Quando tutto sarà privato saremo privati di tutto

29.11.2019 - Redazione Torino

Quando tutto sarà privato saremo privati di tutto
(Foto di Fabrizio Maffioletti)

Lunedì 25 novembre il Consiglio comunale non ha approvato né discusso il Regolamento Beni Comuni previsto all’ordine del giorno e durante lo svolgimento della seduta ne ha invece disposto il rinvio a lunedì 2 dicembre. Il presidio di protesta promosso dal Coordinamento Beni Comuni si è comunque tenuto fino al momento del rinvio.

Nonostante la presentazione di emendamenti da parte della Giunta Comunale e della maggioranza 5 Stelle, non si modifica comunque la sostanza del provvedimento che sta per essere messo in approvazione, il quale continua a essere inaccettabile perché:

  • equipara i beni privati ai beni comuni e applica il principio elaborato da alcuni accademici dell’università di Torino secondo cui “si privatizza contro la privatizzazione”;
  • individua lo strumento idoneo alla privatizzazione di beni pubblici nella Fondazione Beni Comuni, ente di diritto privato a cui la Città conferisce la proprietà di un patrimonio immobiliare che possa così scivolare fuori dal controllo del Consiglio Comunale e quindi pubblico;
  • si spreca in promesse di partecipazione dei cittadini alle decisioni, ma in realtà costruisce organismi di partecipazione orientati, scelti e autorizzati dalla Giunta, con nessun potere reale;
  • il tutto è basato su  procedure burocratiche macchinose e dispendiose che richiederebbero da sole un assessorato per il loro espletamento.

Oltretutto, l’iter di approvazione del Regolamento, già portato avanti senza nessun confronto pubblico e partecipato dai cittadini, come dovrebbe invece essere per un provvedimento che regolamenta la partecipazione delle persone, è stato improvvisamente accelerato dall’Amministrazione comunale usando a pretesto l’emergenza creata con l’incendio alla Cavallerizza nel mese di ottobre. Si è così usato l’argomento del Regolamento stesso, prima ancora che venga approvato, come oggetto di scambio con gli ormai “ex occupanti” a fronte dello “sgombero soft” recentemente avvenuto.

Tutto questo contrasta con il contenuto nella mozione n. 69, approvata dal Consiglio Comunale il 25 settembre 2017, nella quale si impegnano Sindaca e Giunta Comunale a richiedere all’Assemblea Cavallerizza 14:45 (riconosciuta quindi come soggetto giuridico) di produrre una proposta complessiva di modello per l’utilizzo civico dell’intero compendio della ex Cavallerizza Reale e a sostenere l’Assemblea in tale percorso di autonormazione civica.

La “Dichiarazione di uso civico e collettivo urbano per la Cavallerizza” è stata approvata in maggio 2018 dall’AC14:45 a seguito di un percorso partecipato e pubblico e quindi consegnata all’amministrazione per sottoporla alla valutazione della Giunta. Ma tale Dichiarazione – che riprende il modello di quella dell’ex Asilo Filangieri di Napoli – non trova invece possibilità di essere messa in pratica con il Regolamento che la maggioranza 5 Stelle intende approvare, perché questo non prevede la modalità di uso civico prevista in essa.

Come se tutto ciò già non bastasse, lunedì 25 è stata inoltre presentata da parte della Capo Gruppo del M5S in Consiglio Comunale una mozione a sostegno del Regolamento torinese con cui, utilizzando strumentalmente il lavoro della Commissione Rodotà del 2007 e il referendum sull’Acqua pubblica del 2011, si impegna la Sindaca e la Giunta Comunale, a chiedere al Parlamento di approvare una legge nazionale sui beni comuni a partire da un progetto di legge già esistente, ma estraneo al dibattito nazionale che vede da anni partecipare studiosi, comunità e realtà già impegnate da tempo nella pratica dei beni comuni.

Coordinamento Beni Comuni di Torino

Categorie: Comunicati Stampa, Europa, Politica
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