Solstizio di inverno

23.06.2020 - Santiago del Cile - Redacción Chile

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Portoghese

Solstizio di inverno
Immagine di infobae.com

Questi giorni sono Tempi Sacri che sono stati celebrati da tante culture diverse fra loro. Per i Popoli originari di Abia Yala, nelle regioni del Cono Sud del mondo, le celebrazioni abitualmente cominciavano la notte del 18 giugno. Il momento più importante è sempre stato quello dell’alba del 23 giugno che, a differenza della notte precedente, è meno oscura e lunga, rappresentando così, la rinascita del Sole e la promessa che i giorni successivi saranno sempre più luminosi.

Il popolo Mapuche, i popoli Inca (di Perù, Bolivia ed Ecuador), celebrano i Riti del Inti Raymi, il We Tripantu. Cantano al Sole e alla Pachamama e nonostante faccia molto freddo, persone coraggiose si immergono nelle acque gelide dei fiumi della cordigliera per celebrare il Sole Nascente.

In questo modo, sabato 20 giugno, il popolo mapuche, ha commemorato il We Tripantu (anno nuovo o la nuova nascita del sole) o Wiñol Tripantu (giro dell’anno). Allo stesso modo, il popolo Aymara celebra il Machaq Mara (anno nuovo) o Mara Taqa (divisione dell’anno), mentre per il popolo Quechua questa data è chiamata Inti Raymi. D’altra parte, il popolo Rapa Nui festeggia il Matahiti (anno nuovo), evento che sta vivendo un nuovo momento di rinascita in questo territorio.

I popoli Colla, Chango e Diaguita, commemorano la data come “solstizio” o “anno nuovo” e il popolo Lickanantay celebra il “cambio di ciclo”. Intanto, anche il popolo Tribale Afrodiscendente cileno festeggia questo evento ad Arica e Parinacota con la celebrazione di “San Giovanni”. I popoli australi Kawesgar e Yagan, data la loro posizione geografica e l’ecosistema che li circonda e che determina la loro concezione del tempo e dello spazio, vincolato intimamente a fiordi e canali dell’estremo sud, mantengono una relazione diversa fra i cicli della natura e perciò il loro concetto dei cicli temporali è diverso.

Quest’anno, con tutta la cordigliera delle Ande travolta dai tragici risvolti della pandemia mondiale, quando al freddo e all’oscurità della notte si sono unite la malattia e la morte, l’attesa del nuovo giorno e l’offerta dei rituali del Wetripantu hanno assunto un significato ancora più forte nonostante si siano celebrati a porte chiuse.

 

In basso, un video del Parque de Estudio y Reflexión Paine, preparato per l’occasione

Tradotto dallo spagnolo da Maria Vittoria Morano

 

Categorie: Sud America, Umanesimo e Spiritualità, Video
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