 ore 20.00  partenza da piazza Sant’Anna

Riprendiamoci le strade, riprendiamoci la solidarietà e la lotta, contro il governo Meloni. Il governo della repressione, il governo omofobo, razzista e guerrafondaio di Giorgia Meloni e i suoi ministri. Lo scorso 20 settembre, a Palermo si è tenuto il comizio conclusivo della campagna elettorale di Giorgia Meloni. Già in quell’occasione si delineava chiaramente la tendenza che avrebbe caratterizzato il nuovo governo della leader di Fratelli d’Italia: in quella giornata fu impedito il libero accesso al comizio pubblico di coloro i quali osavano criticare la futura premier tramite un massiccio dispiegamento di forze di polizia, che con cariche e manganelli eseguiva l’ordine di allontanare ogni forma di dissenso da quella piazza. Nei mesi successivi la linea repressiva non ha fatto che accentuarsi sempre di più: il governo Meloni si è apertamente schierato dalla parte dei padroni e dei grandi imprenditori, smantellando il reddito di cittadinanza, bocciando le proposte sul salario minimo, rendendo esecutivi sfratti e sgomberi, prendendo posizione contro i lavoratori, contro l’aborto, contro i diritti delle donne. Nel lungo elenco di politiche di ingiustizia e diseguaglianza sociale nonché di accentramento autoritario, spiccano alcuni avvenimenti in particolare: Piantedosi con le sue vergognose dichiarazioni sulla strage di migranti a Cutro, Nordio con il pugno duro sul carcere e il 41 bis, Valditara che sottolinea l’importanza del PCTO e ne approva lo svolgimento nelle caserme, per imporre sempre di più la normalità della guerra e della militarizzazione nelle vite degli studenti: scelte di campo precise, con cui il governo Meloni scaglia la sua offensiva contro le fasce sociali più deboli, e persegue la sua campagna di odio tutta volta ad alimentare la macchina del fango verso chi sta peggio, mentre i potenti possono spartirsi i profitti, distruggere la natura e l’ambiente, mettere a rischio la nostra vita in nome del profitto. Nel frattempo, il ministro della difesa Crosetto, in linea con le richieste di guerra della NATO, addirittura propone di portare le spese militari al 2% del PIL (vedi già le cifre da record per il 2022, 26 miliardi di euro, a fronte di un indiscriminato aumento di accise e costo della vita). Non è più possibile rimanere indifferenti di fronte a queste politiche guerrafondaie, repressive e spietate. Alle proteste e mobilitazioni che sono sorte spontaneamente nei nostri territori a fronte del carovita, dell’emergenza casa e disoccupazione, del collasso della sanità pubblica, della crisi climatica, per la difesa dei diritti delle donne, non c’è stata risposta dello Stato se non nella morsa della repressione, degli sgomberi, dell’attacco verso i percettori di reddito, i meridionali, i migranti. Organizziamo la mobilitazione contro la repressione, l’attacco alla possibilità di dissenso, contro la corsa agli armamenti. Riprendiamoci le strade con la musica, riprendiamo a lottare per una vita migliore, per una società diversa. Per questo la città di Palermo scende in piazza in una sfilata determinata, per dire no alla repressione, no alla corsa agli armamenti, no alle politiche del governo Meloni, perché in gioco c’è il diritto stesso alla vita dentro questa società.

comunicatoINFO Centro Sociale Exkarcere \Centro Sociale Anomalia \ Officina del Popolo \ NonUnadiMeno

 

25 Aprile 2023: Festa della Liberazione. Appello ANPI: Oggi Domani “Sempre Resistenza” Pace Lavoro Diritti

martedì 25 ore 16:00 – iniziative Cantieri ai  Culturali (via Paolo Gili, 4)

I valori di libertà, giustizia, pace, uguaglianza che hanno animato la lotta di Liberazione, hanno dato vita alla Costituzione della Repubblica Italiana e devono restare a presidio della nostra democrazia. Il 25 aprile del 1945 l’Italia venne liberata dal nazifascismo con una lotta che vide fianco a fianco uomini e donne di diversa formazione e fede politica e religiosa, operai e intellettuali, contadini, studenti e militari, uniti dal bisogno di rendere sovrana la propria vita e quella della comunità nazionale, nel segno della giustizia dopo 20 anni di dittatura. Da lì la democrazia ha iniziato il suo cammino, da lì è nata la nostra Carta costituzionale. Sono trascorsi 75 anni dalla sua approvazione e, ancora e sempre, essa va difesa da attacchi, insidie, tentativi di manomissione, non soltanto con scelte di resistenza, ma, soprattutto, lavorando per la sua completa attuazione. I ripetuti e non occasionali casi di revisionismo storico, manifestatisi in questi ultimi mesi, puntano a una riscrittura falsa e pericolosa di eventi ormai da tempo definitivamente accertati, pure a livello processuale, e possono, di fatto, stravolgere la Costituzione nei suoi principi fondamentali e in tutte le sue parti. La Resistenza ci ha potuto assicurare una Italia, “Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, dove “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. (Art.1) Il diritto al lavoro e all’uguaglianza, il diritto ad avere i diritti sociali e civili, il ripudio della guerra e il diritto alla pace, sono un patrimonio di civiltà che va difeso, rafforzato e mantenuto e il 25 Aprile lo vogliamo ricordare e rivivere come la conquista di civiltà più importante della nostra storia patria. Siamo in un momento in cui la guerra in Ucraina si fa sempre più aspra e devastante, guerra che sta determinando un drammatico cambio di scenario geopolitico, e le cui conseguenze non sono ancora facilmente determinabili. L’unica certezza è che ha causato decine di migliaia di vittime e distruzione e una corsa al riarmo nel mondo e nel nostro Paese, così tagliando risorse per lo stato sociale, per la sanità e per l’istruzione, oltre ad aver determinato una crisi energetica e una spinta inflattiva che si abbattono sull’intera collettività, ma soprattutto, sui ceti più poveri e indifesi. È necessario continuare a battersi per l’applicazione piena e reale dell’art. 11 della Costituzione senza tentennamenti, false e ipocrite interpretazioni o “sotterfugi” internazionali. In tal senso, bisogna che l’Italia e l’Europa assumano un ruolo politico e diplomatico autonomo al fine di creare le condizioni di un cessate il fuoco, promuovendo il dialogo e la pace. Bisogna operare per la Pace in ogni momento e in ogni luogo, coinvolgendo e impegnando cittadine e cittadini ai quali si deve ricordare il rapporto indissolubile tra pace-democrazia-libertà-uguaglianza. Senza la pace, tutto finisce: bisogna convincersi che ogni guerra – come ci ricorda quotidianamente la voce autorevole, potente e accorata di Papa Francesco – è un disastro in sé e, quindi occorre lavorare per togliere di mezzo ogni fattore di rischio e, pure, prevenirlo. La guerra e la crisi energetica che ne è conseguita, hanno determinato un aumento record dell’inflazione, mettendo a rischio l’intera struttura economico-sociale con pericoli per la stessa democrazia. Come siciliane/i e palermitane/i non possiamo rimanere indifferenti e fermi a guardare, ci mobilitiamo, scendiamo in piazza e ci riprendiamo questa giornata di festa, per mantenere vivo il ricordo della Resistenza e della Liberazione, in forma attiva e non solo celebrativa, fuori da una visione puramente retorica o soltanto simbolica, affinché nelle nuove generazioni si rafforzi l’amore per la libertà e l’impegno per i principi di giustizia sociale, per riaffermare i valori ricevuti in eredità: la solidarietà e il riconoscimento dell’antifascismo e della democrazia come valori comuni e doveri sociali. Il 25 Aprile richiama tutti a un impegno costante per difendere e testimoniare ogni giorno questi valori, per un autentico patriottismo costituzionale. Come siciliane/i e palermitane/i affermiamo con forza l’importanza di continuare la battaglia civile e culturale contro quelli che rimuovono, che dimenticano, che preferiscono la retorica alla responsabilità verso la propria storia, verso il presente e per il futuro. Chiamiamo tutte e tutti, giovani e anziani, donne e uomini, cittadine e cittadini di oggi e di domani, tutte le forze che si riconoscono nei valori dell’antifascismo, a festeggiare il 25 aprile, per non essere tra gli indifferenti. Non si è antifascisti in silenzio. Il 25 Aprile è l’antifascismo Con la Costituzione nel cuore.

infoprogramma

 

NAPOLI ANTIFA – Il 25 aprile e la memoria della Resistenza non possono essere una celebrazione di quello che è stato o di quello che avrebbe potuto essere, ma un appello al protagonismo di tutt*, individui, realtá di base e movimenti sociali a lottare per quel che dovrá essere, per una democrazia radicale ed egualitaria, per una societá ecologica e transfemminista che bandisca il militarismo e la guerra. Le rivolte francesi insegnano: un altro mondo è possibile, anzi è indispensabile!

martedì 25 ore 10:00 – Corteo Antifascista a Piazza Giuseppe Garibaldi

In uno scenario militarizzato dalla guerra internazionale in Ucraina, per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana è arrivato al potere un governo di estrema destra autoritario e antimeridionale che sottrarrá miliardi di euro al Sud e che vuole cancellare quei diritti conquistati con la Resistenza al nazifascismo.
Questo governo ultraliberista e repressivo estremizza le tendenze giá presenti nei governi degli ultimi decenni, ma si caratterizza ancora di più con l’attacco al reddito di cittadinanza, il decreto liberticida “antirave”, la distruzione della scuola pubblica con il cosiddetto “ministero del merito” e la speculazione sulle energie fossili e sulla privatizzazione dei beni comuni. Sosteniamo tutte le soggettività che sotto questo governo stanno subendo attacchi di matrice idelogica, che si ripercuotono sulle nostre vite. Ci opponiamo alle dichiarazioni transomofobe e misogine di esponenti del governo, alle quali abbiamo dovuto assistere negli ultimi mesi. Ci opponiamo alle politiche razziste, atte a colpire le/i migranti e che hanno visto il loro momento più drammatico e infame nella strage di Cutro e nell’aperto boicottaggio del salvataggio in mare di centinaia di donne, uomini e bambini. Continueremo a lottare contro i nuovi decreti xenofobi e il rafforzamento degli accordi con gli aguzzini delle milizie libiche, giá siglati dal centrosinistra. La repressione di questo governo è evidente anche nel silenzio, nel negare ogni risposta al lunghissimo sciopero della fame di Alfredo Cospito, che rischia gravemente la vita in lotta contro il regime di tortura detentiva del 41bis. Il modello di società che vogliono imporci è discriminatorio e liberticida, è la società del diritto del più forte, dello sfruttamento e del conflitto verso le/gli ultim*. Un modello neoliberista che mette a profitto ogni cosa, anche il nostro tempo libero, la musica come strumento di socialità dal basso e che vuole orientare i nostri divertimenti verso un consumismo sfrenato e nichilista

comunicato Antifascist*, antisessist* e antirazzist* di Napoli

 

Presentazione del libro “Sfruttamento e dominio nel capitalismo del XXI secolo”

Palermo, giovedì 27 ore 17:30 – Spazio Cultura\Libreria Macaione (via Marchese Villabianca)

Il volume, edito per i tipi della Multimage (2023) a cura di Toni Casano e Antonio Minaldi, che sarà presentato – nell’ambito delle iniziative Spazio Culture organizzate dalla Libreria Macaione –  raccoglie gli scritti di studiosi e militanti politici che sono stati impegnati in un ciclo di dibattiti sulle caratteristiche del capitalismo del XXI secolo. Il tema è approfondito in cinque grandi problematiche che costituiscono altrettanti capitoli: “Antropocene e capitalocene” – “Il capitalismo della sorveglianza” – “Il capitalismo della produzione immateriale”- “Dominio e ricatto del capitalismo finanziario” – “Imperi, guerra e destini del mondo”. Un lavoro ampio e complesso che parte dalla consapevolezza che negli ultimi quarant’anni, nell’era del neo liberismo imperante, i modi e le forme del dominio e dello sfruttamento capitalistico sono profondamente mutati, avendo ormai travalicato le mura della fabbrica fordista per insinuarsi in ogni ambito della vita e in ogni angolo del mondo. Nello stesso periodo si è consumata anche la crisi della sinistra antagonista e di classe, incapace di andare oltre la soggettività conflittuale otto-novecentesca e di trovare punti di convergenza verso una prospettiva costituente comune alternativa al sistema del capitale, col rischio di vanificare in questo modo, la potenziale ricchezza politica espressa dai movimenti e dalla molteplice soggettivazione del conflitto. Di fronte a tali difficoltà il lavoro vuole essere un esempio di “ricerca militante”, un impegno di attiva partecipazione che si pone di stare dentro e al servizio dei movimenti, cercando di saper cogliere ogni nuova forma di conflittualità sociale. Parteciperanno ai lavori, con la presenza dei curatori del libro: Maria Concetta Sala (Biblioteca delle Donne UDIPa), Salvo Vaccaro e Piero Maltese (entrambi docenti dell’Università di Palermo. Presiede Nicola Macaione, animatore dello “Spazio Cultura”.