Lavorare per il Bene Comune: lo spazio Habicura

17.06.2019 - Fulvio Faro

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Lavorare per il Bene Comune: lo spazio Habicura

Incontro con le donne della Soka Gakkai nei giardini riqualificati del Verano.

Il 15 giugno 2019, siamo stati ospiti come rappresentanti della “Casa Umanista” e della Onlus “Energia per i diritti Umani”, nel quartiere San Lorenzo a Roma, di un piccolo evento che però fa parte di un grande evento internazionale, in una piccola location ma speciale per il suo valore intrinseco nella sua costituzione. Parleremo di entrambe le situazioni perché meritano uno sguardo attento.

Cominciamo dal “dove”. Siamo antistanti all’ingresso del Cimitero Monumentale, alla fine del quartiere San Lorenzo, in pieno Piazzale del Verano. In questo snodo pieno di circolazione di autobus e macchine, si sta ergendo, lentamente ma inesorabilmente, un’isola, un’oasi di verde, ecologia, benessere, cultura, incontro.

E’ lo spazio “Habicura”, promosso da diversi anni dalla passione e dalla costanza di Emanuele Caputo, nato nel quartiere, fondatore dell’Associazione culturale “Beba do Samba”, che ha una sede da anni nella zona, animando la scena culturale con concerti, presentazione di libri e di campagne sociali (compresa la prima Marcia per la Pace e la Nonviolenza del 2010) sei anni fa ha deciso che voleva, doveva, riqualificare gli spazi verdi del popoloso quartiere ridandogli vita e dignità sociale.

Senza bandi o autorizzazioni, prese una abbandonata Villa Mercede e per tre anni la riqualificò e la rianimò a spese proprie e dell’associazione. Dopodiché arrivo il bando del Municipio per la gestione, senza contributi, di spazi urbani per riqualificarli e animarli culturalmente. Ecco allora che l’Associazione ottiene di poter “bonificare” una grande aiuola quasi al centro di Piazzale del Verano, tra la zona di traffico intenso e il cimitero, dentro quello che nel tempo si era trasformato in una grande zona parcheggio e bivacco.

Ha ridato un nome a quel posto, ritornato a tutti gli effetti i “giardini del Verano”, un posto dove da bambino Emanuele ricordava che si giocava a pallone mentre le mamme prendevano il fresco. Un posto dove hanno sempre convissuto senza problemi con una popolazione di border line (ora in aumento socialmente) che, ospitate dalla comunità del parroco della vicina basilica, sostavano lì nelle panchine.

Il primo anno hanno solo pulito tutta l’area dell’isolotto più grande degli spazi verdi, e il giorno offrivano massaggi gratuiti. Niente attività serali. Il secondo anno finalmente hanno montato i primi chioschetti per il ristroro, messo le primi luci, portato l’acqua, il primo palchetto e hanno cominciato per 4 mesi a proporre eventi culturali, musica, area benessere ecc. con una discreta partecipazione.

Questo ultimo anno di bando hanno un po’ alzato l’asticella, non solo dal punto di vista delle strutture, più solide, pià recettive, non solo dal punto di vista dell’impatto ecologico (si è arrivati al 95% del plastic-free utilizzando per lo più materiale compostabile per tutto il ristoro), non solo dal punto di vista della proposta culturale, ma anche per aumento della zona bonificata, iniziando l’opera di pulizia dell’aiuola più piccola antistante e ottenendo la chiusura di una parte di strada a scorrimento locale per utilizzare il tutto come una unica area recuperata all’uso e al benessere del quartiere, questo senza negare una panchina dove riposarsi un po’.

Emanuele si dice molto soddisfatto perché si sta arrivando al punto di “non ritorno” positivo, dove a livello strutturale e di pulizia della zona non si va a tornare indietro. Anche gente del posto tra una manifestazione estiva e l’altra hanno contribuito a tenere la zona su livelli di decenza e mi racconta di come hanno fatto un’opera lunga di persuasione amichevole verso tutti quelli che li parcheggiavano i loro furgoni e i loro camper, aiutandoli a risolvere le loro difficoltà, riparando i mezzi, aiutandoli nello smaltimento o nello spostamento in altre zone altrettanto comode ecc. Complimenti.

Andiamo all’evento che tra i tanti che l’Associazione ospita, (prossimamente anche eventi legati alla partenza della seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza) ha potuto svolgersi in quella cornice riqualificata. Parliamo quindi della commemorazione del ventennale della fondazione del “gruppo internazionale delle donne della Soka Gakkai” emerita organizzazione buddista affiliata all’ONU, presieduta da Daisaku Ikeda (pubblicato da poco la sua annuale “Proposta di Pace 2019”, dal titolo “Verso una nuova era di Pace e Disarmo, un approccio centrato sulle persone).

Le donne della Soka Gakkai di San Lorenzo sono state per la giornata le padrone di casa, hanno offerto recite di poesie sulla pace, un piccolo estratto della loro ottima mostra “Senza Atomica” come la loro decennale campagna contro le armi nucleari. Hanno ospitato associazioni e gruppi del quartiere per scambiarsi esperienze e proposte per il futuro.

Ecco dunque che anche noi della Casa Umanista e di Energia abbiamo parlato delle nostre attività e proposto di lavorare insieme per la “seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza”, in questo quartiere e a Roma. Abbiamo scambiato le nostre informazioni su campagne come quella dell’ICAN per il Trattato di abolizione delle armi nucleari dell’ONU e anche sono intervenute persone che a Roma portano avanti le istanze di “Extinction Rebellion” contro i cambi climatici, un gruppo che si è formato a La Sapienza sul modello di quello nato a Londra, e un rappresentante (Comitato Ritorno al Futuro, Società Aperta) della campagna per lo Ius Culturae, declinazione in una versione riveduta dello Ius Solis, che stanno portando avanti su questo una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare.

Abbiamo infine parlato di una comune “ricerca spirituale”, che pur portata avanti in modi diversi, è alla radice, fonte di energia sempre rinnovata verso il miglioramento del mondo a partire da se stessi e il rapporto con gli altri.

Categorie: Cultura e Media, Europa
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