La risposta della delegata del Comune: “Le pratiche di sgombero competenza esclusiva del tribunale”.

‘Lucha y siesta’ non si vende. Lo hanno ribadito in migliaia ieri durante la presentazione del comitato popolare che vorrebbe rilevare l’immobile di proprietà di Atac e quindi scongiurarne la cessazione delle attività.

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L’idea del comitato, è stata lanciata dalle attiviste della struttura che da 11 anni offre a Roma sostegno a donne e minori vittime di violenza e ha quindi l’obiettivo di favorire iniziative per la raccolta fondi entro il 15 settembre.

A partire da quella data il Campidoglio ha annunciato l’interruzione delle utenze. Traduzione: le volontarie e le ospiti di ‘Lucha y siesta’ dovranno lasciare lo stabile per consentirne la vendita come previsto dal concordato preventivo per risanare i conti della municipalizzata.

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“Questa- ha detto una delle responsabili del progetto, Chiara Franceschini, durante la conferenza stampa di presentazione del comitato- è una struttura che pratica accoglienza senza chiedere nulla in cambio. Da anni svolgiamo un servizio che il Comune di Roma non è in grado di offrire, nonostante i proclami esclusivamente propagandistici. Mentre annunciano azioni di contrasto infatti, tagliano i fondi destinati alle donne vittime di violenza. Abbiamo chiesto più volte incontri con la sindaca Virginia Raggi e con gli assessori competenti alla Mobilità e al Patrimonio, rispettivamente Linda Meleo e Sabrina Castiglione. Tutte le nostre richieste sono sistematicamente cadute nel vuoto”.

E ancora, questo da parte dell’amministrazione capitolina, “è un attacco alla bellezza, alla storia e alla cultura di questa città”. ‘Lucha Y siesta’ rimarrà quindi “in assemblea permanente e aperta alla cittadinanza ad oltranza”. All’ingresso del centro antiviolenza, infatti, un tappeto rosso: “Un simbolo secondo cui chiunque è importante per la nostra battaglia e, quindi, il benvenuto”.

Tante le adesioni al comitato popolare, oltre alle presidenti onorarie Lea Melandri, Federica Giardini e Adele Tulli, anche quello della presidente della Casa delle Donne, Francesca Koch, del fumettista Zerocalcare, di Action Aid, del Circolo Mario Mieli e di Banca Etica e Produzioni Dalbasso, come consulenti per l’organizzazione del crowfounding.

“L’obiettivo- hanno spiegato ancora le attiviste- non è solo scongiurare lo sgombero, ma ottenere un riconoscimento delle nostre attività a tutti i livelli. Assistere le donne vittime di violenza non significa solo fornire un letto per loro e per i loro bambini, come farebbe il Comune di Roma, ma offrire loro sostegno psicologico, legale e culturale. ‘Lucha y siesta’ è infatti un modello di cittadinanza attiva che va ben oltre la missione anti-violenza”.

Tra gli interventi, anche quello di Paolo, dipendente Atac e delegato Usb: “Il concordato preventivo di fatto svende parte del patrimonio della città che invece andrebbe riqualificato e valorizzato come fanno queste attiviste. La sindaca dovrebbe occuparsi di sgomberare i presidi fascisti come quello di Casapound e non chi offre un servizio alla città e ai cittadini senza chiedere nulla in cambio”.

Infine, tra le azioni di protesta anche la scritta vendesi che in questi giorni è stata proiettata su alcuni monumenti più rappresentativi della Capitale come il Pantheon, la Piramide Cestia o la Bocca della Verità. Autore, un artista anonimo che sostiene appunto, la lotta delle attiviste di ‘Lucha y siesta’.

LUCHA Y SIESTA, CAMPIDOGLIO: PRATICHE SGOMBERO COMPETENZA TRIBUNALE

“Sono qui per ribadire l’impegno della sindaca su questa vicenda che è più complessa di quanto si possa immaginare. Gli incontri con le attiviste ci sono stati, soprattutto telefonici e uno anche informale dal vivo. Tuttavia la condizione di occupanti delle donne ospiti hanno creato problemi di comunicazione con le istituzioni”. A dirlo dal palco del Lucha y siesta è la delegata della sindaca di Roma alle Politiche di Genere, Lorenza Fruci.

“Atac, a seguito della nomina delle liquidatrici, ha effettuato un sopralluogo in questa struttura- ha aggiunto la delegata- in quel frangente, proprio per la loro condizione di occupanti, le ospiti non si sono fatte identificare. Questo ha causato un’accelerazione da parte del Tribunale – che è l’unico ente incaricato a decidere tempistiche e modalità – nelle pratiche di sgombero. Il Comune quindi si sta occupando della presa in carico di queste donne anche per far sì che non paghino penalmente la loro mancata identificazione”.

Tuttavia, “la costituzione del comitato popolare- ha concluso la Fruci- è una buona notizia e può facilitare il dialogo con le istituzioni. Un plauso quindi all’attivismo di queste volontarie anche per le loro affascinanti iniziative di protesta come le proiezioni sui monumenti storici della città”.

 

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