Ancora una volta la Biblioteca Centrale Regionale Siciliana si trova al centro della nostra attenzione, a causa dell’ennesimo fenomeno atmosferico devastante, come l’alluvione di questi giorni che ha paralizzato l’intera città di Palermo e la sua provincia, facendo alzare l’allerta generale per la popolazione: crolli di ponti, esondazioni di fiumi interrati da decenni, strade allagate e sottopassi ridotti a vere e proprie “invasi”. Tutta una serie di danni che in parte possono essere attributi alla virulenza del fenomeno e che, però, nello stesso tempo, confermano il monito lanciato da Salvatore Settis, quando richiamava il Governo nazionale sulla necessità di ripartire dalla messa in sicurezza del Paese, affinché si rendesse effettivamente credibile qualsiasi piano – come diciamo adesso – “di ripresa e resilienza” finanziato con l’impiego delle risorse del Recovery Fund. Certo – ahinoi! – siamo, purtroppo, ben lungi dalla sollecitazione settisiana.

Ma torniamo all’oggetto in esame di questi giorni. Come diceva qualcuno, “la domanda sorge spontanea”: com’è possibile che tutte le volte che si abbatte un nubifragio a Palermo bisogna incrociare le dita affinché nulla possa accadere alla maggiore Biblioteca siciliana, infliggendo l’ennesima ferita a questo monumentale presidio? Eppure sull’asse viario principale del centro antico panormita (il Kassaro) vi insistono decine e decine di altri edifici storici, fra i quali le sedi delle maggiori istituzioni politiche ed amministrative – Palazzo dei Normanni (ARS) e Palazzo delle Aquile (Municipio) – nonché numerosi presidi scolastici e museali che, però, raramente sono stati interessati da danni post-fenomenici naturali. E dire che la stessa Biblioteca – che pure era quasi stata rasa al suolo dai bombardamenti bellici del secondo conflitto mondiale – è uno dei pochi edifici su cui nel dopoguerra sono stati fatti interventi strutturali, rimettendola di nuovo in piedi per restituirla alla comune fruizione. Allora, la domanda è: come mai tutto questo? Forse che gli amministratori susseguitisi negli ultimi decenni – sia di destra che di sinistra -, nonostante l’autonomia statutaria speciale di cui gode la regione, non hanno mostrato particolare interesse politico su questo tempio della cultura?

Le risposte vere che ora la cittadinanza si aspetta sono fatti concreti da parte dei competenti organi istituzionali, i quali dovrebbero essere capaci di prevenire il possibile danno e, soprattutto, progettare il futuro: ricordiamo che quello degli spazi per contenere e conservare il patrimonio documentale e librario richiederebbe una pianificazione che a partire da oggi dovrebbe svilupparsi negli immediati prossimi decenni in favore delle generazioni future.

In questa disamina vogliamo ricordare quanto accadde già il 15 luglio del 2020, quando una bomba d’acqua esplose sulla BCRS, infliggendo una gravissima ferita – così come avevamo scritto in un nostro articolo del 23.07.20 – “a questa importante e fondamentale istituzione della Cultura di livello non solo siciliano”. In quel caso si trattò del disastroso allagamento della torre metallica che provocò un danno gravissimo all’importante patrimonio librario custodito nel principale presidio siciliano: pensiamo alle migliaia di libri inzuppati d’acqua, distesi per terra nel ballatoio coperto del monumentale collegio gesuitico, per farli asciugare all’aria aperta. Nel caso di questi giorni, invece, si è registrato un crollo di calcinacci dal cornicione e di qualche elemento decorativo del prospetto del portone d’ingresso principale – piuttosto corposo che avrebbe potuto seriamente fare male ad un malcapitato -, che ha richiesto il pronto intervento dei vigili del fuoco per delimitare e mettere in sicurezza l’area di pericolo.

A queste ultime ferite è d’obbligo richiamare quelle altre segnalazioni, pervenuteci da una seppur sommessa voce sindacale (la CGIL, la sola che nella fattispecie ha tentato di sollevare un minimo di discussione), quelle specificamente collegate all’ormai annosa “questione dei periodici”. Cioè di quel prezioso patrimonio documentale di fonti che studenti, studiosi, cultori e ricercatori attendono da ben sette anni che sia reso disponibile alla loro consultazione. Da tempo si aspettano quei lavori di ripristino dell’agibilità dei locali, di cui s’era annunciata in pompa magna l’avvio in tempi brevi delle procedure tecnico-amministrative già prima che esplodesse la crisi epidemiologica.

In sostanza, stavolta dopo la circostanza del danneggiamento – che per fortuna non ha provocato danni alle persone (non osiamo pensare se il crollo fosse avvenuto in pieno giorno, anziché di notte, con decine di studenti delle vicine scuole che normalmente stazionano in corso Vittorio Emanuele davanti l’entrata della BCRS e le centinaia di utenti della biblioteca) – speriamo che le autorità pubbliche si diano tempestivamente un cronoprogramma per intervenire, dando una effettiva risposta alle esigenze di sicurezza e fruizione. Ed in primo luogo ci auguriamo che il vertice politico-amministrativo dell’Assessorato Regionale per i BB.CC. (preposto alla tutela del patrimonio culturale siciliano) assuma gli impegni inderogabili a risolvere tutte le sofferenze in cui versa la BCRS, incominciando a responsabilizzare la Soprintendenza di Palermo, mettendo quest’ultima nelle condizioni di operare nell’immediata assunzione dei compiti a cui è preposta ed individuando, parimenti, con certezza le risorse finanziarie necessarie alla complessiva pianificazione dei lavori per il recupero e il ripristino delle piene funzionalità istituzionali a cui è deputata questa fondamentale “infrastruttura culturale” strategica per l’isola.

 

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