La Polonia ha avviato i lavori per la costruzione di un muro sul confine bielorusso allo scopo di impedire l’ingresso di migranti nel paese, tra retoriche xenofobe e manie securitarie.

Sono iniziati i lavori per la costruzione di un muro sul confine bielorusso allo scopo di impedire l’ingresso di migranti nel paese. La barriera, promossa dalle autorità polacche durante le fasi più acute della crisi umanitaria che nei mesi scorsi ha sconvolto la regione, sarà lunga 190 chilometri, circa la metà dell’intero confine tra i due paesi. Dotata di videocamere e posti di blocco, sarà alta cinque metri e costerà 350 milioni di euro.

Il tracciato esatto della barriera non è stato reso noto per evitare “che i militari bielorussi mandino le loro truppe di migranti a impedirne la costruzione” ha dichiarato Krystyna Jakimik-Jarosz, capitano della Guardia di frontiera. Parole che ben rappresentano l’ideologia xenofoba che sottende la costruzione di questo muro e che vede nei flussi migratori una minaccia alla sicurezza dello Stato prima che un problema umanitario, demografico ed economico. E se è vero che Lukashenko ha biecamente usato i migranti alimentando una guerra ibrida con l’UE e la Polonia, è altrettanto vero che il governo polacco e buona parte del mondo politico europeo hanno considerato i migranti come il problema, mentre lo era Lukashenko. Il classico esempio di come lo stolto guarda al dito e non alla luna. La costruzione di muri ai confini non risolverà nulla, poiché non impedirà a Lukashenko di perseguire i suoi obiettivi di destabilizzazione per altra via.

La nuova barriera andrà a sostituire e potenziare la recinzione di filo spinato che già era stata costruita nei mesi scorsi e che “ci ha molto aiutato, dandoci il tempo di prevenire attacchi da parte di altri gruppi di migranti” ha aggiunto Jakimik-Jarosz. La retorica securitaria continua dunque a chiamare “attacchi” i tentativi di varcare la frontiera da parte di persone inermi, dimenticando come quelle persone non avessero scelta, in quanto costrette con la forza dalle milizie bielorusse, in passamontagna e scudi di ferro, con fucili puntati alla schiena.

La barriera sarà ultimata entro giugno e rappresenterà l’ennesimo confine militarizzato d’Europa, dopo quelli tra Grecia e Turchia, lungo l’Egeo, tra i boschi del Balcani, lungo la frontiera ungherese, a Ceuta e Melilla. L’esercito nemico non è però quello di una potenza straniera. Il nemico, semplicemente, non c’è. La ‘fortezza Europa’, come alcuni la chiamano, pare sempre di più una ‘fortezza Bastiani’. Poiché basterebbero politiche migratorie sensate e di lungo respiro per evitare le emergenze costanti, le crisi umanitarie, le strumentalizzazioni politiche. E la morte di povera gente.

 

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