Polonia, l’attivista Marta Lempart a rischio arresto

14.02.2021 - Tiziana Ciavardini - Articolo 21

Polonia, l’attivista Marta Lempart a rischio arresto
(Foto di Articolo 21)

Rischia otto anni di carcere Marta Lempart, leader del movimento delle donne polacche Ogolnopolski Strajk Kobiet (lo sciopero nazionale delle donne) che avevamo intervistato qualche mese fa proprio a proposito della legge sull’aborto in Polonia.  É accusata di aver insultato la polizia anche attraverso gesti ostili, come sputi e spintoni e di essere entrata nei luoghi di culto come le chiese con bandiere Lgbt. É accusata soprattutto di aver violato le norme anticovid e favorito la diffusione della pandemia. Le accuse contro Marta Lempart sono state annunciate giovedì a Varsavia dalla portavoce della Procura della capitale, Aleksandra Skrzyniarz.

L’indagata si legge nelle accuse “ha insultato agenti delle forze dell’ordine facendo il gesto di sputare loro in faccia e profferendo contro di loro parole volgari”, e inoltre organizzando cortei “ha favorito la diffusione del coronavirus causando molti contagi”. Per questo rischia una condanna a otto anni di reclusione.

Alcuni mezzi d’informazione come Strajk Kobiet hanno invece fatto notare che Marta Lempart non avrebbe potuto sputare sui poliziotti in quanto indossava una mascherina protettiva, immortalata anche da alcune foto.

L’episodio risale alla fine di gennaio in cui in Polonia ci sono state numerose manifestazioni contro l’entrata in vigore della legge sull’aborto, che prevede il divieto quasi totale di interruzione di gravidanza. Una sentenza pubblicata da parte della Corte Costituzionale nella Gazzetta ufficiale Giá da tempo la Corte Costituzionale di Varsavia aveva stabilito che anche in caso di malformazioni di un futuro bambino non sarebbe stato consentito l’aborto. Una decisione che limita dunque le possibilità di ricorrere a un’interruzione di gravidanza.

Un verdetto dell’Alta Corte, sotto la guida della presidentessa Julia Przylebska, ha affermato che la legislazione che lo permetteva era «incompatibile» con la Costituzione del paese, che tutela invece «il diritto alla vita».

La Corte Suprema del paese ha ritenuto di conseguenza incostituzionale l’attuale legge. Dunque, con la nuova legge le interruzioni di gravidanza saranno possibili solo in caso di stupro, incesto o rischio per la vita della donna. Nel 2019, secondo i dati ufficiali, in Polonia si sono registrati 1110 aborti, 1074 dei quali causati proprio da malformazioni e patologie irreversibili del feto. Questa legge è in linea con gli assurdi programmi della coalizione di destra ultra-cattolica al governo. Il partito PiS di legge e giustizia della Polonia e i suoi partner della coalizione sono infatti allineati strettamente alla Chiesa cattolica e promuovono un’agenda sociale conservatrice.

Solo qualche mese fa il Ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro aveva dichiarato che la Convenzione di Istanbul, varata nel 2011 e firmata dalla Polonia un anno dopo, contiene alcuni “concetti ideologici” che non possono essere condivisi dall’attuale esecutivo e per questo motivo la Polonia sarebbe uscita dalla convenzione.

Marta Lempart ci aveva già detto che il programma del governo era quello di “legalizzare la violenza domestica” e aveva previsto che la legge sull’aborto nonostante le protesta sarebbe comunque entrata in vigore. Durante la manifestazioni molti striscioni hanno la scritta “PiS è l’inferno delle donne”. Il Presidente della Polonia Andrzej Duda aveva affermato di voler introdurre in Polonia “nuove regole” per la popolazione e l’entrata in vigore della legge sull’aborto conferma che la linea che il paese sta seguendo é ultraconservatrice.

E proprio su queste nuove regole che il governo sta introducendo Marta ci aveva detto: “Ci odiano e faranno tutto il possibile per rendere le nostre vite invivibili. Ci toglieranno tutti i diritti civili. Cercheranno di costringere le persone a lasciare il paese a causa delle campagne diffamatorie da parte del governo e della televisione pubblica sulle violenze dirette che subiscono le persone LGBT. Li odio davvero tutti. E per me dovrebbero essere in prigione”.

Anche il Parlamento Europeo, che aveva durante l’estate sospeso i fondi europei previsti per progetti di inclusione, dopo che alcuni comuni polacchi hanno dichiarato di essere “zona libera dal Lgbt” ha espresso il suo rammarico per la nuova legge sull’aborto. “Il divieto di abortire in Polonia è un attacco ai diritti fondamentali” si legge in una nota congiunta, da parte dei presidenti delle commissioni per la Parità di genere e i diritti delle donne e degli Affari interni del Parlamento Europeo. Gli eurodeputati esprimono solidarietà con in manifestanti e tornano a chiedere al governo polacco di modificare la legge sull’aborto. La legge è ufficialmente entrata in vigore in Polonia, poiché la sentenza della Corte Costituzionale di ottobre sull’aborto è stata pubblicata ieri sulla Gazzetta ufficiale polacca.

In Polonia la misoginia regna sovrana – ha detto Evelyn Regner, eurodeputata e presidente della commissione per la Parità di genere. Il divieto de facto dell’aborto promosso dal governo polacco interferisce direttamente con l’autonomia e l’integrità fisica delle donne”. L’europarlamentare ricorda che nel novembre 2020 il Parlamento Europeo “ha condannato fermamente la sentenza della Corte Costituzionale, che non è più indipendente”. Inoltre, “il Parlamento ha ripetutamente chiesto che il diritto all’autodeterminazione del corpo sia sancito nella Convenzione UE dei diritti dell’uomo e che i fondi dell’UE siano collegati a criteri basati sullo stato di diritto”, ha aggiunto. “Dobbiamo opporci a tali attacchi ai diritti umani fondamentali nel cuore dell’Europa”.

Secondo gli eurodeputati la normativa polacca spingerebbe le donne ad agire illegalmente mettendo a rischio la vita. “Gli attacchi allo Stato di diritto, alla democrazia e ai diritti fondamentali in Polonia devono essere affrontati con urgenza – ha detto il presidente della commissione Affari interni, Juan Fernando López Aguilar, eurodeputato.

L’indipendenza della magistratura in Polonia non è più garantita, come dimostra questa sentenza. Il diritto di una donna di prendere decisioni sulla propria gravidanza senza essere perseguita non dovrebbe essere incostituzionale in nessun paese dell’Unione Europea”.

https://www.articolo21.org/2020/08/cosa-succede-in-polonia-le-parole-di-lempart-attivista-polacca/

Categorie: Diritti Umani, Europa, Politica
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