A partire dal 24 luglio, per diversi giorni, enormi incendi hanno colpito 11 Comuni sardi della zona di Planargia e Montiferru (Bonarcado, Santu Lussurgiu, Cuglieri, Sennariolo, Scano Montiferro, Tresnuraghes, Flussio, Tinnura, Magomadas, Suni e Sagama), in provincia di Oristano, riducendo in cenere circa 20 mila ettari di territorio. Le alte temperature e il vento di scirocco hanno alimentato il fuoco, che si è propagato velocemente.

Gli incendi hanno gravemente danneggiato case, aziende agricole, vigne, uliveti, animali, ma soprattutto incenerito gran parte dei boschi e macchia, distruggendo la protezione dei suoli che questi garantivano. Nell’agosto del 1994 un altro incendio aveva già in parte cancellato i boschi del Montiferru, proprio nella stessa zona.

L’ 11 agosto a Bosa, nel corso di un’assemblea molto partecipata, è nata la “Rete Montiferru e Planargia”, che riunisce gruppi esistenti, diversi tecnici e singolə provenienti da tutta l’isola e non solo, per un’analisi del territorio e dei pericoli incombenti: il rischio più immediato è certamente quello idrogeologico. I versanti montani colpiti dall’incendio sono composti per buona parte da frane, che erano naturalmente stabilizzate dal bosco. Con le piogge autunnali, violente e concentrate nel tempo e nei luoghi, questi versanti saranno inevitabilmente i più esposti ai fenomeni di dilavamento e ruscellamento delle acque selvagge e a frane per crollo o rotolamento di massi, cedimenti, colate di detriti o di fango, che andranno in buona parte a ostruire la rete idrografica.

Considerata la presenza di due canali tombati, con imbocco a monte dell’abitato, che confluiscono al suo interno, Santo Lussurgiu e i suoi 2.293 abitanti sono certamente i più esposti a gravissime conseguenze. La Rete Montiferru e Planargia ritiene che tali conseguenze vadano scongiurate con un intervento a monte del paese prioritario, straordinario e preventivo di manutenzione idraulico-forestale, a cura della Protezione Civile, con l’aiuto dei numerosi volontari che si sono già dichiarati disponibili.

La situazione di Santo Lussurgiu è simile a quella di Bitti, dove, nel novembre 2020, si verificò una devastante alluvione, con due morti. E la situazione di Bitti era ben più favorevole, essendo ancora protetta dal bosco che non aveva subito incendi.

Nell’assemblea del’11 settembre, la Rete ha ribadito che finora si è fatto troppo poco e che si deve intervenire subito e con mezzi adeguati.

La Regione Sardegna si è limitata a dichiarare lo stato di Emergenza Regionale. Il governo, con un decreto e poi con l’Ordinanza OCDPC 789 del 1° settembre 2021, ha dichiarato l’Emergenza Nazionale, stanziando solo 7 milioni di euro per tutte le 4 Regioni colpite dagli incendi estivi, di cui 2 milioni per la Sardegna, comprensivi di qualsiasi tipo e genere di intervento (indennizzi per case, animali ecc): una somma del tutto insufficiente anche solo per cominciare ad affrontare seriamente il rischio idrogeologico. Anche i tempi di attuazione dell’Ordinanza sono inadeguati e posteriori ai rischi incombenti. Subito dopo gli incendi, i volontari della RETE sono accorsi ad aiutare due delle realtà particolarmente danneggiate, la Comunità di Baumela (70 ettari nel territorio di Santu Lussurgiu) e l’azienda Fassi “Fogu Fuidu” di Tresnuraghes, ripulendo il territorio e i ruscelli, che ora vanno messi in sicurezza.

Per la riforestazione bisognerà aspettare un paio d’anni. Nel frattempo si sta iniziando a seminare piante spontanee e da sovescio autunnale: tarassaco, calendula, camomilla, colza, senape, selvatiche, leguminose (trifoglio, erba medica, lupino), borragine, ortiche, e mellifere, come lavanda, timo, rosmarino, mirto, corbezzolo, achillea, ginestra, santoreggia, così da ricreare il prima possibile un ambiente vivibile per i pochi impollinatori e artropodi rimasti.

Si è attivato anche un “censimento” delle aziende colpite per favorire, dove possibile, l’acquisto di loro prodotti e dare quindi un sostegno economico.

La prossima Assemblea della Rete si terrà a Tresnuraghes presso l’Azienda Fassi “Fogo Fuidu” il 21 settembre.

Chiara De Poli e Antonio Lupo