Lettera a Turi Vaccaro | Enrico Peyretti

13.02.2020 - Centro Sereno Regis

Lettera a Turi Vaccaro | Enrico Peyretti

Al Signor TURI VACCARO
Casa Circondariale Pagliarelli – piazza P. Cerulli, 1 90129 Palermo

Torino, 8 febbraio 2020

Carissimo Turi, sei in prigione anche per noi, per tutti quanti siamo contrari non solo alla guerra, ma al sistema delle armi, capaci solo di uccidere. Diceva Kant che «gli eserciti permanenti devono col tempo interamente scomparire», perché sono causa di guerra col solo fatto di esistere.

Accetta almeno la vicinanza e la simpatia che ti voglio esprimere. Ci siamo incontrati tante volte, ti ho ascoltato raccontare e cantare, con cordiale sintonia. Ti ho scritto una lettera come questa nel 2005, quando eri in prigione a Breda, in Olanda.

Ammiro il tuo coraggio fisico e il significato della tua azione. Quello che hai fatto contro le armi e le installazioni militari strapotenti, capaci di aggredire e di colpire lontanissimo, non è il tipo di azione che io sceglierei di fare, e non ne sarei fisicamente capace. Però voglio testimoniare che, ben più che una violazione di leggi, la tua azione è una simbolica affermazione di valori: il valore della vita e del vivere insieme, contro gli strumenti di morte, pensati e voluti per dare la morte, e usati orribilmente per uccidere. La distruzione delle armi è illegale, ma infinitamente più illegale per la regola suprema della vita e della solidarietà umana, è l’esistenza stessa delle armi.

Io credo che giudici giusti e sensibili all’umanità, pur dovendo giudicare l’atto di danneggiamento materiale, debbano altrettanto riconoscere il tuo intento, che è un’affermazione della umanità, della pace, della vita, e perciò un’affermazione di giustizia. Ed è per affermare la giustizia, che i giudici sono posti a giudicare.

Tante volte la giustizia è più grande e più obbligatoria della legge, come hanno mostrato Socrate, Gesù, Thomas More, Thoreau, Gandhi, Badshah Khan, Martin Luther King, Franz Jägerstätter, per dire solo alcuni dei molti obiettori di coscienza nella storia umana.

«Bisogna obbedire a Dio – perciò alla coscienza della fraternità umana – prima che agli uomini», hanno testimoniato con le stesse parole sia Socrate (Apologia, 29d) che gli Apostoli (Atti degli Apostoli 5,29). Disobbedire alla legge per migliorarla in nome della giustizia è aiutare la legge a realizzare il suo scopo nella società umana: vivere insieme, non uccidersi l’un l’altro. Ogni gesto e parola contro la guerra è difesa e affermazione della legge dell’umanità.

La guerra è illegale per lo Statuto dell’Onu (art. 51), che è un inizio di costituzione mondiale di pace: nel caso di un’aggressione è la comunità dei popoli che deve provvedere alla sicurezza.

Vorrei aiutarti, nella tua dura prigionia, a sentire serenità per il significato del tuo impegno, che, nel suo particolare modo, fa parte di tutta l’azione, la riflessione, la cultura morale e storica, le tante esperienze di lotte nonviolente, i tanti martiri della pace, che costituiscono il lungo cammino per l’emancipazione dell’umanità dalla schiavitù della guerra sempre ignobile. Non rassegniamoci!

Ti mando, per consolazione e divertimento, una poesia. Buona salute, buon coraggio, buona resistenza, buona speranza! Pace, forza, e gioia!

Un fraterno abbraccio, Enrico


Quando passa un aereo da guerra

io lo maledico.

Il pilota no, che fa il mestiere

più infelice del mondo

peggio di ladri e prostitute.

Vorrei che gli nascessero due ali

d’angelo o di gabbiano

e scendesse sorridendo

nel giardino di casa sua

o nel cortile della scuola

per far ridere i bimbi.

Ma l’aereo

scheletro di mostro antidiluviano

che si schianti presto

sulle rocce più brulle del mondo

senza uccidere nemmeno

una lucertola.

E l’ingegnere che l’aveva pensato

si metta a fabbricare caffettiere

macchine da cucire, arnesi da falegname

o, se preferisce, giostre e ottovolanti.

Luca Sassetti

 

Categorie: Europa, Pace e Disarmo
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