Pur subendo alcune modifiche e cancellazioni legate all’emergenza coronavirus, si è appena conclusa la Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, partita da Madrid nell’ottobre scorso. Del significato e dei temi principali di questa iniziativa abbiamo parlato con Olivier Turquet.

Era partita simbolicamente il 2 ottobre 2019 da Madrid e lì è terminata ieri al km 0 della Puerta del Sol: la Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.

Nata nello stesso giorno del Mahatma Gandhi, la Marcia anche in questa edizione ha gettato ponti di speranza, aperto nuove vie per la collaborazione e celebrato le buone pratiche che già fioriscono tra persone di tutto il mondo toccando tutti i continenti. Lo scopo ufficiale della Seconda Marcia Mondiale era quello di “segnalare la pericolosa situazione mondiale con crescenti conflitti, di continuare a sensibilizzare, rendere visibili le azioni positive, dare voce alle nuove generazioni che vogliono dar vita ad una cultura della nonviolenza”.

A seguito dell’emergenza per il Coronavirus le tappe programmate per l’Italia hanno subito modifiche e cancellazioni dell’ultimo minuto, ma attenzione: ottobre ci riserverà alcune gradite sorprese tra le altre anche qui, nella città di Milano (da dove scrivo), dove erano stati preparati numerosi eventi con scuole che avevano aderito entusiasticamente.

A raccontarci cosa si è fatto in Italia negli ultimi mesi e a darci le prime anticipazione di quanto ancora dovrà avvenire sarà Olivier Turquet, che ha curato l’ufficio stampa di entrambe le edizioni della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, oltre ad essere un infaticabile attivista per la pace e la nonviolenza lui stesso e a coordinare la redazione italiana dell’agenzia di Stampa Internazionale Pressenza, nostra partner.

Cosa è successo in Italia a seguito dell’emergenza sanitaria?

È stata una decisione difficile, ma al tempo stesso presa per consenso con il metodo della nonviolenza. Abbiamo dovuto decidere in poco tempo, e in un momento di grande incertezza e di notizie contraddittorie, cosa fare rispetto all’emergenza. La decisione finale è stata quella di non far passare l’equipe base della Marcia dall’Italia, ma di mandarli direttamente a Madrid per il finale della marcia, l’8 marzo. Da una parte per salvaguardare la salute stessa dei marciatori, dall’altra per garantire che potessero tornare a Madrid senza rischi di quarantena.

La marcia ha attraversato comunque tutto il mondo, Italia compresa, anche con numerosi eventi dal 2 Ottobre 2019 all’8 Marzo 2020. Ce ne puoi raccontare alcuni?

Sicuramente l’Italia è stata, da questo punto di vista, una realtà molto viva e varia e, sotto il logo della Marcia, sono state realizzate molte attività. È difficile citarle tutte, ma proverò a elencarne alcune. La prima che mi viene in mente è Mediterraneo Mare di Pace, un’iniziativa che è partita dall’Italia il 24 novembre scorso e che ha portato a un giro in barca a vela per tutto il Mediterraneo, chiedendone la trasformazione in un mare privo di guerre e di armi nucleari.

Sono state inoltre innumerevoli le attività nelle scuole di tutta Italia, ma forse quelle più strutturate e permanenti (ed anche quelle che sfortunatamente sono state maggiormente penalizzate dalla congiuntura sfavorevole) sono state quelle di Edumana, stupendo progetto organico di educazione alla nonviolenza attiva nelle scuole di Milano.

Varie sono state anche le camminate connesse con l’idea della nonviolenza in cammino: camminate nella natura o camminate per gli spazi storici della nonviolenza a Firenze.

Un obiettivo cruciale della Marcia Mondiale era quello del Disarmo Nucleare e, nello specifico, della firma, da parte dell’Italia, del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari. Moltissime sono state le manifestazioni e in particolare le proiezioni, anche nelle scuole, del documentario di Pressenza L’inizio della fine delle armi nucleari.

La Marcia aveva numerosi obiettivi. Quali di essi ti pare abbiano ispirato maggiormente i partecipanti?

Io credo che le attività della Marcia Mondiale siano servite a chiarire e ad approfondire tutti i temi (qui il manifesto completo della Marcia). A volte, come nel caso del nucleare, a informare su un tema tanto grave come quello dell’emergenza ecologica, ma molto meno conosciuto e compreso. La possibilità di un semplice “errore nucleare” potrebbe produrre in un sol colpo tutto il disastro ecologico che già sta producendo un sistema economico globale basato su un profitto sempre più rapace.

L’esigenza delle persone mi pare che vada verso una nuova presa di coscienza della centralità della nonviolenza come pratica di vita e come metodo per la risoluzione dei conflitti. L’umanità ha bisogno della nonviolenza, così come ha bisogno dell’Umanesimo nel senso dell’attenzione a tutte le persone. Lo stare insieme, il volersi ancora associare per un mondo migliore, la capacità di organizzarsi in modo intergenerazionale, convergendo tra diversità. Ho incontrato molte persone in questo cammino, persone che mi hanno arricchito e che mi hanno fatto scorgere un pezzetto di quel mondo senza guerre, solidale, pieno di cura per gli esseri umani e per la loro casa, il nostro piccolo pianeta, “rotondo albergo blu, velato dalle nubi”, come ricorda Silo, poeta e scrittore che di questa Marcia è stato il primo ispiratore.

Quando passerà nuovamente la Marcia in Italia?

Lo stiamo decidendo, abbiamo una riunione a metà marzo. In linea di massima l’idea è di rifare il percorso previsto a ottobre, nei dintorni della Giornata Internazionale della Nonviolenza.

Si è deciso di accorciare i tempi e la prossima edizione della Marcia Mondiale sarà tra cinque anni: si renderà ancora necessaria?

Io spero di no. Il mondo sta accelerando e gli incontri che abbiamo avuto ci dicono che tanta gente si sta mettendo in cammino. Il cammino è accidentato e in salita, ma ci rende migliori ad ogni passo. Ci rende migliori perché esistiamo e comprendiamo che esistono anche gli altri e che è in quest’interazione reciproca che possiamo migliorare noi stessi, gli altri ed il mondo che ci circonda.

 

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