Un saggio di Angelo Ficarra e dell’Anpi ricorda i manifestanti uccisi in via Maqueda nel corso della manifestazione antifascista del 1960 contro il governo Tambroni. Il libro sarà presentato domani a Palermo nell’ex-Noviziato dei Crociferi, di Via Torremuzza 21 alla Kalsa.

61 anni fa, il governo Tambroni, appoggiato dalla Democrazia Cristiana e dal Movimento Sociale Italiano (MSI), scatenò proteste di piazza in tutta Italia. Gli scontri più sanguinosi avvennero a Genova e Reggio Emilia, ma in tutta la penisola le forze dell’ordine spararono sulla folla e uccisero numerosi manifestanti. In un solo giorno, nella sola Palermo, l’8 luglio del 1960, quattro persone furono uccise a colpi di arma da fuoco dagli agenti in tenuta anti-sommossa. Tra le vittime della “battaglia di Via Maqueda” c’erano il sindacalista Francesco Vella, la casalinga Rosa La Barbera, l’operaio Andrea Gangitano e il minorenne Giuseppe Malleo.

A quelle vittime innocenti è dedicato l’interessante volume dell’Anpi, La battaglia di Palermo, scritto da Angelo Ficarra, con prefazioni dello storico Giuseppe Carlo Marino e della filosofa Finella Giordano. Il saggio di Ficarra (laureato in Fisica e presidente vicario dell’Anpi Palermo Comandante Barbato) sarà presentato giovedì 8 luglio, nell’Ex Noviziato dei Crociferi, di Via Torremuzza 21, a Palermo. Tra i relatori interverranno anche Ottavio Terranova, vicepresidente nazionale dell’Anpi, e Mario Ridulfo, segretario provinciale della Cgil.

Secondo lo storico Carlo Marino “il testo di Angelo Ficarra fornisce una puntuale esposizione analitica – mossa dalla passione civile e dalle emozioni di un testimone – della brutale repressione di cui si resero responsabili le cosiddette forze dell’ordine l’8 luglio 1960, a tragico danno delle forze popolari (in specie quelle del cantiere navale, degli edili e di una massa rilevante di disoccupati) scese in campo, per ufficiale mobilitazione dei sindacati e per speciale merito della Cgil, contro il tentativo autoritario del governo Tambroni”.

La “battaglia di Palermo” è una pagina storica dimenticata ma fondamentale perché si inserisce nell’alveo dei Fasci Siciliani, della Resistenza, delle lotte contadine, dell’Antimafia sociale, ma anche delle lotte operaie e studentesche.

Come evidenziato dalla filosofa Giordano, “sono le tappe della memoria storica e collettiva del popolo siciliano, segnate dalle lotte, anche eroiche, per la giustizia sociale e per la difesa della dignità umana, per l’emancipazione delle donne; una traccia che si snoda dal movimento dei Fasci dei lavoratori alla mobilitazione dei contadini del primo dopoguerra, fino alla partecipazione alla Resistenza e alla guerra di liberazione dal nazi-fascismo per approdare, infine, alle grandi manifestazioni popolari democratiche e antifasciste del ’60 che si svilupparono in tutta Italia contro le forze repressive messe in atto dai reazionari. Su queste pagine è calato un silenzio lungo e paralizzante che ci ha privato di momenti alti di una testimonianza umana fatta di altruismo e di solidarietà”.

Nel suo libro, Angelo Ficarra ripercorre i momenti della “Battaglia di Palermo”, rievocando non solo le quattro vittime, ma anche i feriti, i fermati e i processati. Ficarra (testimone oculare di quegli eventi) riporta altre testimonianze di manifestanti, atti istituzionali nonché le cronache del quotidiano L’Ora.

In quell’8 luglio del 1960 la manifestazione dei lavoratori e del popolo fu contrastata oltre che dalla Celere anche da una certa borghesia conservatrice e collusa preoccupata per i moti di piazza e interessata a difendere lo status quo e i privilegi del sistema di potere.

Secondo Ficarra, i manifestanti “erano scesi in piazza in difesa della Democrazia e della Costituzione animati dalla innata vocazione alla difesa della libertà e della dignità umana oltre che dagli alti ideali nati dalla Resistenza. Oggi nel ricordare innanzitutto quei caduti, vogliamo sottolineare la insensata, cieca violenza che dappertutto anche qui a Palermo come a Genova, Roma, Reggio Emilia, Catania e Licata segnò quelle giornate. Violenza figlia di una antica barbarie, lucida tragica conseguenza di una strategia del terrore che tentò di segnare una terribile egemonia, di umiliare i deboli quasi non fossero esseri umani, di cancellare non solo le vittime ma anche di impedirne, rendendola perseguibile, la memoria e con essa il sogno di una società umana”.