Nonostante la pandemia, la Svizzera esporta più armi che mai

16.07.2020 - Gruppo per una Svizzera senza Esercito, GSsE - Pressenza Zürich

Quest'articolo è disponibile anche in: Tedesco

Nonostante la pandemia, la Svizzera esporta più armi che mai
(Foto di © Walter Holenstein, La marcia dell’armata, solidaritéS 1/2007)

Sebbene il COVID-19 abbia messo in ginocchio numerosi settori, quello dell’esportazione delle armi procede spedito. Nei primi 6 mesi del 2020 le aziende svizzere hanno esportato più di 501 milioni di franchi in materiale militare, una cifra che corrisponde a un aumento quasi del 184% rispetto alla prima metà del 2019 e che è pari a quella registrata a fine 2018. A preoccupare in particolar modo sono le armi vendute agli stati coinvolti nella guerra dello Yemen, ma anche le esportazioni in Pakistan, Brasile e Israele destano timore.

501 milioni di franchi! Ecco a quanto corrisponde la somma relativa alle esportazioni di armi effettuate tra gennaio e giugno 2020, cifra che segna un aumento del 184% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente. Anzi, nei primi 6 mesi del 2020 la Svizzera ha esportato quasi lo stesso numero di armi vendute in tutto il 2018. A un ritmo del genere l’impressionante record di 873 milioni del 2011 potrebbe essere tranquillamente infranto. Ecco quanto ha affermato a riguardo Thomas Bruchez, segretario politico del GSsE: “Questa notizia è scioccante non soltanto se si pensa al ruolo internazionale della Svizzera, ma anche se si riflette sul comportamento dell’industria degli armamenti. Da diversi anni quest’ultima lamenta di navigare in cattive acque a livello economico, così da poter ottenere un allentamento dei criteri di esportazione. Ora invece, in un momento in cui diversi settori si ritrovano a lottare per la sopravvivenza, va tutto a gonfie vele. È vergognoso!”

Come già accade da diverso tempo, la Svizzera continua a rifornire di armi quegli stati che sono coinvolti nella guerra dello Yemen. Ad esempio, le esportazioni di armi in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar e in Bahrain ammontano a un totale di quasi 5 milioni di franchi. “Queste cifre ribadiscono ancora una volta quanto sia urgente un’azione correttiva”, spiega Thomas Bruchez, “solo la seconda variante della controproposta indiretta, sottoposta a un attento scrutinio da parte del Consiglio federale, risulta soddisfacente e porrebbe la parola fine a una situazione tanto vergognosa per il Paese, considerando la sua tradizione umanitaria”.

Tuttavia, queste esportazioni verso i Paesi in guerra nella penisola araba non rappresentano l’unico problema. Infatti, le vendite di materiale militare da parte della Svizzera in Pakistan ammontano a quasi mezzo milione, sebbene continuino a esserci degli screzi tra il Paese e il vicino indiano. Anche in Brasile sono state vendute numerose armi, per un totale di quasi 18 milioni di franchi, seppur lì, sotto l’egida del presidente Bolsonaro, si verifichino sempre più violazioni di diritti umani. Anche le esportazioni verso Israele sono problematiche; nonostante il giudizio espresso dalla comunità internazionale, Netanyahu non ha rinunciato al suo proposito di annettere parte della Cisgiordania.

È possibile verificare la veridicità delle cifre pubblicate a questo link: : Zahlen und Statistiken 2020 – Ausfuhr von Kriegsmaterial

Traduzione dal tedesco di Emanuele Tranchetti. Revisione: Giuseppina Borrelli

Categorie: Comunicati Stampa, Europa, Pace e Disarmo, Politica
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