Covid-19: il rimpallo di responsabilità tra Stato e cittadini

17.10.2020 - Fabrizio Maffioletti

Covid-19: il rimpallo di responsabilità tra Stato e cittadini

La seconda ondata: gli epidemiologi la paventavano, ed ora la recrudescenza della patologia Covid-19 è realtà in tutta Europa. 

Ci troviamo, per riassumere brevemente, di fronte ad un virus molto contagioso, del quale si sa poco, per il quale non ci sono cure certe e vaccini e la cui patologia, il Covid-19, può essere letale.

Certo non siamo ai livelli di febbraio/marzo in cui in Europa ci siamo trovati completamente spiazzati di fronte ad un’epidemia di Sars-Cov-2 che credevamo lontana e confinata all’Estremo Oriente.

Ovviamente, essendoci una recrudescenza molto elevata di contagi, i Governi stanno attuando misure di contenimento, andando a incidere sulle abitudini personali: il benessere ci ha disabituato alla “resilienza” e probabilmente alla capacità di riflettere sulle priorità.

Abbiamo visto a marzo che la pandemia ha messo in crisi tutti  sistemi sanitari europei, per non parlare in Italia di episodi di collasso del sistema: alcuni medici sono stati costretti a scegliere chi poteva andare in terapia intensiva e chi no a causa della mancanza di posti, scegliendo di fatto chi tentare di salvare e chi no.

Come cittadini abbiamo delle responsabilità da mettere in campo un una situazione come questa?

La nondiscriminazione, l’etica, il bene comune, ci impongono di tutelare noi e gli altri senza distinzioni, in particolare le categorie fragili: è responsabilità individuale non rischiare di infettare persone che  sarebbero costrette a vivere magari in 5/6 in pochi metri quadri durante il decorso (sebbene magari benigno) del contagio, o peggio rischiare di infettare persone senza dimora o in situazioni di marginalità sociale.

Gli stessi temi etici ed umani c’impongono anche di non discriminare le persone in condizioni di fragilità sanitaria, persone con patologie preesistenti, ma in grado comunque di continuare a vivere se non colpiti dal Covid-19, che ne potrebbe aggravare anche in modo letale le condizioni sanitarie.

Quindi sì: come cittadini abbiamo delle precise responsabilità.

Ma non siamo i soli ad averle: la situazione attuale dal punto di vista delle strutture sanitarie e della prevenzione del contagio (mi riferisco ad esempio ai trasporti regionali e cittadini) è certamente critica e “col senno di poi” ci delinea una mancanza di interventi preventivi da parte di coloro che ci governano.

Da marzo in poi si è letto di tutto e di più, i media mainstream, ma anche quelli di “controinformazione” hanno rilanciato pareri spesso discordanti, che hanno contribuito a creare confusione.

Sono proliferati siti di persone senza competenze specifiche che si “sperticano” in “dotte” analisi della situazione, quando gli epidemiologi stessi commentano poco i dati, il motivo è evidente: non si sa ancora abbastanza.

La situazione attuale dal punto di vista statistico non è per molti versi comparabile alla situazione del lockdown, allora i tamponi, Veneto a parte, si facevano solo ai sintomatici, per cui i dati non sono in parte comparabili, sebbene nell’ambiente medico a marzo ci fosse la consapevolezza che una diffusione così massiccia del virus presupponesse una elevata incidenza di pazienti asintomatici.

Da molte parti si denuncia la mancanza di attivazione dei posti letto in terapia intensiva: posti previsti ma non ancora funzionanti. In questa intervista al FQ Anaao Assomed denuncia la mancata attivazione del 70% dei posti letto in terapia intensiva.

Sempre Anaao Assomed in questo articolo denuncia un’emoraggia di medici dalle strutture ospedaliere, molti di loro passano alla medicina territoriale o fuggono nel privato. Questo avviene, denuncia Anaao, a causa delle condizioni di lavoro divenute “invivibili” all’interno degli ospedali del SSN.

Secondo i loro studi, da qui al 2023, 37.000 medici lasceranno le strutture ospedaliere del SSN.

La situazione economica è già compromessa, il Governo ha il dovere di trovare soluzioni a sostegno del reddito.

Quindi sì, chi ci governa ai vari livelli ha delle precise responsabilità.

Se come cittadini responsabili abbiamo il dovere di salvaguardare gli altri, chi ci governa ha il dovere di intervenire con assoluta urgenza e adeguati investimenti sui comparti critici: SSN, trasporti, sostegno del reddito, cura delle persone in situazioni di marginalità sociale.

Occorre non far pagare ai giovani il prezzo dell’ignavia, la chiusura delle scuole, chiamata elegantemente la DAD (didattica a distanza), dovrebbe davvero essere l’ultima ratio.

In questo rapporto la Caritas denuncia che:

Analizzando il periodo maggio-settembre del 2019 e confrontandolo con lo stesso periodo del 2020 emerge che da un anno all’altro l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa; cala di contro la grave marginalità.

Ecco che occorrono investimenti in politiche sociali, è fondamentale che i centri erogatori di servizi rimangano aperti, occorrono strutture di accoglienza, edilizia sociale, adeguate ai numeri ed alle esigenze.

E’ fondamentale che lo Stato smetta di “scaricare” sul  terzo settore la cura di persone in condizioni socialmente marginali, occorrono precise volontà di presa in carico da parte delle amministrazioni territoriali in sacrosanta sinergia col volontariato, che sul territorio conosce molto bene le situazioni.

Ma soprattutto sarebbe opportuno l’ascolto dei medici, senza sensazionalismi, senza la conclamazione mediatica di “opinion leader”: saranno medici e ricercatori che ci salveranno e… sì, in questa situazione e con questi numeri mondiali anche Big Pharma dovrà fare la propria parte: impensabile e “criminale” lucrare su una pandemia mondiale.

Categorie: Diritti Umani, Europa, Opinioni, Politica, Salute
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