Giù le armi!

28.04.2021 - Heinrich Frei - INFOsperber

Quest'articolo è disponibile anche in: Francese, Tedesco

Giù le armi!
Due autori del Movimento per la Pace. Snowden è nato 140 anni dopo von Suttner. (Foto di ©pd)

Bertha von Suttner ed Edward Snowden hanno scritto libri sulle loro generazioni cresciute con il mito della guerra. Tra loro ci sono 140 anni di differenza.

Bertha von Suttner è diventata famosa grazie al suo romanzo “Giù le armi!” pubblicato nel 1889. Prima donna vincitrice del Premio Nobel per la Pace, descrive la vita della contessa viennese Martha Althaus, in gioventù una contessina «completamente circondata dal lusso». Martha ricorda le sue prime impressioni: «il concetto più alto della grandezza umana mi sembrava racchiudere l’eroismo di guerra». Suo padre, generale, «era così fiero della sua esperienza di guerra, e parlava delle ‘campagne a cui aveva partecipato’ con così tanta soddisfazione che inconsciamente mi dispiaceva per ogni uomo che non avesse ricordi simili.»  Martha Althaus, la protagonista del romanzo, all’età di 19 anni perde il suo primo marito in guerra e diventa in seguito una pacifista convinta. Il secondo marito condivide le sue idee, sebbene sia lui stesso un ufficiale dell’esercito austro-ungarico.

Bertha von Suttner, nel suo romanzo «Giù le armi!», illustra la glorificazione della guerra da parte di nobiltà e clero, e la facilità con cui le persone venivano condotte al patibolo della guerra in quei tempi. Nel 1905 Bertha von Suttner ricevette il Nobel per la Pace, che lei stessa l’aveva proposto. Morì nel 1914, poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Bertha von Suttner, autrice e ricercatrice di pace

Il suo libro «Giù le armi!» tratta anche la crudeltà dei campi di battaglia, le sofferenze dei feriti, le mutilazioni dei morti e il dolore dei familiari. Von Suttner critica pesantemente anche il ruolo dei religiosi militari, che danno la benedizione di Dio alle guerre. Anche oggi preti, vescovi militari, rabbini e imam militari sono pilastri importanti degli eserciti, in tempo di pace così come in guerra. I preti continuano a dire ai soldati di non aver paura: Dio sarà con loro se combatteranno contro il male e per la pace. In Germania ci sono circa 200 religiosi militari, circa per metà evangelici e cattolici, a cui si aggiungono quasi altrettanti cappellani. Per i 183.829 soldati attivi dell’esercito tedesco, è presente un religioso ogni 1000 soldati (1).

Il romanzo «Giù le armi!» di Bertha von Suttner è diventato, in Austria e in Germania, il segnale per la nascita di un movimento di pace organizzato. Per il resto della sua vita Bertha von Suttner fu attiva nel Movimento per la Pace. Le sue ultime parole furono: «Giù le armi! Ditelo a molti – a molti…»

La guerra non è una legge della natura, né la madre di tutte le cose                                   

Nella suo saggio intitolato «La guerra si vincerà combattendo», pubblicato nel 1967 dalla rivista Psychologische Menschenkenntnis (2), Bertha von Suttner scrisse: «Oggi voglio parlare non della pace, come mia abitudine, ma della guerra e della lotta contro di essa.» Si è opposta all’idea che «la guerra sia una legge della natura e anche la madre di tutte le cose». «Ragione e bontà non sono parole vuote», afferma von Suttner, «sono forze attive. Molti mali hanno spazzato via questi poteri: la schiavitù, l’Inquisizione, la condanna al rogo per eretici e streghe, la legge del più forte».

A 107 anni dalla morte di Bertha von Suttner

Oggi, a 107 anni dalla morte di Bertha von Suttner, dobbiamo purtroppo dire che la schiavitù non è stata abolita. Milioni di domestici, contadini, operai, bambini e detenuti in molti paesi vivono in condizioni simili alla schiavitù. Oggi le prostitute vivono come schiave sessuali nei bordelli o sottomesse a protettori e trafficanti di esseri umani. Ricordiamo anche Guantanamo, dove sono state estorte delle confessioni sotto tortura dai detenuti. Oggi la legge del più forte cede il posto a esecuzioni extragiudiziali dei sospettati con l’ausilio di droni.

All’epoca di Bertha von Suttner si parlava ancora di ministri della Guerra e di guerre di conquista. Oggi si parla con ipocrisia di ministri della Difesa, di guerre di difesa, di interventi umanitari o di esportazione della democrazia quando si tratta di controllare le riserve petrolifere.

Dal 1996 in Svizzera esiste un servizio civile per gli obiettori di coscienza

C’è comunque qualche successo: dopo una lunga battaglia, nel 1996 in Svizzera è stato introdotto un servizio civile per gli uomini che si rifiutono di imparare a uccidere nell’esercito. Prima dell’introduzione del servizio civile, in Svizzera ogni anno venivano condannate diverse centinaia di uomini a vari mesi di reclusione per obiezione di coscienza. Prima del 1996 molti coscritti cercavano uno psichiatra che diagnosticasse loro un difetto mentale, dichiarandoli inadatti al servizio militare. Forse con questa diagnosi, per le autorità questi uomini non erano nemmeno più adatti come insegnanti? Alla fine del suo saggio «La guerra si vincerà combattendo» leggiamo: «La certezza della vittoria, che dà forza ai principali movimenti per la pace, si basa sulla consapevolezza che la loro causa è la vita contro lo sterminio, che attirerà gradualmente a sé tutte le forze vitali e finirà per prevalere».

Perché Edward Snowden si è arruolato volontario nell’esercito?

Nel 2013, le rivelazioni di Edward Snowden, membro dei servizi segreti statunitensi, hanno fornito uno sguardo sulle pratiche segrete di sorveglianza e spionaggio mondiale degli USA. I genitori di Snowden erano bravi patrioti: il padre era un ufficiale della Guardia Costiera degli Stati Uniti e sua madre lavorava alla National Security Agency. Nel 2002 il diciannovenne Snowden si arruolò volontario nell’esercito per difendere la sua patria, in seguito al presunto attacco dei terroristi islamici negli USA dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di New York e al Pentagono di Washington. I genitori di Snowden erano contrari all’entrata nell’esercito del figlio. Durante un addestramento si fratturò entrambe le gambe e dovette lasciare l’esercito, diventando inadatto al servizio militare.

Il 7 ottobre 2001 gli USA e i loro alleati hanno cominciato la guerra al terrorismo, attaccando innanzitutto il regime talebano in Afghanistan, che non voleva estradare il presunto mandante degli attacchi dell’11 settembre, Osama Bin Laden. Nel 2003 la guerra al terrorismo è proseguita con l’invasione dell’Iraq, con la giustificazione che Saddam Hussein avrebbe minacciato il mondo con armi di distruzione di massa.

«A sinistra, a destra, a sinistra, a destra, uccidi, uccidi, uccidi!»

Nel suo libro «Permanent Record», Snowden scrive: «Ciò che rimpiango di più nella mia vita è il mio appoggio istintivo e acritico alla decisione dell’America di entrare in guerra dopo l’11 settembre 2001. «Ero sconcertato, ma era solo l’inizio di un processo in cui la mia capacità di giudizio è stata completamente annullata dai miei sentimenti. Ho preso per oro colato tutte le affermazioni diffuse dai media e le ho ripetute come se mi pagassero per farlo. Volevo essere un liberatore. Volevo salvare gli oppressi». L’atmosfera tra le reclute era elettrica: alcuni commilitoni di Snowden nelle Forze Speciali parlavano fino a notte fonda di cosa avrebbero fatto a Bin Laden una volta scovato. Come scrive Snowden, questo spirito aggressivo è stato alimentato nelle Forze Speciali con dei canti di marcia: «Sono entrato nelle grotte. I terroristi si nascondono. Prendo una granata e la butto dentro, a sinistra, a destra, a sinistra, a destra, uccidi, uccidi, uccidi!»

L’esempio di Snowden mostra come i singoli uomini e l’intera popolazione possono essere manipolati dalla disinformazione, oggi come nel diciannovesimo secolo, all’epoca di Bertha von Suttner.
Non è necessario aggiungere qui altro sui fatti dell’11 settembre 2001. È opportuno sottolineare che 3300 architetti e ingegneri diplomati pretendono una nuova indagine sugli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. La richiesta viene anche da piloti, giuristi, familiari delle vittime, vigili del fuoco e soccorritori (3).

Bugie per giustificare le guerre

Alcune bugie sono state smascherate. 1964: l’incidente del golfo del Tonchino, inscenato dagli USA, servì a giustificare l’espansione della guerra in Vietnam. 1990: la storia delle incubatrici in Kuwait inventata di sana pianta da una società di pubbliche relazioni americana contribuì a vendere all’opinione pubblica l’attacco all’Iraq. 2003: le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein erano una presunta minaccia all’umanità. Gli USA e i loro alleati si servirono di questa storia per scatenare una guerra preventiva contro l’Iraq.

Bugie simili sono già state diffuse in passato. Il 30 novembre 1939 l’artiglieria russa ha bombardato il villaggio di Mainila, situato nel suo territorio, accusando la Finlandia di aggressione. Poco tempo dopo, la Finlandia venne attaccata dall’Unione Sovietica. Nel 1933 i nazisti accusarono i comunisti dell’incendio del Reichstag. Poco tempo dopo, migliaia di comunisti, socialdemocratici e oppositori vennero arrestati e rinchiusi in campi di concentramento.

Note

(1) Cappellani militari  Militärseelsorge (Bundeswehr) – Wikipedia

(2) Bertha von Suttner, «La guerra si vince combattendo», Psychologische Menschenkenntnis, settembre 1967

(3) www.ae911truth.org e www.ae911truth.ch

 

Heinrich Frei per il giornale online INFOsperber

Questo articolo di Heinrich Frei è stato pubblicato sul sito di IFOR Schweiz, un’organizzazione per la pace. Heinrich Frei è membro del “Gruppo per una Svizzera senza Esercito” GSsE e si impegna per una politica di pace duratura.

Traduzione dal tedesco di Enrica Marchi. Revisione di Thomas Schmid.

Categorie: Cultura e Media, Diritti Umani, Pace e Disarmo, Politica
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