Questa mattina le attiviste di NUDM Torino sono scese in presidio in sostegno di una donna che ha denunciato uno stupro, reato per il quale si sta svolgendo il processo

Lo abbiamo sentito molte volte, sono incessanti le denunce di coloro che si occupano di diritti delle donne, la donna che denuncia uno stupro tende a passare da vittima ad inquisita.

Nei momenti nei quali siamo stati presenti alla manifestazione, tra le Forze dell’Ordine abbiamo notato la presenza di un’unica donna. Questo pone degli interrogativi sull’assenza di un segnale, un segnale di sensibilità delle Autorità deputate all’ordine pubblico, Prefettura e Questura, rispetto a questo tema: si tratta di numerosissimi casi di femminicidio e di violenza sessuale, una vera e propria piaga sociale e penale.

I processi e le indagini, sul cui svolgimento le donne denunciano continuamente di essere considerate inquisite e non vittime, pongono un tema: la funzione educativa e di preservazione della pace sociale da parte delle Autorità, compresa quella Giudiziaria.

Quella che appare un’incapacità di ascolto, una sordità, l’incapacità di tenere conto della psicologia femminile, ha l’inevitabile effetto di radicalizzare le posizioni, che puntualmente vengono stigmatizzate in quanto tali. Sorgono dei dubbi sulla terzietà di giudizio da parte di magistrati maschi, in particolare ultracinquantenni, benché, naturalmente, non si possa fare di tutta l’erba un fascio.

Non viene fatta informazione su quelle che sono le procedure che una donna deve adottare quando è vittima di stupro, ciò la espone a innumerevoli cavilli legali durante l’indagine e il processo, soprattutto quando non è in grado di pagarsi un buon legale che la tuteli. Non viene fatta da parte dello Stato un’efficace campagna d’informazione contro stupri e femminicidi.

Durante il presidio sono state lette al microfono testimonianze francamente sconcertanti, verso le quali non si può rimanere sordi e ciechi.

Certamente alcuni passi sono stati fatti, ma appaiono ad oggi (largamente?) insufficienti. Spesso, per la donna che la pone in atto, la denuncia di stupro è un incubo che si aggiunge all’incubo della violenza subita, spesso la denunciante tende ad essere colpevolizzata, eppure ben si sa che il primo effetto che la violenza ha sulle donne è l’autocolpevolizzazione. Sensi colpa su sensi di colpa. Una, stante le denunce di donne e associazioni, troppo spesso prolungata destabilizzazione psicologica che avviene anche laddove la donna, in quanto vittima, dovrebbe trovare ascolto e protezione.

Impossibile ed ingiusto quindi stigmatizzare la rabbia delle donne, spesso l’unico strumento per convivere con la terribile esperienza vissuta, rabbia, purtroppo, in molti casi anche verso sé stesse.

Per coerenza verso il lettore: questo è un articolo scritto da un maschio sessantenne, quindi con tutti i limiti che ne possono derivare.

Le dichiarazioni di un’esponente di NUDM Torino (durata 2.02):