Seminare, pascolare, raccogliere le spighe e la legna, gratuitamente, in molti angoli del mondo sono state e sono azioni con cui si sostengono tante comunità contadine. Il Novecento è stato il secolo nel quale sono stati soppressi i diritti sugli usi civici, nati da quel mettere in comune. Oggi c’è chi li recupera e reinventa, come nel borgo di Giulianello, dove un presunto furto di pesce ha trasformato un gruppo di persone in una comunità.

In Provincia di Latina a pochi metri di distanza dal confine con la Provincia di Roma, c’è un piccolo borgo rinascimentale con poco più di duemila abitanti, Giulianello, frazione del Comune di Cori, noto per un bellissimo laghetto di origine vulcanica. In questo laghetto, i pastori da sempre vi portano le greggi all’abbeveraggio, i giulianesi vi vanno a pesca, oppure vi organizzano feste, incontri e passeggiate. Una comunità contadina coesa che ha nel territorio una delle principali risorse.

Succede però che un giorno, nel 1978, il professor Agostino Gabrielli, cittadino giulianese, viene denunciato con l’accusa di furto di pesce nelle acque del lago, di proprietà, secondo l’accusa, del signor Raffaele Prosperi. La difesa viene affidata a un giovane avvocato, Raffaele Marchetti. Il processo penale, si protrae a lungo tra appelli e ricorsi e si conclude soltanto nel 2003, stabilendo che il laghetto doveva essere consegnato dai privati all’intera comunità di Giulianello. Una vittoria su tutta la linea dell’avvocato Marchetti, da sempre appassionato difensore dei diritti delle collettività, che apre la strada all’accertamento degli usi civici, tema giuridico molto complesso e affascinante, per stabilire il riconoscimento alla collettività della possibilità di trarre sostentamento dalle risorse presenti in un territorio in un’ottica di tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale.

Giulianello del resto è un paesino dalla forte connotazione agricola e la cultura contadina, tramandata da generazione in generazione è ancora oggi molto presente. Andando a scavare nella storia di Giulianello, l’avvocato Marchetti scoprì che sin dall’Alto Medioevo, il territorio era divenuto speciale demanio della Chiesa romana, poi successivamente infeudato e passato dunque sotto la gestione delle famiglie nobili Conti, Salviati e Borghese. Un territorio feudale abitato e “usato” da sempre da contadini che esercitavano usi collettivi riconosciuti e rispettati dalla Chiesa e dai Signori. Si trattava degli usi di semina, del pascolare gratuito, dello spigatico, del legnatico, insomma, di tutto quello che poteva servire a sostentare la comunità. Diritti di uso civico che si sono tramandati intatti per secoli fino ai giorni nostri anche se, lungo tutto l’arco del ‘900, ci sono stati diversi tentativi di soppressione da parte dei signori locali e la piccola comunità di Giulianello è stata costretta ad attivarsi per mantenere e proteggere questi diritti. Le cronache locali riportano, ad esempio, che nel 1921 alcuni cittadini sono convenuti in giudizio davanti la Giunta d’Arbitri di Velletri per ripristinare alcuni diritti civici gravanti su quello che era considerato un territorio feudale, senza ottenere però alcun esito. Da allora, attraverso un percorso di battaglie legali che si è intersecato con quello per il diritto all’uso del lago, si è giunti fino al 1993, anno in cui la piccola comunità ha finalmente visto riconosciuto l’accertamento dei diritti di uso civico con sentenza definitiva e non modificabile. È stato perciò finalmente sancito un diritto legittimo della comunità violato per oltre settant’anni.

Riesce persino difficile immaginare quanto debba ricevere una collettività dopo aver subito settant’anni di violazioni di diritti legittimi. Un danno enorme come enorme è la cifra di risarcimento che la gente di Giulianello si è trovata ora a dover gestire. Nel frattempo l’avvocato Marchetti è prematuramente deceduto lasciando l’eredità morale a un gruppo di giovani locali che avevano seguito passo dopo passo l’evolversi dei processi. Un gruppo di persone motivate dal bene comune, con la voglia di mettere in pratica quei valori di collettività tanto discussi e dibattuti in questi lunghi anni di impegno. Nel 2010, attraverso una raccolta firme, si è costituito un ente gestore dei diritti, ASBUC – Amministrazione separata beni di uso civico – allo scopo di assicurare “… conservazione, sviluppo e tutela del patrimonio e diritti di godimento collettivo della comunità di abitanti sotto tutti gli aspetti, della produzione, di salvaguardia del sistema ambientale e territoriale, di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, garantendo l’intangibilità delle risorse non rinnovabili e l’utilizzo di quelle rinnovabili nei limiti della sostenibilità e per i bisogni degli utenti titolari” si legge nello statuto. La gestione è collettiva, l’assemblea è sovrana. Il Consiglio di Gestione si occupa delle questioni amministrative e porta in assemblea le proposte che vengono discusse e votate dalla comunità che attivamente partecipa. I primi anni di amministrazione sono stati determinanti perché il nascente Consiglio di Gestione ha dovuto creare le basi per lo svolgimento di tutte le attività amministrative e nonostante difficoltà e ostacoli di varia natura, si è riuscito a dar vita all’ente che ora è in grado di avviare e concretizzare idee e progettualità di cui si discute nel paese da decenni. Nel maggio 2021 la comunità di Giulianello si è espressa con parere largamente favorevole sulla proposta di acquisto di 105.51.83 ettari nell’area del laghetto e di un edificio storico, lo Stallone, per realizzare uffici di pubblica utilità. Si tratta di una scelta che segnerà radicalmente la storia di questo paesino perché la ricostituzione del patrimonio collettivo è il presupposto essenziale per dar vita ad attività basate sulla tutela e sulla valorizzazione del territorio e a progettualità che faranno da volano per l’economia locale.

Finalmente, la piccola comunità di Giulianello con tenacia e costanza è riuscita ad avviare un percorso di rinascita attraverso la partecipazione attiva dei cittadini. Grazie ai diritti di uso civico si sta imparando che esiste un nuovo modo di “possedere” in cui il soggetto attivo è la collettività che opera delle scelte che vanno oltre il mero calcolo venale e richiedono una capacità di immaginare il futuro della comunità. In altre parole, Giulianello non sta semplicemente acquistando dei beni ma sta dando concretezza a una visione della società.

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