Raffaele Fiore: “Trasformando l’uomo, trasformiamo il mondo. La medicina come arte della rivoluzione.”

26.05.2020 - ReNero

Raffaele Fiore: “Trasformando l’uomo, trasformiamo il mondo. La medicina come arte della rivoluzione.”
(Foto di ReNero)

Raffaele Fiore è un medico che ha ritrovato l’amore per la medicina attraverso la sua esperienza col dolore. Ha, così, ampliato la sua visione sulla guarigione e sullo straordinario potere trasformativo che essa ha sull’uomo e sul mondo.

Spesso si ritiene che la salute sia assenza di malattia, ma è davvero così? Che cosa sono salute e malattia?

La salute è la possibilità di realizzare il proprio progetto di vita (quello che nella mistica è chiamato talento) autonomamente nella competenza delle proprie condizioni.

Il corpo fisico come ci insegnano le tradizioni è uno strumento altamente sofisticato: è un laboratorio alchemico in cui circola una tendenza creativa all’azione (la libido junghiana). Se viene tradito nella sua possibilità di azione nel mondo, si ammala: il corpo fisico non mente mai.

Grazie alla psicanalisi, abbiamo visto che la malattia esprime un disagio dell’individuo nei confronti della società in cui vive: un impedimento all’anima di esprimersi nella sua forza creativa. Il corpo umano esprime, attraverso la simbologia individuale, il disagio dell’animo.

La medicina ufficiale mira a portare il malato in una condizione di normalità il più presto possibile affinché possa tornare sui ruoli sociali. Questa è davvero la guarigione? Cosa significa prendersi cura ?

La cura è un atteggiamento materno, accogliente, di ascolto passivo e non giudicante, di interpretazione dell’altro attraverso il romanzo storico che ha vissuto. La malattia non va mai letta al di fuori dell’individualità di chi la sta vivendo. Per curare, occorre il rispetto dell’individualità e l’apertura.

La medicina ufficiale fa quasi sempre il contrario, ma abbiamo una bella speranza perché negli ultimi anni si stanno ammalando i medici, esprimendo nelle loro malattie, il tradimento nell’ideale e nell’etica del giuramento che hanno fatto per diventare medici. Si sta creando un conflitto interno nel medico stesso che pratica una medicina che non è quello per cui ha studiato; si accorge che non sta facendo ricorso alla propria anima. Molti medici, quindi, si stanno aprendo a una cultura diversa e si chiedono dove trovare gli strumenti per rendere il loro lavoro più umano e stanno così tornando alla filosofia, all’alchimia, alla psicologia.

La medicina è un’arte non basata solo sulla osservazione sperimentale scientifica ma su tutto quello che è “la fenomenologia dello spirito”.

Siamo abituati a pensare che l’intelligenza sia una caratteristica della mente ma è davvero così o possiamo fidarci di più di un’intelligenza del corpo? Quale rapporto hanno queste due intelligenze tra loro? Che ruolo hanno in tutto questo le emozioni?

La mente cognitiva è lo strumento privilegiato dell’ego, quella struttura della personalità che ha fretta e desidera potere, denaro. L’ego ha fretta perché sa che deve morire (citando Marco Guzzi) e agisce spesso con poca intelligenza. L’intelligenza è saper creare legame.

Il nostro corpo ha una saggezza intuitiva che per qualità di conoscenza è superiore alla mente: il corpo sa cosa fare. La mente è divorante, ha delle caratteristiche licantropiche, si impossessa del corpo fisico e ne modifica la chimica attraverso un funzionamento automatico. Quando un pensiero lavora in maniera automatica, genera emozioni incontrollate che cambiano radicalmente la chimica del corpo attraverso rilasci ormonali e il corpo viene inquinato.

Ci sono tre parti in noi che lavorano molto spesso autonomamente: corpo fisico, mente ed emozioni. Per poter porre pace in questo sistema, bisogna costruire un occhio che osserva e crea un matrimonio costante tra le parti.

Occorre trovare degli strumenti, per tenere a bada la mente, altrimenti essa continuerà nella sua iper-produzione di pensieri e si produrrà la cascata di emozioni tossiche che finiranno per avere come area di rappresentazione il corpo attraverso la malattia. Non sono serotonina e dopamina i regolatori delle esperienze, ma sono le esperienze i generatori di dopamina e serotonina.

Stiamo quindi dicendo che c’è la possibilità di creare un sistema immunitario psichico che ci preservi da influenze negative e ci porti a riappacificarci. Come possiamo realizzarlo?

L’inconscio crea immagini che ci danno indicazioni e direzioni. Quando noi creiamo volontariamente immagini efficaci e potenti, modifichiamo la chimica del nostro corpo: questo è un dato di fatto che possiamo verificare.

La scienza ha un occhio che sfiora la superficie ma non entra nell’essenza, come diceva Eraclito; nell’essenza, entrano la filosofia e la psicologia. Il corpo fisico è la condensazione visibile di altre strutture invisibili che gerarchicamente stanno più in alto, come ha spiegato bene Steiner. Se genero un evento sottile a livello dell’anima, ho un potere infinito sulla chimica del mio corpo, al punto tale da modificare attivamente il sistema immunitario.

Se il Coronavirus, ad esempio, si trova di fronte una persona in perenne conflitto tra le parti di sé, quindi una persona fragile dal punto di vista dell’identità di sé, fa festa. È molto importante saper generare immagini pacificanti.

C’è ad esempio un esercizio di Qi Gong in cui si evoca l’immagine di una campana dorata che avvolge il corpo. Questo è efficace e ha un’azione reale. Siamo abituati a pensare che l’invisibile non esista: in realtà l’invisibile è l’essenziale.

Le immagini che noi generiamo devono essere immagini che scorrono dalla quiete; se siamo in una reazione convulsa col mondo non abbiamo pacificazione e le immagini che vengono da queste emozioni portano disagi. Quando evochiamo immagini pacificanti, tutti gli ormoni d’allarme (l’adrenalina, l’ano-adrenalina, l’istamina, l’interleuchina) si riequilibrano.

Un sistema immunitario pacificato non fa errori. La seconda parte della malattia da coronavirus è la rappresentazione somatica di un errore grave: una malattia autoimmune. Il virus approfitta di un sistema immunitario disequilibrato, che riconosce parti di sé come estranee e le colpisce. Il virus non c’entra più: fa fare il lavoro al nostro stesso sistema immunitario.

Come nell’artrite reumatoide e altre malattie di questo genere che sono tipiche della razza umana, quando l’individuo vive una storia che non gli permette di realizzare il progetto dell’anima, il sistema immunitario riconosce il corpo come un nemico e lo attacca.

Nell’arco di una giornata, assumiamo diversi ruoli e, se guardiamo con attenzione, siamo proprio persone diverse in situazioni diverse. Quale relazione questo ha con la nostra salute?

Roberto Assagioli, nella Psicosintesi, aveva parlato del fatto che quando siamo pacificati riusciamo all’interno del nostro sistema a generare uno sguardo obiettivo sul mondo. Occorre eleggere un direttore d’orchestra che accordi tutte le parti e le coordini armonicamente. Tutti i ruoli che abbiamo devono essere coordinati da uno sguardo armonizzante che nasce dalla conoscenza di sé, dove l’ego non è più il padrone di casa ma uno strumento di azione nel mondo.

Ecco come si diventa non conflittuali. Senza un buon direttore d’orchestra, i traumi sono dietro l’angolo.

Nel mondo moderno, non ci sono i tempi per contattare noi stessi. Occorre creare uno spazio sacro, dove ritrovare buoni sensi. Diventare un uomo di buona volontà è frutto di un lavoro.

Se noi creiamo delle relazioni pacificate tra le parti di noi e tra noi e il mondo, togliamo l’inquinante peggiore che può minacciare la nostra salute nella quotidianità.

In questo momento storico, abbiamo un mondo globalizzato e digitalizzato. Il collettivo di riferimento è ampio e ricco di stimoli differenti. Che peso ha questo sulla nostra salute?

Come in alto così in basso, come dentro così fuori.

Il mondo rappresenta noi e noi rappresentiamo il mondo. L’essere umano è un piccolo condensato delle regole del mondo; non c’è molta differenza, per esempio, tra il funzionamento delle nostre arterie e la qualità del traffico che tutti i giorni troviamo nelle nostre città.

Il nostro corpo va in perfetta risonanza con i danni che sta subendo la Terra Madre: le patologie dei vegetali rappresentano molto bene, le nostre patologie respiratorie; l’aridità dei deserti, l’innalzamento del calore si riflette nella crisi metabolica che è uno stato infiammatorio latente dei nostri corpi, l’inquinamento del mare è simile all’inquinamento del mare che c’è tra le nostre cellule.

Non possiamo che somigliare alla nostra Madre: tutto ciò che facciamo a lei, lo facciamo a noi.

Il problema dell’uomo è che si sta identificando con un sistema digitale, mentre lui è analogico. Ci riferiamo solo a ciò che è visibile, ciò che agisce nel mondo materiale e non consideriamo il resto.Abbiamo un comportamento non auto-conservativo. La cosa che mi ha confortato di questa chiusura è vedere che il nostro pianeta in poco tempo è tornato vivo e, quindi, per analogia, anche noi potremmo fare lo stesso.

Individuo e società, quindi, si specchiano e si influenzano. Quale rivoluzione è possibile oggi?

Occorre riportare all’unità: una visione della vita non parcellizzata. Cominciando dalla medicina, dobbiamo smettere di vedere l’uomo come composto di compartimenti stagni. L’uomo è fatto di strutture che si parlano: è un’unità biopsichica.

La medicina di oggi cura col fine di riconsegnare l’individuo al sistema; mira a fare in modo che il sintomo non impedisca di essere parte della società e cerca di restituire al più presto il paziente alla stessa situazione che lo ha ammalato.

Il progetto dovrebbe essere diverso: dovremmo prescrivere ,a quelli che vogliono guarire, una grande trasformazione anche quando potrebbe essere dolorosa e sconvolgente. Se lavoriamo così nell’individuo, creiamo una risonanza per l’intero pianeta.

Dobbiamo partire dall’individuo, cominciando col fare rivoluzioni personali che poi si tradurranno in una rivoluzione sociale: l’uomo è il tramite tra il Cielo e la Terra.

Cosa possiamo fare per contribuire a questa rivoluzione?

Cominciamo dai nostri disturbi quotidiani: invece di sottovalutarli e farli tacere (prendendo un’aspirina per togliere il mal di testa), consideriamoli come un segnale che arriva direttamente dall’anima.

I Greci sapevano che una visita del Dio Pan non era una crisi da curare con il Lexotan ma l’arrivo di una divinità che ci indica di cambiare strada. Occorre capire quanto ci siamo adattati al desiderio di un governante, della società, di un genitore… senza curarci del nostro desiderio. Per fare questo, dobbiamo creare delle aree di distacco, di solitudine, di contatto con noi stessi: è una cosa veramente molto semplice, come camminare 20 minuti due volte al giorno in campagna, ad esempio.

Il mal di testa che viene la domenica non significa che la domenica mi ammalo, significa che durante la settimana sono costretto a una recita pesante e falsa che non mi appartiene e la domenica arriva la cefalea per ricordarmi che faccio un’azione di controllo su di me per obbligarmi ad essere come non sono.

Possiamo soffermarci e cominciare a guardare. Quando sorge una gastrite o una esofagite da reflusso, devo chiedermi cosa mi è stato detto nelle ore precedenti, cos’è accaduto. Come si dice nell’ebraismo, il dolore è un amico. Cominciamo a prendere sul serio il fatto che esistiamo e che il nostro corpo manda dei segnali che non sono delle scocciature ma dei suggerimenti fondamentali.

È un lavoro molto semplice e straordinario.

Il linguaggio e l’attenzione che portiamo nella relazione, contribuiscono a creare la realtà che viviamo. Qual è l’attitudine alla relazione che può rivoluzionare le nostre vite?

Cristo usava un linguaggio essenziale e adeguato: la sua parola era trasformativa.

Nella mia esperienza, ho osservato che i pazienti sono impazienti nell’attesa che io trovi la parola adeguata perché sanno che con quella parola si aprirà una porta.La parola è uno strumento di guarigione straordinario.

Dovremmo imparare ad avere attenzione a livello del quinto Chakra (dove c’è la tiroide, dove nasce la parola) e cercare di governare ciò che sta per uscire perché quello che uscirà sarà per sempre. Possiamo scegliere la parola che fa meglio all’altro. Siamo, invece, circondati da una continua prostituzione della parola.

Se torniamo a essere capaci di usare una parola poietica, saremo in grado di creare relazioni arricchenti. A questo, va associata la capacità di ascolto profondo, che non mira a rispondere ma a comprendere.

Immagina cosa accadrebbe alla nostra vita quotidiana con queste nostre qualità innate finalmente espresse.

Un consiglio su come cogliere un momento di crisi, come quello che stiamo vivendo, come un’opportunità.

Tutto dipende dalla modalità con cui interpretiamo un evento. In questa chiusura, alcuni miei pazienti mi hanno chiamato dicendo che la pillola che usavano per la pressione era troppo forte, anche persone che prendono la pillola da tanti anni.

Quello che è accaduto è che sono stati proiettati fuori dal mondo dalla situazione del lockdown; il cuore ha, quindi, ridotto la forza di pulsazione e le arterie sono diventate più accoglienti.

Altri miei pazienti, mi hanno chiamato raccontandomi che hanno ricominciato a dormire senza pillole e senza svegliarsi durante la notte. Questa situazione ha tolto di mezzo l’ego e le sue pretese di potere sul mondo e ha rimesso al centro il contatto con noi stessi, ridando voce a parti di noi che non abbiamo tempo di incontrare nella routine quotidiana.

Ecco che la crisi è una profonda opportunità di conoscenza. Siamo convinti di essere permanenti, ma siamo in realtà in trasformazione costante e le possibilità sono infinite.

Nella società statica che viviamo, perdiamo la concezione del mutamento; noi rinasciamo sempre e siamo sempre in evoluzione: dopo il totalitarismo, in Italia, per esempio, è nata la costituzione.

C’è un messaggio che vuole trasmettere alle persone che leggono questa intervista?

Ho una buona notizia che voglio che si sappia. Con Rossana Becarelli all’interno di Aleph, abbiamo fondato un’associazione che si chiama Stati Generali della Medicina che ha come presupposto fondamentale il fatto che non si possa speculare sul dolore delle persone. Vogliamo che la medicina abbandoni la visione imprenditoriale e ritorni a essere un’arte.

Stiamo riscontrando un grande successo da parte di colleghi medici che desiderano tornare a curare i loro pazienti, riconoscendo il grande valore umano di questo lavoro.

La rivoluzione nella medicina sta avvenendo molto più rapidamente di quanto pensassimo, in molti si stanno raccogliendo e stanno condividendo il loro sapere e le loro esperienze.

BIOGRAFIA 

Raffaele Fiore è medico Chirurgo –Psicoterapeuta. Omeopata e Nutrizionista. Lavora come libero professionista a Novara nei propri studi e a Milano. Insegna al Corso Quadriennale di Psicoterapia Psicosomatica dell’Istituto Riza di Milano. Autore di numerose pubblicazioni sul tema dell’alimentazione naturale e della Psicologia alimentare. Conduce corsi e conferenze in Italia. Conoscitore e amante delle tradizioni orientali. Teosofo e Musicista

Categorie: Interviste, Salute, Umanesimo e Spiritualità
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