Negli scorsi giorni è stato presentato il Rapporto SNPA “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, con un quadro dettagliato offerto dal monitoraggio effettuato dai ricercatori dell’ISPRA. Oramai giunto al nono appuntamento annuale, il Rapporto in modo “impietoso” – così come definito dagli esperti -, registra una situazione di straordinaria emergenza e di insostenibilità dello sfruttamento del nostro suolo, per la cui tutela necessiterebbe un urgente intervento legislativo, richiesto a gran voce dalla comunità scientifica più attenta e libera dai condizionamenti imposti dagli interessi economici.

Nell’incontro trasmesso martedì 26 in live streaming, si sono alternati vari relatori anche istituzionali, ma dal versante della ricerca si sono evidenziate varie problematiche, perlopiù convergenti – sia pure con tonalità diverse – che hanno accomunato la componente scientifica nella comune critica alle logiche e ai ritardi accumulati dalle istituzioni pubbliche preposte alla conservazione del suolo.

Secondo quanto fotografato dall’ISPRA (leggi comunicato) la tendenza al consumo del suolo ha ripreso inesorabilmente a crescere: “Con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo torna a crescere e nel 2021 sfiora i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano i soli edifici che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato.

Nel corso della giornata non sono mancati momenti di acceso confronto, in particolare su quanto detto dal ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini , il quale rispetto al consumo di suolo ha posto alcuni distinguo che il rapporto non avrebbe considerato, avendo riguardo nella fattispecie agli “investimenti strategici” e alle politiche integrate elaborate sul piano europeo e su cui il nostro paese è impegnato e posto fra gli obiettivi prioritari del PNRR: lo shift modale da trasporto su gomma a trasporto su ferro (porti, interporti, retroporti e centri di interfacciamento gomma/ferro).

Detto in altri termini, in coerenza con la visione strategica della governace multilivello dominante nell’UE, ispirata dalla ideologia neoliberista, secondo Giovannini esisterebbe un necessario “buon uso del suolo” da contrapporre all’«uso cattivo». Da qui l’invito a tener conto nelle ricerche di queste variabili indispensabili allo “sviluppo sostenibile”.

L’intervento del ministro-accademico ha suscitato diverse reazioni, fra le più incisive vogliamo segnalare quella accorata di Luca Mercalli. Richiamandosi, quest’ultimo, all’illustrazione delle cartografie di Michele Munafò, ha dichiarato senza mezzi termini di essere colto dalla disperazione e, come se non bastasse, ad esasperarne lo stato d’animo si aggiungono anche le dichiarazioni profferite da Giovannini.

Si chiede Mercalli «a cosa serve avere tutti questi dati se poi siamo ridotti in questa condizione?», evidenziando così il nesso fondamentale che esiste tra la questione climatica e la devastazione del suolo: il cambiamento climatico dipende anche dagli effetti provocati dalla devastazione del suolo. «Sono allibito – dice il climatologo – dalle parole del ministro Giovannini, che non pare accorgersi che le cartine illustrate da Michele Munafò sono come le metastasi, celle cancerose che si staccano e aggrediscono l’intero organismo: come possiamo pensare che vi siano metastasi buone e metastasi cattive?»

Oltre le critiche di Mercalli vanno ricordate quelle di Paolo Pileri che non da meno ha sollevato il velo sulla situazione catastrofica in cui volge la tendenza all’incremento del consumo di suolo. Afferma l’esperto de Politecnico di Milano, opponendosi all’idea “sviluppista” di chi sostiene un “consumo di suolo utile”: «passare da 14 ettari al giorno a 19 ettari al giorno è un incremento del +34%» è un vero e proprio cataclisma… « un dato che mette il bollo del fallimento politico negli ultimi 15 anni”. Quindi anche Pileri manifesta la sorpresa per quanto dichiarato da Giannini sul “consumo di suolo buono e cattivo”.

In sostanza anche i cosiddetti “esecutivi tecnici” sembra non si rendano conto del disastro ambientale (oltre che sociale) che abbiamo davanti e le coordinate pianificate dal PNRR, così come traspare dalla relazione dell’autorevole ministro, sono lì a ricordarcelo: non a caso, senza colpo ferire, s’è passati dalla “transizione ecologica” a quella “energetica”, più compatibile con il modo di produzione nell’era del capitalocene.

Insomma, l’urgenza di una normativa di tutela che regoli la materia è soltanto una pre-condizione minima, per fronteggiare forme sempre più selvagge del capitalismo estrattivo. In realtà il processo richiederebbe un sostanziale cambiamento di rotta, rispetto al solco tracciato da questo modello di sviluppo “governamentalizzato” dall’ ordoliberismo imperante.

 

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