La violenza dell’abbandono

27.06.2019 - Maria Giovanna Farina

La violenza dell’abbandono

Ci risiamo, è bastato il primo fine settimana soleggiato per far aumentare il picco degli abbandoni. Il cane, ma anche il gatto, dove lo metto? E la risposta è “per strada”, così sembra ragionare, compiendo un atto crudele e delinquenziale, chi lascia alla mercé dei pericoli, per gli animali e anche per gli uomini, il proprio compagno a quattro zampe. Nonostante l’inasprimento delle pene e le campagne anti-abbandono la terribile abitudine prosegue indisturbata. Se ci si è pentiti di averlo portato a casa, basterebbe recarsi in un canile e, se proprio non ci si vuole far vedere in faccia, legarlo al cancello: sarebbe un atto meno deprecabile dell’abbandono sulla strada. Errare umano est, ma ammettere di aver sbagliato eleva un po’ rispetto alla vigliaccheria di sganciare il guinzaglio del nostro amico: consegnare l’animale in un luogo sicuro è il minimo che si possa fare. Portarsi a casa un cagnolino è troppo spesso un atto legato all’entusiasmo del momento, sono attimi in cui si crede di avere a che fare con un bel pupazzetto morbido, per poi rendersi conto invece di avere tra le mani un impegno molto serio. Il pelosetto deve uscire per fare i bisognini, ha fame, ha sete, perde pelo, abbaia, si ammala, è una rottura di scatole per chi non riesce ad aprire il proprio cuore e ricambiare fedeltà ed amore incondizionati. Abbandonare un amico peloso è un atto di violenza; sì, violenza per il rischio molto probabile che l’animale in questione finisca sotto le ruote di un auto, è violenza contro il suo amore e la sua eterna innocenza, è violenza contro il suo diritto di essere un animale rispettato. Il rapporto uomo-cane è nato nella notte dei tempi e nei secoli successivi abbiamo obbligato il discendente del lupo a farsi domestico promettendogli cibo e alloggio fino a considerarlo un membro della famiglia. Abbiamo reso il cane, e dico cane ma ciò si può estendere a tutti gli animali domestici, dipendente da noi, gli abbiamo fatto perdere l’autonomia e tante competenze a causa delle comodità in cui lo facciamo vivere, e poi quale gesto compiamo? Senza un briciolo di umanità decidiamo, con un solo gesto, che è meglio separare le nostre rispettive vite per liberarci dal gravoso impegno.

Una società dove l’aggressività in tutte le sue forme viene troppo spesso tollerata, non può che creare esseri umani privi della capacità di amare. Amare un cane significa anche sacrificio e dedizione costante, ma solo se lo si ama si riesce a comprendere il valore dello scambio affettivo che intercorre tra umani e animali e tutto l’impegno quotidiano scompare difronte alla gioia che un cane sa farci provare. Al contrario di quanto pensano alcuni, amare un cane aiuta a voler bene un po’di più, e quindi a rispettare, anche gli esseri umani.

Cosa si può fare di veramente efficace contro l’abbandono se non promuovere una seria e competente educazione sentimentale; l’amore è l’unica vera soluzione contro ogni forma di violenza, ma deve essere presentato come una risorsa e non un obbligo, un piacevole scambio e non una serie di regole da seguire… Per chi non riuscisse a comprenderlo c’è sempre la possibilità di infliggere una pena nonviolenta come, ad esempio, far trascorre a chi abbandona qualche giorno nella gabbia di un canile ad aspettare ed aspettare e ad aspettare ancora che qualcuno venga ad aprire la porta.

Categorie: Europa, Nonviolenza, Opinioni
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