Noam Chomsky: “Sull’anarchismo. Interventi da quattro decenni.”

17.04.2021 - Untergrund-Blättle

Quest'articolo è disponibile anche in: Francese, Tedesco, Greco

Noam Chomsky: “Sull’anarchismo. Interventi da quattro decenni.”
(Foto di Noam Chomsky intervistato per il documentario “The invisible class”, nel marzo 2011 / Joshua Hayes)

Nel dicembre 2020 è stato pubblicato in tedesco il libro di Noam Chomsky: Sull’anarchismo. Interventi da quattro decenni. Selezionati, tradotti e commentati da Rainer Barbey.

Il seguente testo è comparso originariamente come prefazione alla Antologija anarhizma di Rudolf Rizmann, in due volumi. Il pensatore anarco-sindacalista Rudolf Rocker ha descritto l’anarchismo moderno come l’incontro di “due grandi correnti […] che hanno trovato una grandissima espressione nella vita intellettuale dell’Europa prima e dopo la Rivoluzione francese: Socialismo e liberalismo”. Di conseguenza, gli elementi più costruttivi dell’anarchismo moderno, sia nella teoria che nella pratica, sono emersi da una critica del capitalismo liberale e da altre tendenze che si descrivono come socialiste. Gli ideali liberali dell’Illuminismo si potevano realizzare solo in modo molto parziale e limitato nell’emergente ordine capitalista: “La democrazia, con il suo motto di ‘uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge’, e il liberalismo, con il suo ‘diritto dell’uomo alla sua persona’, sono entrambi falliti a causa delle realtà dell’economia capitalista”, ha notato accuratamente Rocker. Coloro che per sopravvivere sono costretti a vendersi ai proprietari del capitale sono derubati di uno dei più importanti diritti fondamentali: il diritto al lavoro produttivo, creativo e soddisfacente, autodeterminato e solidale con gli altri. E sotto i vincoli ideologici della democrazia capitalista, l’imperativo supremo è quello di soddisfare i bisogni di coloro che sono in grado di decidere sugli investimenti; se le loro richieste non sono soddisfatte, non ci sarà produzione, non ci sarà lavoro, non ci saranno benefici sociali, non ci saranno mezzi di sopravvivenza.

Per necessità, tutti mettono da parte se stessi e i loro interessi in favore della necessità primaria di servire gli interessi dei proprietari e dei leader della società, i quali, inoltre, in virtù delle loro possibilità economiche, sono facilmente in grado di plasmare il sistema ideologico (i media, le scuole, le università e così via) nel loro interesse, di determinare il quadro degli eventi politici, i suoi parametri e programmi di base e, se necessario, di disporre dei mezzi della violenza di stato per prevenire qualsiasi attacco ai poteri stabiliti.

Agli esordi delle rivoluzioni liberal-democratiche questo fu succintamente riassunto da John Jay, presidente del Congresso Continentale e primo presidente della Corte Suprema degli Stati Uniti: “Coloro che possiedono il paese dovrebbero governarlo”. E questo naturalmente viene fatto, non importa quale fazione politica sia al potere in un dato momento. Le cose non potrebbero essere diversamente quando il potere economico è concentrato in uno spazio ristretto e le decisioni essenziali sulla qualità della vita, le decisioni sugli investimenti, sono fondamentalmente sottratte al controllo democratico.

Allo stesso modo, il principio di uguaglianza davanti alla legge può essere realizzato solo parzialmente nella democrazia capitalista. Lo stato di diritto esiste in vari gradi, ma troppo spesso la libertà nel mondo reale, come ogni altra cosa in una società capitalista, diventa una specie di merce: si ottiene tanto quanto ci si può permettere. In una società ricca, una gran parte della popolazione può ottenere libertà in quantità non indifferente, ma per coloro che non hanno i mezzi economici per rivendicarla, le garanzie formali dei diritti hanno poco significato.

In generale, gli ideali dell’Illuminismo possono essere realizzati solo in modi che sono un debole riflesso del loro significato umano. Il termine ‘democrazia capitalista’ è in realtà una contraddizione in termini, se per ‘democrazia’ intendiamo un sistema in cui i cittadini comuni hanno i mezzi per partecipare effettivamente alle decisioni che determinano le loro vite e influenzano le loro comunità.

[…]

Una grande conquista del XVIII secolo fu quella di concepire l’idea, e in qualche misura anche le forme di base, della democrazia politica, che includeva la protezione dei diritti personali contro il dominio autoritario. Ma rimane un obiettivo irraggiungibile quello di estendere la democrazia oltre l’arena strettamente circoscritta in cui funziona per metà a tutte le sfere della vita sociale ed economica, con un autentico controllo dei produttori sulla produzione e sugli investimenti e l’eliminazione delle gerarchie e delle strutture di dominio all’interno del sistema statale, del settore privato e di ampi segmenti della vita sociale.

Nella maggior parte dei paesi del mondo, le idee rivoluzionarie del XVIII secolo non si sono mai realizzate, per non parlare del superamento della miseria, della fame e della schiavitù da parte di potenze nazionali o straniere. Gli sforzi costruttivi per superare la miseria e l’oppressione sono naturalmente bloccati da coloro che approfittano della loro perpetuazione, la tragedia infinita della modernità.

I principi del vero socialismo rimangono una visione e un grande obiettivo per le lotte future. Per affrontarli, o anche per capire le questioni che devono essere affrontate, bisogna essere in grado di districarsi da una rete di falsità e distorsioni in cui l’uso del termine “socialismo” per descrivere un sistema che rifiuta vigorosamente i suoi principi fondamentali è solo una componente importante..

La tradizione delle idee anarchiche e, ancor più, delle lotte ispiratrici delle persone che hanno cercato di liberarsi dal dominio e dall’oppressione, deve essere conservata e mantenuta, non per congelare pensieri e idee in una nuova forma, ma come base per comprendere la realtà sociale e impegnarsi a cambiarla. Non c’è motivo di supporre che la storia sia finita, che le strutture di potere autoritario del presente siano fissate nella pietra. Sarebbe anche un grande errore sottovalutare le forze sociali che lotteranno per mantenere il potere e i privilegi.

La scienza di oggi è lontana dall’essere in grado di provare questo stato di cose, ma possiamo solo sperare che ‘l’istinto di libertà’ di Bakunin sia davvero una parte centrale della natura umana, e che non possa essere troppo a lungo sommersa e dominata da dottrine autoritarie di fede e dalla disperazione che provocano, dai rapporti di forza e dal caos da essi provocato.

Noam Chomsky

Traduzione dal tedesco di Lorenzo Paveggio, revisione di Diego Guardiani

Categorie: Cultura e Media, Diritti Umani, Politica, Scienza e Tecnologia
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