6 gennaio 2021

04.02.2021 - Stati Uniti - David Andersson

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Tedesco, Portoghese

6 gennaio 2021
Gas lacrimogeni lanciati fuori dal Campidoglio degli Stati Uniti il 6 gennaio 2021 (Foto di Tyler Merbler, Creative Commons)

Negli ultimi mesi ho scritto 13 articoli su questioni sociali sorte da ciò che chiamo la “cultura dell’ Occidente bianco“. Poi c’è stato il 6 gennaio. Pochi giorni dopo The Hill ha pubblicato un articolo intitolato “Pelosi dice che i ribelli hanno scelto la loro ‘bianchezza’ al posto della democrazia“, e ha ragione, ma nessuno vuole affrontare la questione razziale e il mainstream preferisce continuare a vederla come una questione politica. Lo slogan dei bianchi è relativamente semplice ed è stato lo stesso per secoli: espandere e mantenere il potere attraverso la violenza. La democrazia, la libertà e la ricerca della felicità sono state usate come sofisticata giustificazione per l’uso della violenza in tutte le sue forme.

In realtà, il modo di affrontare la questione della bianchezza è quello di rimuovere la violenza come possibile metodo di sviluppo. Twitter ha scelto di chiudere l’account di Trump per fare “tutto il possibile per fermare la diffusione della violenza” (NYTimes, 16 gennaio, “Inside Twitter’s Decision to Cut Off Trump”). Dopo il Martin Luther King Jr. Day, ci viene ricordata l’eredità di King e l’incredibile risultato del Movimento per i diritti civili nello scegliere la nonviolenza come strumento per smantellare la segregazione razziale istituzionalizzata e la discriminazione.

Allora oggi offriamo un nuovo slogan per i nostri amici bianchi: “Fate tutto il possibile per fermare la diffusione della violenza”. C’è bisogno di un movimento civile bianco che trasformi questa cultura e si assuma la responsabilità di secoli di colonialismo, schiavitù, segregazione, incarcerazione, militarismo e povertà. Possiamo iniziare riparando due volte i danni già fatti: non giustificheremo più la violenza e continueremo a educare, chiarire, sensibilizzare, responsabilizzare e umanizzare. Continueremo a chiedere insistentemente politiche pubbliche che proteggano, prevengano e riparino.

A livello economico, sosterremo il Reddito di Base Universale per alleviare e ridurre la violenza economica generata dalla concentrazione del capitale in poche mani. Negli Stati Uniti si è discusso ferocemente su come risarcire la schiavitù, da quando il generale dell’esercito dell’Unione William Tecumseh Sherman promise 40 acri e un mulo a 4 milioni di schiavi liberati nel 1865; è una promessa attesa da tempo. A livello politico, dobbiamo espandere il diritto di voto il più possibile, rendendo la nostra democrazia più diretta e inclusiva e assicurandoci che le minoranze e le persone di colore abbiano accesso a tutte le forme di potere. Nello stesso modo in cui abbiamo usato la violenza gli uni contro gli altri, siamo stati violenti contro il nostro stesso ambiente e adesso dobbiamo fare tutto il possibile per rallentare il cambiamento climatico. Dovremo sostenere il trattato per la messa al bando delle armi nucleari, ridurre i nostri enormi bilanci militari, smilitarizzare la polizia e creare istituzioni che facciano tutto il possibile per fermare la diffusione della violenza.

Queste proposte sono forti e valide, ma non sono sufficienti. Qualcosa deve accadere anche a livello personale, non solo sociale. Il cambiamento deve avvenire nel profondo della nostra coscienza e nei nostri cuori. Come rispondo alla violenza? Sono davvero convinto che la violenza non sia una soluzione? La violenza si manifesta in molte forme – odio, vendetta, imporre le proprie convinzioni o il proprio stile di vita, discriminazione, sfruttamento economico delle persone. In conclusione, possiamo tutti trarre beneficio meditando sulla seguente raccomandazione tratta da “Il Cammino” del Messaggio di Silo:

“Impara a trattare gli altri nello stesso modo in cui vuoi essere trattato.

Impara a superare il dolore e la sofferenza in te, nel tuo prossimo e nella società umana.

Impara a resistere alla violenza che c’è in te fuori di te”.

Traduzione dall’inglese di Silvia Nocera. Revisione di Thomas Schmid

Categorie: Nonviolenza, Nord America, Opinioni, Politica, Umanesimo e Spiritualità
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