Per recuperare il rapporto tra elettori e i futuri eletti, i partiti e le liste civiche dovrebbero adottare una carta d’intenti per l’esercizio di un’autentica democrazia amministrativa. Una carta che impegni gli eletti a garantire un’informazione trasparente e che renda partecipe e consapevole il cittadino delle decisioni piccole o grandi che siano.

Conoscere per deliberare, diceva Luigi Einaudi. Un comune virtuoso deve avere nel suo DNA la volontà di una consultazione periodica con i propri cittadini, perché il Sindaco è il servitore, colui che ascolta, e non una patriarca dispotico.

Qui di seguito, una proposta di carta d’intenti, in cui la democrazia è intesa col fine di portarla all’apice del suo valore: l’omnicrazia, come diceva Aldo Capitini, ovvero la chiamata di tutti agli aspetti decisionali.

1. Il Sindaco non è un autocrate, ma colui che ascolta.

2. Non c’è vera democrazia, senza completa informazione.

3. Gli assessori e i consiglieri raccolgono le istanze dei cittadini e se ne fanno interpreti in consiglio comunale.

4. Gli amministratori non prenderanno decisioni importanti per il futuro della comunità senza prima aver consultato i cittadini in pubbliche assemblee.

5. Le pubbliche assemblee devono essere organizzate periodicamente per discutere i temi locali o generali.

6. Gli atti amministrativi devono avere un linguaggio comprensibile per tutti.

7. Il bilancio partecipativo viene deciso con i cittadini.

8. L’amministrazione non deve entrare in conflitto d’interesse personale, familiare o di gruppo.

9. Evitare favoritismi nei concorsi pubblici, premiando il merito e non l’appartenenza.

10. Non praticare il mobbing nei confronti dei dipendenti, che manifestano un’opinione e un pensiero politico diverso, rispettando il principio di non discriminazione, come stabilito dall’articolo 3 della Costituzione italiana.

Anna Mahjar-Barducci, candidata con la lista civica Più Democrazia per Viareggio e Torre del Lago.