Turismo oscuro nell’Europa dell’est: la battaglia tra soldi e memoria

26.08.2020 - The Conversation

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

Turismo oscuro nell’Europa dell’est: la battaglia tra soldi e memoria
(Foto di Ilija Ascic via Shutterstock/free image)

Molti turisti, soprattutto quelli provenienti da democrazie occidentali, sono affascinati dal passato comunista dei paesi dell’Europa centrale e orientale. Il loro desiderio di guardare, consumare e sperimentare i residui della vita dietro la cortina di ferro fa da contrasto con il desiderio di molte persone del posto di allontanarsi e dimenticare il loro passato traumatico.

Di conseguenza, molti dei luoghi associati ai regimi comunisti sono stati a lungo abbandonati e persino distrutti. Nel frattempo, gli orrori della storia del XX secolo sono commemorati dalla “Giornata del Nastro Nero” del 23 agosto, ufficialmente nota come la Giornata Europea della Memoria delle Vittime dello Stalinismo e del Nazismo.

In molti paesi dell’Europa orientale come Bulgaria, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia, il desiderio della popolazione di dimenticare il passato traumatico collettivo si intreccia paradossalmente con il bisogno di profitto economico derivante dalla commercializzazione dei resti del patrimonio comunista. I siti comunisti sono in diversi stati di riparazione. Alcuni sono fatiscenti, come la Monument House del Partito comunista a Buzludzha, in Bulgaria, che commemora la fondazione del partito nel 1891. Altri sono in buone condizioni, per esempio il cantiere navale di Danzica, in Polonia, dove Lech Wałęsa ha lavorato prima di diventare il primo presidente democraticamente eletto del Paese nel 1990.

Ci sono diversi modi di ricordare l’era comunista. Alcuni sono associati alla morte e alla sofferenza: per esempio, i campi di lavoro forzato comunisti come il Memoriale Vojna in Cechia o il campo di lavoro bulgaro, conservato nella città di Belene. Ci sono anche memoriali delle lotte antifasciste durante la Seconda guerra mondiale, come il monumento di Petrova Gora (la collina di Pietro) in Croazia. Il Museo d’arte socialista di Sofia, invece, commemora l’ideologia comunista con arte e manufatti di propaganda.

Campo di lavoro di Vojna / Wikimedia Commons

A complicare ulteriormente questo enigma c’è la disillusione con cui la gente in alcuni paesi vede la transizione verso la democrazia, che molti credono abbia portato pochi benefici e che abbia spinto alcuni a nutrire sentimenti nostalgici nei confronti del periodo comunista. In Romania, ad esempio, alcuni visitano la tomba dell’ex dittatore Nicolae Ceaușescu ogni anno il giorno di Natale, il giorno in cui è stato ucciso nel 1989. Questi sentimenti nostalgici sembrano essere più comuni in luoghi come la Germania orientale, la Romania e la Bulgaria che in altri paesi dell’ex blocco sovietico come la Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca. Non c’è ancora una ricerca significativa per spiegare il modo in cui le persone nei diversi paesi post-comunisti si sentono nei confronti dell’era comunista.

Wikimedia Commons/tomba del defunto dittatore Nicolae Ceaușescu al cimitero di Ghencea di Bucarest

In Ungheria, il rapporto ambivalente tra il passato comunista del paese e la sua politica contemporanea è rappresentato dal Parco delle Statue di Budapest (noto anche come Parco del Memento), un museo all’aperto di 42 statue e monumenti comunisti raccolti per le strade di Budapest dopo la caduta della cortina di ferro. La scelta dei monumenti riflette le caratteristiche contrastanti e irrisolte dell’identità nazionale e della politica ungherese.

Una tendenza recente nei paesi dell’ex blocco orientale è la diffusione dei tour del patrimonio comunista come forma di “intrattenimento”. Crazy Guides Kraków Communism Tours, ad esempio, offre ai visitatori la possibilità di sparare con un fucile Kalashnikov o di ballare in una discoteca comunista. A Sofia si può guidare un’auto Trabant o visitare un “appartamento rosso”.

I musei dedicati alla vita sotto il comunismo, come il museo DDR di Berlino e il Museo del comunismo in Cechia, offrono una prospettiva più educativa ed equilibrata. Il loro scopo è quello di mostrare la vita quotidiana della gente e gli aspetti oppressivi dei regimi comunisti. L’Open Society Archive (OSA) dell’Università dell’Europa Centrale di Budapest ha organizzato una mostra online sui campi di lavoro forzato nel blocco dell’Europa orientale per fornire un’esperienza museale più sicura durante la pandemia globale COVID-19.

Soldi, traumi e nostalgia

Il patrimonio comunista e il suo posto nel turismo rimane controverso e ci presenta un paradossale rompicapo. Nella nostra recente ricerca proponiamo la nozione di rizoma per districare la lotta tra profitto economico, ricordi traumatici e nostalgia. Come termine botanico, i rizomi si riferiscono a steli orizzontali in continua crescita che espongono germogli laterali e radici formate in modo casuale. È un’idea che i filosofi francesi Gilles Deleuze e Félix Guattari hanno preso in prestito dalla botanica per incoraggiare il pensiero laterale e creativo a dare un senso alle idee contraddittorie.

Il concetto del rizoma permette la coesistenza di atteggiamenti paradossali e persino opposti sul patrimonio comunista. La capacità di gestire tali contraddizioni è importante per le industrie turistiche e per i progettisti.

I siti del patrimonio comunista devono riflettere le realtà del passato e fornire interpretazioni che intrecciano le storie della vita quotidiana con gli aspetti repressivi e spesso violenti dei regimi. Le presentazioni unilaterali rischiano di alienare la popolazione locale e di aumentare la resistenza a tali sviluppi turistici, o di creare una versione purificata e commercializzata della storia del periodo comunista.

Traduzione dall’inglese di Gabriella De Rosa

Categorie: Cultura e Media, Europa
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