Lettera aperta a Joe Biden riprende parole del Papa

31.01.2021 - Stati Uniti - David Swanson

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Tedesco

Lettera aperta a Joe Biden riprende parole del Papa

Caro presidente Joe Biden,

Congratulazioni e auguri!

Il Papa lo scorso ottobre ha scritto queste parole:

“Non possiamo più pensare alla guerra come soluzione, dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all’ipotetica utilità che le si attribuisce. Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”. Mai più la guerra!”242

Alla nota 242, Papa Francesco ha scritto: “Anche Sant’Agostino, che elaborò un’idea della ‘guerra giusta’ che oggi ormai non sosteniamo, disse che «dare la morte alla guerra con la parola, e raggiungere e ottenere la pace con la pace e non con la guerra, è maggior gloria che darla agli uomini con la spada» (Epistula 229, 2: PL 33, 1020)”.

Signor Presidente, come miscredente sia nella religione che nell’autorità, non la incoraggerei mai a obbedire ciecamente al Papa. Come credente nella democrazia reale, la incoraggerei a far rivivere l’emendamento Ludlow e a dare al governo degli Stati Uniti il potere di prevenire le guerre. Come credente nello stato di diritto, la incoraggerei a leggere la Carta delle Nazioni Unite, il Patto Kellogg-Briand, gli statuti che regolano l’omicidio di numerose nazioni e – se lo desidera – i Dieci Comandamenti, e a mettere rispettosamente in discussione i sofismi del suo appena confermato Direttore dell’Intelligence Nazionale. (Spererei, come minimo, che lei lasciasse cadere le sanzioni imposte dal suo predecessore ai funzionari della Corte Penale Internazionale).

Ma credo che, per tutti gli enormi volumi di letteratura selvaggiamente contorta sul se e quando i cattolici debbano obbedire al Papa, praticamente nessuno di essi dice che la gente non dovrebbe dare alle parole del Papa almeno un minimo di considerazione prima di opporsi drasticamente ad esse. Questo è tutto ciò che le chiedo. Si dice che lei sia stato abbastanza saggio da opporsi alla guerra in Libia, che è stata “venduta” come causa umanitaria. Cosa in questa sua saggezza non si applica ad ogni altra guerra, attuale o potenziale?

Lunedì, la gente di tutto il mondo chiederà la fine della guerra nello Yemen. Lunedì sarà il suo quinto giorno completo in carica. Il suo candidato a Segretario di Stato ha appena testimoniato a sostegno della fine della partecipazione degli Stati Uniti alla guerra in Yemen. Il Congresso ha già votato per porvi fine e ha realizzato che il suo predecessore aveva posto il veto. Le organizzazioni umanitarie di tutto il mondo l’hanno da tempo e universalmente considerata come la peggiore crisi improvvisa e inutile che esista. Ogni giorno stanno morendo bambini senza una ragione. Vuole finirla ora? Metterà fine alla presenza dell’esercito degli Stati Uniti? Metterà fine alla fornitura di informazioni e armi ai combattenti?

Papa Francesco ha detto questo a una sessione congiunta del Congresso sei anni fa: “Perché vengono vendute armi mortali a coloro che progettano di infliggere sofferenze indicibili agli individui e alla società? Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente nei soldi: soldi che sono intrisi di sangue, spesso sangue innocente. Di fronte a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi”. La sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti ha dato a questo commento una standing ovation.

Metterà fine alle guerre in Afghanistan, Siria, Iraq, Somalia? Si impegnerà a non iniziarne di nuove?

Il governo degli Stati Uniti è attualmente ossessionato da una rivalità con la Cina che è irrazionale e distruttiva quando ciò di cui il pianeta ha bisogno è la cooperazione. Ma la Cina, come ha spiegato il presidente Carter al presidente Trump, ha successo economico senza fare tutte queste guerre e spendere tutto questo denaro nelle forze armate. Usare questo successo come giustificazione per una maggiore belligeranza non ha senso nemmeno nei suoi stessi termini.

Se vuole considerare il fallimento della Teoria della Guerra Giusta in dettaglio, può leggere questo libro. L’ho inviato con amici anni fa ad un incontro in Vaticano per discutere di questo problema. Il Papa e i cardinali hanno esaminato attentamente la questione, senza l’influenza di finanziamenti dell’industria bellica. Credo che abbiano raggiunto molto chiaramente l’unica risposta possibile. Una parte fondamentale della risposta sta nel fatto che la vasta spesa di risorse per le forze armate ha finora causato più morte e sofferenza di tutte le guerre, a scapito di tutto il bene che invece avrebbe potuto fare.

So che lei è ansioso di riunire i paesi “liberi” in opposizione ai paesi “non liberi”. La esorto rispettosamente a tenere presente che gli Stati Uniti sono in fondo alla lista dei paesi liberi secondo ogni criterio di libertà, che gli Stati Uniti armano, addestrano e/o finanziano il 96% dei paesi non liberi, che la conversione alle industrie pacifiche si ripaga da sola e può facilmente coprire le necessità di ogni lavoratore colpito, che la deputata Omar ha proposto uno Stop Arming Human Rights Abusers Act che sarebbe un ottimo inizio, e che l’opinione pubblica degli Stati Uniti appoggia gli obiettivi del nuovo comitato del Congresso, formato dai membri Pocan e Lee, volti a reindirizzare la spesa militare verso iniziative umanitarie e ambientali (una fonte più assennata del debito, tra l’altro, per coprire le iniziative da 1,9 trilioni di dollari di cui c’è grande bisogno).

Gli Stati Uniti hanno ricoperto il mondo di basi militari che generano guerre molto più di quanto non le prevengano. Siamo ormai a 60 anni dall’avvertimento del presidente Eisenhower su come il pensiero industriale militare avrebbe corrotto ogni aspetto della nostra società. Non avrebbe potuto avere più ragione. Ma ciò che abbiamo sbagliato, possiamo correggerlo. Questo è un tempo di grandi cambiamenti. La poetessa intervenuta al suo insediamento sostiene di vivere in una nazione che non è spezzata, ma semplicemente incompiuta. Dimostriamo che ha ragione.

Cordiali saluti,

David Swanson

Traduzione dall’inglese di Flavia Negozio. Revisione di Thomas Schmid

Categorie: Nord America, Opinioni, Pace e Disarmo
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