Grecia: mettere i diritti al centro del nuovo piano sulle frontiere

28.11.2019 - Human Rights Watch

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Grecia: mettere i diritti al centro del nuovo piano sulle frontiere
La "giungla" a Samos (Foto di Gemma Bird)

Il piano di controllo delle frontiere annunciato di recente dalla Grecia per le isole dell’Egeo non deve andare a scapito dei diritti dei richiedenti asilo e dei migranti, ha dichiarato il 26 novembre Human Rights Watch. Il governo ha fatto sapere che trasferirà 20.000 richiedenti asilo dai centri di accoglienza sovraffollati delle isole alla terraferma entro l’inizio del 2020, ma che poi trasformerà le strutture di accoglienza delle isole in centri di detenzione.

“L’impegno del governo di trasferire rapidamente migliaia di persone fuori dalle condizioni sovraffollate e disumane delle isole è giusto, ma imprigionare tutti gli altri non lo è”, ha detto Eva Cossé, ricercatrice greca di Human Rights Watch. “La Grecia dovrebbe garantire condizioni adeguate nelle strutture ricettive aperte sulle isole e un processo equo ed efficiente per i trasferimenti regolari per evitare un sovraffollamento caotico e insicuro”.

La situazione sulle isole greche è peggiorata da quando il governo nel 2016 ha costretto quasi tutti i richiedenti asilo provenienti dalla Turchia a rimanere nelle isole. Il 24 novembre 2019 i campi di cinque isole dell’Egeo (Lesbo, Chios, Samos, Kos e Leros) con una capacità ufficiale di 6.178 persone, ospitavano 35.590 persone. Migliaia di donne, uomini e bambini dormono in rifugi di fortuna all’interno e intorno alle strutture ufficiali in condizioni disumane e degradanti, spesso senza sufficiente acqua, né accesso all’assistenza sanitaria e a servizi igienici.

Durante una visita a Lesbo a metà ottobre, Human Rights Watch ha trovato richiedenti asilo e migranti che vivevano in tende nelle aree aperte del campo di Moria, tra cui donne incinte e famiglie con bambini piccoli, alcune delle quali erano lì da oltre tre settimane. Le donne hanno detto che i servizi igienici sono insalubri, insicuri e lontani. Le persone intervistate si sono anche lamentate che spesso aspettano in fila per ore e ore per i pasti e a volte gli viene detto che non c’è più cibo.

Human Rights Watch ha censito centinaia di minori non accompagnati e molte donne sole, tra cui donne incinte e con problemi di salute, che dormono per terra senza riparo e sono esposti a condizioni di vita disumane, tra cui la mancanza di servizi igienici e frequenti episodi di violenza dovuti al sovraffollamento  nelle aree dedicate. Hanno scarso o nessun accesso all’assistenza sanitaria, alla protezione e a servizi specializzati.

I minori hanno detto di non avere informazioni sulla loro situazione, il loro destino e le procedure per richiedere l’asilo e di non sapere se era stato nominato un tutore, come richiesto dalla legge. Anche all’interno dei confini del campo, le donne e le ragazze hanno raccontato che si sentivano limitate nei loro spostamenti e nell’accesso ai servizi igienici e alla distribuzione di cibo e aggiunto che non si sentivano al sicuro a causa di molestie sessuali ed episodi di violenza.

Il progetto per convertire i campi delle isole dell’Egeo in strutture di detenzione suscita serie preoccupazioni, ha detto Human Rights Watch. Secondo il piano annunciato il 20 novembre, i campi di tutte e cinque le isole diventeranno centri di detenzione per l’identificazione, il trattamento e l’espulsione. I centri di Lesbo, Chios e Samos avrebbero una capacità di almeno 5.000 persone ciascuno. I richiedenti asilo rimarrebbero privati della loro libertà fino a quando non saranno ammessi alla regolare procedura di asilo o riceveranno protezione e trasferiti sul continente, oppure finché la loro richiesta sarà respinta e saranno rimpatriati in Turchia o nel loro paese d’origine.

La detenzione a tappeto di tutti i richiedenti asilo e i migranti che arrivano sulle isole greche in strutture chiuse è ingiustificata, data la possibilità di opzioni meno restrittive e di fronte alla mancanza di una valutazione individuale della necessità di detenzione. Essa equivale ad una detenzione arbitraria, ha dichiarato Human Rights Watch.

Trattenere i richiedenti asilo in luoghi relativamente remoti è anche dannoso per la loro capacità di presentare le richieste di asilo, compreso l’accesso alla consulenza legale e alla rappresentanza. A Samos, per esempio, l’attuale campo si trova vicino alla città di Vathy, dove gruppi non governativi forniscono supporto legale, ma secondo quanto riferito le autorità prevedono di trasferire il centro di detenzione in un sito remoto che include un ex macello.

Quando nel 2016 è entrato in vigore l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia per facilitare il ritorno in Turchia di chi arriva in barca nelle isole greche, i campi sulle isole sono stati trasformati in strutture chiuse dove i richiedenti asilo vengono trattenuti in condizioni deplorevoli. Le persone vulnerabili come bambini, donne incinte e persone con disabilità hanno dovuto affrontare particolari difficoltà.

Queste misure fanno parte di un pacchetto più ampio che comprende piani per aumentare la sorveglianza delle frontiere, accelerare il trattamento delle richieste di asilo e facilitare i rimpatri dei migranti verso i loro paesi di origine o di transito. Dall’entrata in vigore dell’accordo UE-Turchia nel 2016, la Grecia ha rimpatriato 1.806 persone in Turchia.

In ottobre, il Parlamento greco ha approvato norme più severe in materia di asilo, rendendo più facile detenere i richiedenti asilo per periodi lunghi, eliminando importanti protezioni per le persone vulnerabili, compresi i minori non accompagnati e introducendo numerosi cambiamenti procedurali che impediscono l’accesso a una procedura di asilo equa e compromettono il diritto di ricorso. Queste norme entreranno in vigore il 1° gennaio 2020.

Secondo una relazione della Corte dei Conti Europea, dal 2015 la Grecia ha ricevuto 2,2 miliardi di euro dall’UE per l’accoglienza e il trattamento dei richiedenti asilo e dei migranti.

Il governo greco deve muoversi rapidamente per trasferire le persone dalle isole verso strutture adeguate e aperte sul continente. Nel frattempo, le autorità dovrebbero affrontare con urgenza l’insicurezza, la mancanza di servizi igienici e le lacune nell’assistenza sanitaria e nelle misure di protezione specifiche per bambini e donne non accompagnate presenti nei campi.

Invece di detenere automaticamente le persone per periodi potenzialmente ingiustificabili, le autorità greche dovrebbero garantire condizioni di vita umane, in linea con le norme internazionali e comunitarie in materia di accoglienza, protezione, sicurezza, salute e igiene nei campi aperti.

La Commissione Europea dovrebbe ricordare alla Grecia che i richiedenti asilo non possono essere detenuti senza prove della necessità di trattenimento per ogni persona e del motivo legittimo stabilito dalla legge, che la detenzione deve durare il meno possibile e che i minori non devono mai essere detenuti per ragioni legate all’immigrazione. La Commissione Europea dovrebbe garantire che i fondi concessi alla Grecia per la gestione delle migrazioni e delle frontiere non vengano utilizzati in alcun modo per finanziare la chiusura delle strutture e la detenzione arbitraria nelle isole.

“Con l’avvicinarsi dell’inverno e migliaia di persone che vivono in condizioni di estrema insicurezza, i trasferimenti verso la terraferma potrebbero essere una questione di vita o di morte”, ha detto Cossé. “Le persone trattenute sulle isole non devono essere trattate come prigionieri, ma con dignità, procurando loro i servizi essenziali e il sostegno che spetta ai richiedenti asilo e ai migranti”.

Per maggiori informazioni sulla Grecia da parte di Human Rights Watch, visitare il sito:

https://www.hrw.org/europe/central-asia/greece

Categorie: Comunicati Stampa, Europa, Migranti
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