È stata una ben riuscita manifestazione quella del NoG20, svoltasi mercoledì della scorsa settimana a Catania. Partito regolarmente da Piazza della Repubblica – dopo una trattativa (così come registrato anche da altre testate locali) degli organizzatori con la Digos, a causa del permanere del divieto sui cortei posto in essere dal Dpcm-Conte (unica parte rimasta in vigore con i successivi provvedimenti modificativi dettati del governo Draghi, subito dopo il suo insediamento) – il corteo si è concluso pacificamente (con un imponente schieramento delle forze dell’ordine appositamente transennato) nelle vicinanze di Piazza Annibale Riccò, a pochi passi del complesso monumentale benedettino, la location scelta per l’appuntamento del meeting interministeriale – presieduto dall’Italia – su “Lavoro e Istruzione”, nel quadro generale dei G20 celebrati di recente. Ovvero: il consesso internazionale riservato ai paesi delle principali economie, precluso -invece – ai paesi del sud del mondo che detengono immense risorse naturali, saccheggiate da sempre dalle agenzie economiche transnazionali e dalle potenze internazionali.

Nel corso della manifestazione, lungo il percorso, si sono registrati numerosissimi interventi, non solo di gruppi politici e sindacali strutturati o delle realtà di movimento organizzati, ma anche di singoli manifestanti. Una particolare menzione va fatta nei riguardi dei giovan* attivist* degli Spazi Sociali siciliani distintisi per la forte capacità comunicativa indirizzata alla cittadinanza che seguiva con molto interesse la contestazione. Fra questi vogliamo segnalare l’interessante intervento di una giovanissima militante del Friday for future, che ha dimostrato proprietà di linguaggio e di contenuti e, soprattutto, piena coscienza della questione climatica e dei suoi effetti devastanti anche sul piano sociale, indice di una generazione consapevolmente critica. Il pezzo di corteo del Friday for future è stato caratterizzato dal lancio in aria di un mappamondo che evocava l’indimenticabile scena del “Grande Dittatore” di Charlie Chaplin.

La mobilitazione siciliana che ha visto la partecipazione delle soggettività sociali attive nelle principali realtà territoriali dell’isola, secondo le dichiarazioni di intenti delle varie componenti, vuole essere la base di costruzione di un movimento che abbia una visione olistica comune, in cui si tengano assieme tutte le tematiche di lotta, a cominciare da quella antimilitarista (così come è stato esplicitato nel manifesto di convocazione del NoG20, contro quella che viene definita la riproduzione ideologica di una “ipocrita e cinica narrazione della «Sicilia ponte di pace») che da più di 40 anni ha trasformato l’Isola “in una piattaforma per le operazioni di guerra in mezzo mondo”.

Altri temi unificanti delle lotte, su cui si vogliono intensificare azioni rivendicative sociali, sono: il diritto alla libera migranza (con l’abbattimento delle frontiere e contro il razzismo) e il montante tema dell’emergenza sociale (ancor prima che economica) generata dalla crisi epidemiologica. In questa direzione, sembra, si stia pensando all’elaborazione di una piattaforma sociale rivendicativa da contrapporre all’impiego delle risorse del Recovery Fund ordito nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (cd PNRR), per la gestione del quale è stata istituita una cabina di regia ordoliberista sotto la diretta guida dall’ex governatore-BCE Draghi – ora capo di governo, chiamato al capezzale del moribondo “ceto politico” nostrano.

Insomma un PNRR che, a detta del movimento siciliano chiamato a raccolta in quel di Catania, non lascerebbe ben sperare per le sorti della maggioranza della popolazione – soprattutto al sud – al fine di assicurare una ripresa sociale migliorativa della qualità generale di vita, lasciando parimenti irrisolte le già precarie condizioni esistenziali pre-pandemiche, magari peggiorandole in nome della produttività con la rimozione di quelle misure di sostegno al reddito che hanno alleviato la condizione di vita di milioni di poveri.