Una “risorsa marocchina”, così definita da La Gazzetta di Lucca è stata trasferita nella nostra città.

Una persona di origine straniera, che secondo il quotidiano lucchese è un vero pericolo pubblico, viene trasferita al CPR di Torino per essere rimpatriata.

Bene, ne prendiamo atto: ma come mai una persona cosi pericolosa non viene accusata di reati, non viene fermata e non viene richiesta una detenzione preventiva in una struttura carceraria?

In parole semplici: cosa sta realmente avvenendo? A questa persona così pericolosa da meritare perfino dei “calci nel sedere” secondo Aldo Grandi, non viene contestato alcun reato, ma molto più comodamente viene usata la scorciatoia dell’espulsione.

Il “pericoloso marocchino” viene trasferito al CPR di Torino che peraltro sta rimpatriando “ben” il 16% delle persone detenute. Quindi, con tutta probabilità, la persona di origine marocchina tra tre mesi uscirà e comincerà imperterrito e pericoloso, stante il profilo pubblicato dal quotidiano lucchese, a girare per le strade della nostra città.

Questa è la gestione della sicurezza ed ordine pubblico attualmente posta in essere dal Viminale, competente per tutta la questione, e dalle Autorità che da esso dipendono: Prefetture e Questure.

C’è certezza che il pericoloso personaggio vanga rimpatriato? Attualmente no, anzi… In assenza di questa sicurezza la Questura di Lucca si è, di fatto, semplicemente disfatta a nostre spese di un personaggio da lei considerato pericoloso per la sicurezza e l’ordine pubblico: a nostre spese in tutti i sensi, a spese della sicurezza della cittadinanza torinese e ad inutili spese di detenzione nel CPR.

Questo è un meccanismo che risulta normalmente applicato e che espone a questi pericoli la cittadinanza delle località dove ci sono i CPR: ove non rimpatriata entro 90 giorni, la persona in questione verrà rilasciata per scadenza dei termini. Il rilascio dal CPR comporta il fatto che la persona verrà letteralmente messa fuori dalla porta della struttura con un foglio, francamente risibile, che gli intimerà di espatriare autonomamente entro 7 giorni, quando lo Stato, con le enormi risorse di cui dispone, non è riuscito per mesi.

Non solo: il comma 1.1 dell’art 14 del Testo Unico, modificazione proprio introdotta da Lamorgese, intima al sistema della detenzione amministrativa nei CPR di dare la precedenza a persone considerate pericolose per la sicurezza e l’ordine pubblico, che con ottime probabilità possono, soprattutto in questi periodi, essere rilasciate per scadenza dei termini. Difficile non definirlo un fallimentare carcere “de’ noaltri”: una scorciatoia preferenziale per “togliere di mezzo” persone considerate problematiche per poi doverle rilasciare, concentrandole di fatto nelle città ove sono presenti i CPR.

La precedente amministrazione torinese si è ampiamente pronunciata per la chiusura del CPR. Vedremo come agirà questa consiliatura, se chiederà, anche a protezione dei propri cittadini, la chiusura di questa struttura costosa, inefficiente, come visto pericolosa, e grandemente critica sotto molti profili anche giuridici, non ultimi l’osservanza degli art. 2, 14, 19 del Testo unico sull’immigrazione e dell’art 3 del Regolamento Cie 2014 emanato dallo stesso Viminale (il CPR Brunelleschi di Torino lo viola da anni), Ministero da cui dipende il sistema dei CPR e che ove non vigili sull’osservanza di suoi regolamenti evidentemente disconosce sé stesso.

Ora la notizia è di dominio pubblico, cosa succederà? Lecito suppore che la pericolosa “risorsa marocchina” verrà presumibilmente trasferita in altro CPR dove ci sono meno riflettori accesi.

Anche qualora lo Stato in un “estremo” colpo di reni e scatto d’orgoglio rimpatriasse il “pericolo pubblico”, il meccanismo rimane il medesimo, ovviamente non si sa tutto di tutti perché in genere le Autorità sono molto più caute e rilasciano meno “veline”.

Pressenza dal canto suo, per quanto possibile nel “nero assoluto” del buio mantenuto ad arte sul sistema dei CPR, continuerà a seguire la questione.