Il 30 aprile 2022 ci ha lasciato Vincenzo Beni, uno degli ultimi partigiani bergamaschi della 56esima Brigata Garibaldi.

Nato a Grumello del Monte (BG) il 02 aprile 1926, proveniva da una famiglia di mezzadri. Specificava sempre quell’anno come a voler sottolineare non solo la sua nascita, ma un momento della storia che avrebbe pesato sulle sue scelte di vita, a cominciare da quella dell’antifascismo che segnerà tutto il suo stare nel movimento operaio e contadino e nelle lotte per la libertà e i diritti del lavoro. Non ha ancora 19 anni Vincenzo, quando fugge da casa e si unisce ad altri patrioti che rifiutano il richiamo alle armi della RSI, e nei primi mesi del 1945 partecipa con la 56^ Brigata Garibaldi all’insurrezione proclamata dal Comitato di Liberazione Nazionale.

Nell’immediato dopoguerra si dedica all’organizzazione sindacale dei contadini nella provincia di Bergamo e ad una militanza attiva nel Partito Comunista Italiano, una militanza che nella realtà bergamasca è particolarmente dura. Nel dicembre 1952, i documenti ci riportano i nomi di alcuni giovani quadri del PCI attivi nel sindacato: tra questi, Giuseppe Brighenti è vicesegretario della Camera del Lavoro, e Vincenzo Beni è funzionario nella Federterra. Dal 1948 al 1973 è segretario della Federmezzadri, dal 1954 al 1984 è segretario della Federbraccianti.

È uno dei 14 antifascisti e partigiani che il 12 maggio 1960 firmano per la costituzione della Cooperativa Dante Paci e Ferruccio Dell’Orto.

La scelta ideale compiuta nella Resistenza lo porterà a percorrere la difficile strada del riscatto del lavoro, che per lui, figlio di un mezzadro di Grumello del Monte, sarà particolarmente dolorosa e pesante, anche per le resistenze che incontra nella sua famiglia e nell’ambiente sociale in cui si sconta, ancora negli anni Cinquanta, il potere del padronato agrario e la debolezza dei lavoratori della terra. Sono questi lavoratori che Beni vuole rappresentare sia nella vita sindacale, come in quella politica.

Nel maggio 1984 Beni, insieme a Simone Trovesi e Giannino Bresciani, prospetta l’idea di erigere il monumento dedicato alla battaglia di Fonteno al Colletto sui Colli di San Fermo. Ne diviene il coordinatore del progetto, così come sarà dello stesso Beni il progetto del monumento, mentre il testo della lapide è di Giuseppe Brighenti “Brach”, compagno e amico fraterno. L’obiettivo è l’inaugurazione per il quarantennale della battaglia: in quattro mesi le fatiche vengono ripagate grazie ad una rete di validi collaboratori, tra questi la moglie Tilde Galizzi. Il monumento viene inaugurato il 2 settembre 1984 alla presenza di Tino Casali, vicepresidente dell’ANPI Nazionale.

Con la modestia e l’autoironia che lo contraddistingue, si presenta come coerente esempio alle giovani generazioni e, particolarmente nel corso degli avvenimenti che caratterizzeranno le lotte sindacali e le battaglie civili degli anni Sessanta e Settanta, come fermo e risoluto educatore alla vita democratica e alla libertà che gli venivano dalla formazione ricevuta nella Resistenza e nella visione della Costituzione come conquista progressiva.

Con lo stesso spirito, Vincenzo ha partecipato da protagonista alla divulgazione della storia e della memoria della Resistenza nell’ANPI, contribuendo alla fondazione della Sezione ANPI Valle Calepio – Valle Cavallina (di cui fu a lungo presidente). Molto legato alla Malga Lunga, Museo – Rifugio della Resistenza bergamasca, che gli ispirerà la realizzazione della Casa della Resistenza sui Colli di San Fermo, inaugurata nel 1996 alla presenza di Arrigo Boldrini “Bulow”. “Perché io lo sentivo, se sono diventato comunista, lo sono diventato per la Resistenza, se sono diventato sindacalista, è per la Resistenza, la sento ancora oggi quella cosa qui …”

Questa è la frase che spesso ripeteva e che dà il titolo ai due volumi scritti da Giuliana Bertacchi e Eugenia Valtulina nel 2005. Al seguente link l’intervista conservata nel portale “Noi Partigiani”: https://www.noipartigiani.it/vincenzo-beni/

Fonte: Sezione ANPI ValCavallina – ValCalepio