La grave emergenza pandemica legata alla diffusione planetaria del Covid ha provocato, soprattutto a casa nostra, in occidente e nel nostro paese, una serie infinita di discussioni sulla sua nascita, la sua diffusione e i mezzi opportuni per contrastarla. Le varie prese di posizione si sono rilevate quasi sempre estreme e tra loro del tutto inconciliabili, forse perché hanno finito con l’andare abbondantemente oltre le questioni tecniche e di merito, per sfociare in dibattiti che riguardavano piuttosto i valori generali su cui si fonda la convivenza sociale: Quanto possiamo fidarci dell’informazione ufficiale e del mainstream? Fin dove può arrivare la libertà di scelta individuale? E di converso: fin dove si può spingere l’obbligazione verso i singoli in nome del dovere nei confronti della comunità?

Domande fondamentali che è del tutto naturale che si pongano alla attenzione di tutti ein tutta la loro drammaticità proprio in situazioni di straordinario pericolo. Dare risposte univoche e universalmente accettabili e accettate è tuttavia al momento quasi impossibile, viste le profonde differenze nella visione della crisi che lacerano il dibattito all’interno della opinione pubblica.

Volendo semplificare ai fini della comprensione, diremmo che, in questa fase in cui il centro delle dispute riguarda l’uso dei vaccini, tutte le posizioni possono essere sintetizzate nella contrapposizione tra noVax” e partigiani della immunizzazione di massa. I primi rivendicano la loro libertà di scelta, i secondi controbattono che per sconfiggere il virus bisogna impedirgli di circolare, e pertanto tutti dovremmo vaccinarci per senso di responsabilità verso gli altri. Posizione, quest’ultima, che non convincerà mai i noVax poiché, in realtà, le loro scelte prima ancora che sulla rivendicazione della libertà personale si basano sulla convinzione che il vaccino è inutile se non addirittura dannoso.

Siamo di fronte ad un evidente discorso tra sordi. Come ne usciamo? Personalmente sono favorevole alla vaccinazione di massa, ma capisco anche che in una situazione di tale eccezionalità, prodottasi oltretutto in tempi molto brevi, non possono non darsi ampi margini di incertezza che finiscono inevitabilmente per diventare motivi di differenziazione e di scontro. Tutti noi sostenitori dell’importanza dei vaccini, scienziati compresi, siamo consapevoli che non è possibile stabilire con assoluta certezza le possibili controindicazionie neppure ci è dato sapere fino a che punto e fino a quando ci proteggeranno, soprattutto rispetto alle varianti attuali e future.

Di fronte a questa impossibilità di convincere chi non la pensa come noi verrebbe da dire: che ognuno si tenga le sue verità! Purtroppo però ritengo che la gravità della situazione imponga una risposta univoca. Che si vaccini metà dalla popolazione non serve a niente. Anche ammettendo per comodità espositiva e per pura ipotesi, o come si dice comunemente: “ammesso e non concesso” che tutte le opinioni siano solo “credenze” e non assodate verità, e siano pertanto del tutto tra loro equivalenti, resta il fatto che una scelta collettiva e condivisa deve pure essere presa.

Per essere più chiari: sono convinto, non senza dubbi e ripensamenti, che nelle situazioni di estremo pericolo la salvezza passa dalla compattezza e dalla unità d’intenti di quello che in natura si definisce “il branco”. Tutti uniti su una sola decisione: o nessuno fa il vaccino, oppure ci vacciniamo tutti. Ma la LOGICA DEL BRANCO diviene molto pericolosa se la decisione viene lasciata ad un ipotetico capobranco, che nel caso dell’animale uomo significa il governo, o più in generale il potere politico. I governi decisionisti d’altra parte, come la storia ampiamente ci insegna, sono quelli che hanno spesso invocato l’unità della nazione magari per coinvolgerla negli orrori di una guerra.

L’unica alternativa al capobranco che mi viene in mente, suggerita dalla storia del pensiero politico, è il concetto roussoviano di “volontà generale” e cioè l’autoadesione spontanea della minoranza alle posizioni della maggioranza assunte come giuste “per definizione”. Per la verità sono sempre stato estremamente critico nei confronti del filosofo ginevrino il cui pensiero, se considerato rispetto a condizioni di permanente normalità, sfocia inevitabilmente in un totalitarismo autoritario, o come ha detto qualcuno, nella “dittatura della maggioranza”. Tuttavia se si pone l’esigenza, in condizioni di straordinaria eccezionalità, di avere ferree regole e comuni comportamenti, non riesco a pensare ad altro se non ad una sorta di scelta democratica (forse anche iper-democratica) fondata sulla logica plebiscitaria della alternativa secca tra il “SI” e il “NO”: non sto proponendo strane e formali procedure elettorali, ma semplicemente la necessità di prendere atto della volontà della maggioranza così come si esprime nei fatti, oltretutto in una situazione “ideale” in cui tutti sono letteralmente obbligati a prendere una decisione senza possibilità di astensionismi. O ci si vaccina o non ci si vaccina. Tertium non datur.

Ora mi pare che vi sia una netta maggioranza (credo presumibilmente del 70% e forse più) favorevole ai vaccini. (Sicuramente nel nostro paese ma quasi certamente anche a livello globale). Una maggioranza alla quale, per le ragioni dette, tutti dovrebbero adeguarsi, con due fondamentali precisazioni. La prima: non vale sindacare su come l’opinione o le credenze della maggioranza si siano formate. Per esempio attaccando il coro unanime del mainstream o le capacità manipolatorie dei media. L’opinione della maggioranza è un dato di fatto a prescindere da tutto. Funziona così anche nei sistemi elettorali: chi vince, vince e basta. Il come e il perché abbia vinto è un altro discorso. Seconda fondamentale precisazione: al di là di come la penso personalmente direi le stesse identiche cose anche se la maggioranza si fosse espressa contro i vaccini. In quel caso bisognerebbe prendere atto che la vaccinazione sarebbe del tutto inutile. Non scordiamoci a questo proposito del presupposto da cui siamo partiti: l’avere posto a livello ipotetico e procedurale che nessuno possiede verità assolute.

A questo punto la mia posizione si potrebbe esprimere come una sorta di “OBBLIGO VACCINALE VOLONTARIO”. (Ed il fatto che io sia costretto a sintetizzare il mio pensiero con un evidente ossimoro la dice tutta sulla complessità della situazione e sulla difficoltà a trovare facili soluzioni.) Tuttavia poiché gli ossimori sono nemici di qualunque possibile decisione, è necessario trasformare il contenuto concettuale del mio pensiero in una via in qualche modo praticabile. Cosa non facile, e soprattutto (almeno credo) possibile solo a costo di qualche necessario e doloroso compromesso.

In conclusione le proposte concrete in ordine logico e d’importanza: Penso che si debba innanzitutto insistere sul tentativo di persuadere i noVax mostrando disponibilità all’ascolto e al dialogo e puntando su argomenti non “perentori” e fondamentalmente non convenzionali (questo articolo si pone esattamente questo scopo). Inoltre, bisogna fare alcune “pressioni” per allargare la platea dei vaccinati, come – ad esempio – imporre l’obbligo ad alcune categorie professionali come gli insegnanti o prevedere delle restrizioni, progressive se necessario secondo l’evolversi delle cose, per i non vaccinati.

Capisco le problematiche che si pongono rispetto ai diritti di libertà personale, ma credo che le misure restrittive debbano essere intese, se possibile “in positivo”, come la sola strada per tentare di impedire, nel caso di un grave peggioramento della situazione generale, di trovarsi di fronte alla necessità di dovere ricorrere ad un OBBLIGO VACCINALE PER LEGGE, cosa sulla quale si può disquisire quanto si vuole giudicandola anche inammissibile, ma che di fronte alla “catastrofe” possibile in un modo o nell’altro finirebbe per essere imposto, se è vero, come ho cercato di argomentare, che c’è un improrogabile bisogno di compattezza che non può che realizzarsi intorno all’opinione prevalente, che, piaccia o no, a me pare molto chiara nel dire: “TUTTI VACCINATI”. Ma bisogna fare di tutto per non arrivare a tanto perché sarebbe comunque una disgrazia, seppure minore rispetto ad una possibile disgrazia maggiore.

(Un’ultima notazione personale. Voglio rendere tutti partecipi di quanto mi sia costato in termini di sofferenza intellettuale, per me che mi considero un libertario, giungere a queste conclusioni. E vi prego di credere che non lo dico per sentirmi giustificato).