Ieri sera, al Sermig di Torino, la presentazione del libro di Adriana Fara, Stefano Stranges e Marioluca Bariona

Hanno partecipato gli autori, Ivana Borsotto Presidentessa della Focsiv, Stefano Tallia.

Il libro, edito da Eugraphia, è un reportage fatto in concomitanza con la visita del Papa in Iraq.

Gli autori si sono anche recati nei campi profughi del Kurdistan iracheno.

Le foto sono di notevole livello, i testi rivelano aspetti inediti della realtà di quella terra nella quale i kurdi hanno combattuto contro l’Isis, unica nella quale riescono ad autodeterminarsi, unica nella quale non sono annullati o ancor peggio perseguitati in quanto popolo.

Adriana Fara: “Mi rendo conto che è molto importante, continua negli anni ad essere importante, parlare di quest’area geografica.
E’ stato possibile realizzare il progetto grazie alla Focsiv che ci ha accreditato presso il Media Center di Erbil in Kurdistan nel marzo 2021.
Abbiamo dedicato moltissimo tempo (
ai campi profughi, n.d.r.) abbiamo chiesto tutte le autorizzazione e ci siamo resi conto che non sono così sicuri come raccontavano, e non solo per il Covid.
Il Kurdistan, anche se sembra un’area assolutamente protetta, non lo è per nulla. La situazione è molto tesa.
Abbiamo scritto questo libro, che è un reportage, in termini molto più emozionali di quanto non s’immagini.”

Marioluca Bariona: “Ciò che secondo me è importante è capire effettivamente quale sarà il futuro (del Kurdistan, n.d.r.) il viaggio del Papa ha portato felicità, speranza: sicuramente si scontra con alcune immagini dei campi che ospitano persone da anni senza documenti, senza possibilità di far ritorno alle proprie abitazioni perché rase al suolo o semplicemente perché queste persone che sono prive anche dei documenti di proprietà, le hanno perse.
La storia non va sempre bene, non soltanto a causa delle guerre, non è unicamente un problema di sfollati e rifugiati: ad esempio l’Iraq perde annualmente 250 Km² di terre coltivate a causa della crisi climatica e contemporaneamente nella parte nord, quindi nel Kurdistan, si verificano inondazioni che distruggono intere coltivazioni.
Ciò che dovremmo cercare di sviluppare riguardo a quella regione, così come anche riguardo all’Europa, è uno sguardo globale, comprendere che ciò che accade nella nostra Nazione, o in Europa, riguarda tutti gli altri.”

Stefano Stranges: “Abbiamo visto le persone sfoggiare i loro vestiti tradizionali (il 10 marzo, la giornata dell’abbigliamento kurdo, n.d.r.), ma le abbiamo viste in un non-luogo (i campi profughi, n.d.r.). Il paradosso è che nella loro nazione (di origine, n.d.r.), nelle loro case, non possono vestire quei vestiti che noi abbiamo visto sfoggiare con orgoglio all’interno di un campo profughi.
Un campo profughi, o un campo di accoglienza sono una situazione di emergenza, persone che abbiamo incontrato vivono in queste situazioni anche da sette anni, ciò non può essere ammissibile.
Credo che ‘il diritto alla meraviglia’, titolo di uno dei capitoli del libro, è qualcosa di cui tutti dovrebbero poter giovare, quel diritto alla meraviglia l’ho visto
(in Kurdistan, n.d.r.) in molte situazioni benché in mezzo al dramma, cosa che non ho visto in altri campi profughi in altre parti del mondo.

Adriana Fara ha poi citato una frase (riportata nel libro) dell’Arcivescovo Caldeo Bashar Warda: “Inutile parlare di dare speranza alle persone, speranza di vita, è sbagliato, tu devi mettere la speranza nella vita delle persone. E’ solo così che tu riesci a dare la forza alle persone per sopravvivere a qualunque cosa. Soprattutto devi dare dignità”.