Stabilità e sicurezza. Un paradigma da modificare

13.04.2020 - Silvia Nocera

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Greco

Stabilità e sicurezza. Un paradigma da modificare

Il cioccolato è un composto instabile: basta un lieve cambio di temperatura per fargli cambiare stato, le sostanze che lo compongono non si completano in modo perfetto. Forse anche per questo è così affascinante la sua lavorazione.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” dice la legge che individuò Lavoisier, iniziatore della chimica moderna nel ‘700. Ma in tempi molto più antichi Eraclito, filosofo greco, aveva già espresso con il suo Panta Rei (tutto scorre) l’osservazione dell’instabilità di ogni cosa, del movimento permanente come caratteristica essenziale della vita.

Diceva A. Einstein in un celebre aforisma riguardo alla scienza e agli scienziati: “La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. Noi abbiamo coniugato la teoria e la pratica: niente funziona e nessuno sa il perché!”. La sua non era una degradazione del pensiero scientifico, tutt’altro. Non c’è possibilità di crescita della comprensione di un fenomeno senza la consapevolezza del limite di chi lo osserva. È grazie al concetto di limite, all’assunzione del limite che la scienza può progredire e arrivare a descrivere in modo sempre più probabile la realtà che ci circonda. La scienza, quella con la S maiuscola non ha certezze, non è sinonimo di sicurezza, non si arroga il diritto di avere l’unica verità.

Come è possibile che il mito della “Stabilità” e della “Sicurezza” sia attecchito così fortemente nelle nostre menti? Come è possibile che le nostre vite siano appese al filo della “stabilità dei mercati”, della “verità scientifica” e della “sicurezza dei paesi”? Forse queste illusioni agiscono con forza solo nella parte del pianeta in cui un sistema estremamente violento ha prodotto per alcuni decenni un’accumulazione di ricchezza tale, grazie al saccheggio senza scrupoli del resto del pianeta.

Ebbene, oggi un virus altamente instabile sta mettendo tutto in discussione. E per questo, non certo per le tragiche conseguenze che stiamo vedendo a livello sanitario e che, peraltro, non fanno parte delle sue responsabilità, possiamo solo ringraziarlo.

La realtà è instabile, la crescita è un fenomeno instabile, non esiste certezza assoluta e non c’è nessuna sicurezza inoppugnabile. E questo non è un male! Chi ha detto che l’instabilità sia un fattore negativo? Perché continuiamo a credere che per la sicurezza sia necessario sacrificare la libertà?

Non mi riferisco qui alle misure di contenimento della pandemia in atto, necessarie per l’incapacità di risposta adeguata dei sistemi sanitari a un evento imprevisto. L’aumento delle truppe militari nel tessuto urbano in Europa sono state accettate a partire dal concetto di “sicurezza” nei riguardi del terrorismo. L’aumento delle spese militari e del finanziamento del nucleare nella Guerra Fredda è stato giustificato con l’idea di proteggere la sicurezza dei popoli dal comunismo o dal capitalismo.

É grazie all’instabilità che le nostre menti possono divenire ogni volta più flessibili, grazie a essa il nostro adattamento all’ambiente può essere crescente, possiamo cioè influenzare progressivamente il mondo che ci circonda. L’unica sicurezza utile ed evolutiva è l’ampliamento dei diritti umani a tutta la popolazione del globo. La certezza di poter vivere dignitosamente per il solo fatto di esistere, di potersi curare e di poter studiare secondo le proprie attitudini e le necessità della comunità, può far sviluppare quei talenti e quelle capacità che troppo spesso sono asfissiate dall’esigenza di sopravvivere.

Comunque sia, pare proprio che dovremo cambiare paradigma e abituarci all’instabilità e all’insicurezza. Per farlo senza perdere la ragione sarà allora necessario vederne gli aspetti positivi e indirizzare le proprie azioni, i propri sentimenti e i propri pensieri in una direzione di evoluzione sostenibile a beneficio del genere umano e dell’ambiente.

Categorie: Internazionale, Opinioni, Umanesimo e Spiritualità
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