Festival dall’1 all’11 settembre. Cinema, musica, spettacolo tutto contornato da attrici e soprattutto modelle che anno dopo anno confermano sempre più la loro presenza con abiti da sogno. Con vestiti sfarzosi o semplici, di ogni colore, genere e modello, sfilano sulla passerella del Lido di Venezia con orgoglio. Chi più chi meno, porta con sé tutti noi.

Noi che invece siamo a casa, in pigiama, con i capelli scompigliati, a mangiare patatine. Bellezza è la loro, bellezza è la nostra, con l’unica differenza di chi sarà a giudicare: uno specchio o la stampa. Giudizi su giudizi su una bellezza esteriore che non fa di una persona una bella persona.

La bellezza è altro che un corpo senza smagliature o cellulite. È altro che l’altezza o un’acconciatura perfetta.

Purtroppo, a seconda della società e della cultura di riferimento, l’idea di cosa sia bello e cosa sia brutto può variare. E, anche all’interno della stessa cultura, la definizione di bellezza può cambiare da una generazione all’altra. Bisogna avere la fortuna di nascere in un’epoca in cui le persone che non corrispondono ai canoni di bellezza non siano giudicati, derisi, umiliati, ma Mary Ann Bevan questa fortuna non ce l’ha avuta.

Donna sposata e madre di 4 figli, Mary Ann Bevan visse negli ultimi decenni del 1800. Affetta da una malattia che causa lo sviluppo eccessivo delle estremità del corpo, la sua vita sarà segnata da umiliazioni, derisioni, ma anche amore per i figli. Dopo la morte del marito, nonostante lamalattia che le causava continui dolori, Mary Ann continuò imperterrita a lavorare anche se era sempre più difficile a causa della sua condizione fisica. Ed ecco la svolta: il concorso per la “donna più brutta del mondo” che prevedeva in premio un’ingente somma di denaro necessaria per la sopravvivenza. Un’esperienza alquanto umilianteche la donna affrontò con determinazione per amore dei figli. Dopo aver vinto il concorso, decise di trasformare quell’episodio in un’opportunità di reddito fisso e accettò l’invito a esibirsi negli Stati Uniti. Continuamente derisa, ma ripagata dal sapere di essere una madre premurosa che stava semplicemente cercando di sfamare la sua famiglia, continuò a vivere negli Usa fino alla sua morte.

La dura vita toccata a Mary Ann è lo specchio dell’intolleranza della sua epoca, ma se crediamo che sia una realtà lontana da noi, ci stiamo sbagliando di grosso.

Quando Lizzie Velasquez chiese ai suoi genitori quale fosse il suo problema la risposta fu che era solo più piccola degli altri, ma questo non doveva impedirle di tornare a scuola e dimostrare quanto valesse. Un’infanzia travagliata e compagni di classe che le facevano pesare sempre più le sue caratteristiche fisiche.

Molti i periodi bui, molte le volte in cui ha pensato che fosse la sua malattia a definirla, ma grazie all’amore dei suoi cari è riuscita a farsi forza e superare tutto, anche quel video di soli 8 secondi che la definiva “la donna più brutta del mondo”. 8 secondi e 4 milioni di visualizzazioni che rendono Lizzie più fragile, ma più forte allo stesso tempo.

Si rialza e si asciuga le lacrime: “è ora di migliorarsi” si dice. Inizia a studiare, scrivere e lavorare, comprende che è l’unico modo che ha per rispondere alle cattiverie. Non è più considerata la donna più brutta del mondo, ma una ragazza forte, ironica, ambiziosa, un esempio da seguire per chiunque non abbia ancora trovato sé stesso.

Quindi, per tutte le ragazze che parteciperanno al Festival, ricordatevi che la bellezza non è un abito firmato, un tacco alto o una bella foto in copertina. La bellezza è il sorriso di un bambino al mattino, una tazza di te caldo in una sera d’inverno e la forza di chi, contro ogni avversità, si alza al mattino e sorride alla vita.