La denuncia arriva dalla Coalizione Italia Libera da OGM e riguarda una serie di provvedimenti passati in sordina per aprire i campi italiani alle tecnologie genetiche. Il rischio è quello di vanificare gli sforzi fatti sinora per ridurre l’impatto di questo comparto e consolidare – con la scusa dell’emergenza – un modello insostenibile dal punto di vista sociale e ambientale.

L’intera filiera agroalimentare italiana, convenzionale e biologica, è nota in tutto il mondo anche per il fatto che da oltre vent’anni il nostro paese ha deciso di restare libero da OGM. Questo lodevole primato però è stato posto recentemente sotto attacco da parte di alcune mozioni recentemente approvate dalla Camera in merito a misure urgenti da adottare con il pretesto di fronteggiare gli impatti della guerra in Ucraina sulla nostra economia.

Nello specifico, al punto 14 del documento si apre alla possibilità di “adottare iniziative per sviluppare, promuovere e incentivare […] nuove tecnologie applicabili in agricoltura per il miglioramento genetico basate, ad esempio, su cisgenesi e genome editing […] e dunque a promuovere iniziative normative che consentano il pieno sviluppo delle tecnologie di evoluzione assistita (TEA), anche con il coinvolgimento degli istituti di ricerca nazionali e delle istituzioni universitarie”.

Così come avvenuto in campo energetico con l’intollerabile apertura al carbone, anche le conquiste faticosamente raggiunte dal settore agro-alimentare nella lunga strada verso una reale sostenibilità sono oggi messe in discussione, con la scusa di fronteggiare le conseguenze di una situazione internazionale che in realtà non sta facendo altro che evidenziare i limiti sistemici e strutturali di modelli economici e produttivi insostenibili.

Contro questi provvedimenti si è subito schierata la Coalizione Italia libera da OGM, che sottolinea come tali misure vadano contro alla legislazione europea, che considera a tutti gli effetti come OGM gli organismi ottenuti tramite le nuove tecniche di creazione varietale, con quel che ne consegue in termini di valutazione preventiva del rischio, tracciabilità ed etichettatura. “Ancora una volta – scrive la Coalizione – alcuni parlamentari, avventurandosi in affermazioni prive del conforto della scienza ed evitando la parola stessa OGM, cercano di utilizzare lo shock causato dalla guerra in Ucraina per aprire le porte alla coltivazione degli OGM nei campi italiani”.

«Il mancato rispetto della decisione della Corte di Giustizia europea e l’aggiramento della direttiva europea attualmente in vigore, rischierebbero di produrre danni economici giganteschi all’agricoltura italiana e in particolar modo al settore del biologico», prosegue la rete di associazioni che include, fra le altre, WWF, AIAB, Civiltà Contadina, Navdanya, Slow Food e Terra!. «Tali danni sono difficilmente quantificabili e sono irreversibili. Il tutto per garantire il vantaggio di poche imprese sementiere italiane e soprattutto delle multinazionali che dominano il mercato mondiale, già in possesso della quasi totalità dei brevetti necessari allo sviluppo dei nuovi OGM».

Nonostante le crisi che continuano ad accavallarsi nel nostro Paese, la maggior parte degli italiani rifiuta di avere nel piatto prodotti OGM.

La proposta dei deputati arriva a ridosso dell’attacco frontale all’agricoltura biologica da parte dell’amministratore delegato di Syngenta, una delle quattro più grandi multinazionali agrochimiche e sementiere sul Pianeta, secondo cui «di fronte alla minaccia di una crisi alimentare globale è necessario rinunciare all’agricoltura biologica». Una dichiarazione priva di fondamento e pericolosa per un modello, che ha portato l’Italia a essere oggi un Paese leader di settore nell’UE e nel mondo.

Nonostante le crisi che continuano ad accavallarsi nel nostro Paese, la maggior parte degli italiani rifiuta di avere nel piatto prodotti OGM, pretende un’etichettatura chiara e trasparente che permetta di poter conoscere e vuole scegliere con certezza ciò che mangia. Le associazioni della Coalizione Italia libera da OGM mettono in guardia governo e Parlamento dal dare seguito alle richieste contenute negli atti proposti alla Camera, per evitare la distruzione di un’agricoltura libera da OGM che garantisce prodotti di qualità superiore e maggiore tutela degli ecosistemi.

Al contrario di quanto proposto alla Camera, l’Italia dovrebbe altresì migliorare la posizione dei contadini di piccola scala nella filiera, proteggendo le produzioni tipiche e favorendo lo sviluppo dell’agroecologia: con questa scelta rischia invece di spingerli fuori mercato, sdoganando produzioni geneticamente modificate, caratterizzate dall’uniformità e che non avranno l’impatto miracoloso che da sempre – contro ogni evidenza – viene loro attribuito.

Rimane attiva la petizione lanciata dalla Coalizione Italia Libera da OGM attraverso cui, spiegano le associazioni, «chiediamo dunque alle cittadine e ai cittadini di fare pressione affinché la normativa basata sul principio di precauzione non venga smantellata per favorire i colossi dell’agribusiness. L’Italia deve restare un paese libero da OGM e i consumatori devono poter contare su una reale libertà di scelta e su un’informazione ed etichettatura trasparente. Per il bene di tutti evitiamo che per il guadagno di pochi si metta a rischio il futuro economico ed ecologico dell’agricoltura».

L’articolo originale può essere letto qui