Diabolico patto di privazione dei diritti

15.10.2020 - GERMAN-FOREIGN-POLICY.com

Quest'articolo è disponibile anche in: Tedesco

Diabolico patto di privazione dei diritti
(Immagine da CC Wikimedia)

Il patto UE sui migranti presentato dalla von der Leyen a fine settembre imita le misure illegali adottate dagli ungheresi. Intanto le potenze occidentali stanno già creando nuove condizioni che spingono i migranti all’esodo.

Il nuovo patto sui migranti firmato dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen adotta elementi illegali delle politiche ungheresi di respingimento dei rifugiati, fortemente criticate dalle organizzazioni per i rifugiati e i diritti umani. Secondo il patto, i rifugiati provenienti da stati con un basso tasso di riconoscimento del diritto d’asilo potranno essere internati in appositi campi. La durata della detenzione può ufficialmente arrivare fino a sei mesi. Campi di questo tipo (“campi di transito”) erano già stati istituiti precedentemente dall’Ungheria, che ha però dovuto annunciare in primavera che sarebbero stati chiusi dopo che la Corte di Giustizia Europea (CGCE) aveva dichiarato illegali le pratiche di internamento ungheresi. L’UE ha intanto iniziato la costruzione di campi di questo tipo; uno è in costruzione sull’isola greca di Samos e un altro sarà istituito a Lesbo. Le organizzazioni per i rifugiati e i diritti umani hanno criticato aspramente i campi, definendoli un “diabolico patto di privazione dei diritti”. Nel frattempo, le potenze occidentali stanno creando le condizioni per altre ondate migratorie: brutali sanzioni stanno affamando la popolazione della Siria.

L’Ungheria come modello

Le disposizioni centrali del nuovo patto migratorio dell’UE (“New Pact on Migration and Asylum“) corrispondono in gran parte a un concetto che l’Ungheria aveva attuato con i suoi “campi di transito”. I rifugiati provenienti dalla Serbia che volevano chiedere asilo in Ungheria dovevano presentarsi ai valichi di frontiera di Röszke o Tompa e venivano internati in campi fino a quando non fosse stata presa una decisione sulla loro richiesta. Potevano volerci mesi. Il governo ungherese si è difeso dall’accusa di aver imprigionato persone innocenti sostenendo che i rifugiati erano liberi di tornare in Serbia in qualsiasi momento; questo era un “Paese terzo sicuro” perché non c’era alcuna minaccia di persecuzione. I “campi di transito” non solo sono stati fortemente criticati in Germania e in altri paesi dell’UE, ma in primavera la Corte di Giustizia Europea (CGCE) ha anche classificato le pratiche di Budapest come chiaramente illegali, stabilendo che i rifugiati erano stati privati della loro libertà nei campi, e che questo non era ammissibile. Anche se uno stato può costringerli a non lasciare la regione di confine per un certo periodo di tempo, tale periodo non può superare le quattro settimane[1]. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha poi annunciato che il suo governo avrebbe chiuso i “campi di transito”.

“Un procedimento indegno di uno Stato di diritto”

Il nuovo patto migratorio UE prevede di sottoporre i rifugiati provenienti da paesi con un basso tasso di riconoscimento dell’asilo – meno del 20 per cento – a una procedura di frontiera accelerata. Finché la procedura è in corso, si considera che i rifugiati non siano entrati nel paese; non possono circolare liberamente nel paese e vengono internati in una zona o campo di transito. Secondo i piani della Commissione UE, la procedura può durare fino a dodici settimane; ciò significa che i richiedenti asilo saranno trattenuti tre volte più a lungo di quanto consentito dalla Corte di Giustizia Europea. Se la loro domanda d’asilo viene respinta, seguirà una procedura di rimpatrio alla frontiera, anche in questo caso della durata consentita fino a dodici settimane. Chi entra nel Paese da un cosiddetto Paese terzo sicuro – la Turchia è considerata tale – non ha alcuna possibilità di ottenere asilo nell’UE.[2] Il parallelismo con il modello ungherese è evidente. Inoltre, i rifugiati hanno scarso o nessun accesso all’assistenza legale nei futuri campi di transito dell’UE e, come osserva l’organizzazione di rifugiati Pro Asyl, “solo un’istanza è prevista per i procedimenti di appello nelle procedure di frontiera”. L’appello contro un rifiuto “non avrebbe alcun effetto sospensivo automatico”[3]. Non c’è “nessuna possibilità di procedure ordinate e costituzionali degne di uno Stato di diritto”, riassume un membro dell’organizzazione Kindernothilfe[4].

Normative europee

I campi in cui i rifugiati saranno internati alle frontiere esterne dell’UE non sono un progetto futuro, ma già in costruzione. Il primo è attualmente in costruzione sull’isola greca di Samos, a sud-ovest della città portuale turca İzmir. Il campo ospiterà un totale di 2.100 rifugiati, 900 dei quali in un’area chiusa, come riportato nei documenti del Ministero dell’Immigrazione greco. Anche la libertà di movimento di coloro che vivranno al di fuori dell’area chiusa sarà limitata. Per esempio i cancelli, che possono essere oltrepassati solo con braccialetti di chip, rimarranno chiusi di notte. La struttura ricorda chiaramente un “centro di detenzione”, ha detto un esponente di Medici Senza Frontiere (MSF) [5]. Dato che il centro si trova a cinque chilometri dalla città più vicina, il dipendente di MSF parla di evidente “segregazione”. Non è inoltre chiaro se MSF e altre organizzazioni non governative potranno operare nel campo. Per la costruzione di questo e di altri campi (“Multi Purpose Reception and Identification Centres”, RIC), l’UE fornisce circa 130 milioni di euro. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha confermato che anche a Lesbo verrà costruito un RIC, dicendo che soddisferà gli “standard europei”[6].

“Diabolico”

Il nuovo patto migratorio dell’UE della von der Leyen, che comprende anche le cosiddette sponsorizzazioni di espulsione, è stato fortemente criticato: gli Stati che non vogliono accogliere rifugiati potranno espellere i richiedenti asilo respinti dall’UE. L’eurodeputata liberale olandese Sophie in ‘t Veld del partito ‘D66’, per esempio, afferma: “La politica migratoria dell’UE è stata conquistata dall’estrema destra. “[7] “L’anno 2020″, osserva Pro Asyl, è da considerarsi come “un ulteriore punto basso nella storia europea per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e la protezione dei rifugiati”: “Colpi d’arma da fuoco al confine greco-turco; la sospensione temporanea del diritto d’asilo in Grecia; violenti respingimenti sulla rotta balcanica; barche di rifugiati trascinate in acque turche dalla guardia costiera greca” – e infine, dopo l’incendio del campo di Moria, l’UE ha anche rifiutato 12000 rifiugiati senzatetto. Günter Burkhard, amministratore delegato di Pro Asyl, accusa la Commissione UE sotto la suo presidente tedesca di tradire “i diritti umani delle persone in cerca di protezione”: “Questo è un diabolico patto di privazione dei diritti”[9].

Le cause della fuga

Nel frattempo le potenze occidentali, le cui guerre hanno spinto la maggior parte delle persone rifugiate nelle isole greche a lasciare i loro paesi d’origine [10], stanno creando in Siria le cause per la prossima ondata di fuga. Il paese, già devastato dalla guerra, non solo è attualmente colpito duramente dalla pandemia di Covid-19, ma è anche soggetto alle nuove sanzioni statunitensi che, come riferisce il capo della Caritas International, Oliver Müller, stanno portando ad un’ulteriore penuria di cibo[11]. Oggi quasi quattro quinti dei cittadini siriani vivono al di sotto della soglia di povertà, anche a causa delle sanzioni occidentali già in atto. Undici milioni di siriani dipendono addirittura dagli aiuti umanitari. Le sanzioni americane recentemente imposte rendono ancora più difficile rifornire la popolazione, anche perché le banche si sono rifiutate di trasferire denaro in Siria per paura di rappresaglie americane. Questo, ad esempio, mette a repentaglio il pagamento dei dipendenti locali di organizzazioni umanitarie come la Caritas. “Le nostre sofferenze hanno molto a che fare con le sanzioni”, conferma un sacerdote francescano di Aleppo; la situazione nella città siriana settentrionale è ora “peggiore che durante l’assedio”[12]. Se l’Occidente persegue la sua politica sanzionatoria, non si può escludere un nuovo esodo di massa dalla Siria – per pura fame.

1] Marlene Grunert, Stephan Löwenstein: Nuovi ostacoli alla riforma dell’asilo. Frankfurter Allgemeine Zeitung 29.05.2020.

2], [3] Procedure di frontiera in condizioni di detenzione – il futuro del sistema europeo di asilo? proasyl.de 23.09.2020.

4] Kindernothilfe: il patto migratorio dell’UE deve prestare maggiore attenzione al benessere dei bambini. evangelisch.de 24.09.2020.

5] Ann Esswein: La pazienza è finita – La situazione dei rifugiati su Samos. dw.com 23.09.2020.

6] Marion MacGregor: l’UE aiuterà a costruire il nuovo campo di Lesbo. infomigrants.net 24.09.2020.

7] Jennifer Rankin: Le proposte migratorie dell’UE attirano la rabbia della sinistra e lasciano domande senza risposta. theguardian.com 23/09/2020.

8] Procedure di frontiera in condizioni di detenzione – il futuro del sistema europeo di asilo? proasyl.de 23.09.2020.

9] Patto diabolico di privazione dei diritti – La prima reazione di PRO ASYL al Nuovo Patto per la migrazione e l’asilo. proasyl.de 23.09.2020. Vedi anche (in lingua tedesca): Die griechische Blaupause, Europas Schild.

10] Die Fluchtverursacher

11] Come aiutare la popolazione siriana? Frankfurter Allgemeine Zeitung 23.09.2020.

12] Siria: La situazione ad Aleppo è “peggiore che durante l’assedio”. vaticannews.va 23.09.2020.

 

Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid. Revisione di Maria Fiorella Suozzo.

 

Categorie: Migranti, Pace e Disarmo, Politica
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