La filosofia, ambasciatrice della nonviolenza

08.05.2019 - Maria Giovanna Farina

La filosofia, ambasciatrice della nonviolenza
(Foto di Paola Giordano)

Filosofia significa amore per la sapienza che è conoscenza del mondo e di noi stessi, il filosofo quindi ama per definizione. Se l’amore mette in movimento qualcosa lo fa sempre con spirito nonviolento perché le categorie tipiche dell’amore sono: libertà, condivisione, reciprocità. L’amore insegna a non prevaricare e a non categorizzare; l’amore è lontano da ogni tentativo di rimanere chiuso in una teoria e mal tollera che le sue “ali” vengano indirizzate: non si può dire a qualcuno Gioca, scriveva Gregory Bateson, così come non si può dire, aggiungo io, Ama. Amare la filosofia è il principio della libertà. Eliminare, o ridurre drasticamente, la filosofia dal curriculum scolastico della Scuola Superiore significa, pertanto, limitare un’educazione ispirata alla nonviolenza.

Come pioniera in Italia della pratica filosofica, da una ventina d’anni ho avviato ricerche auto-prodotte per dimostrare quanto la filosofia possa essere un rimedio utile a risolvere le difficoltà esistenziali; ciò mi ha permesso di entrare nelle università, non solo italiane, ed intervistare, anche in video, molti dei più noti filosofi e personaggi della cultura. Dagli incontri sono nati spunti utili per studiare argomenti di stretta attualità come la violenza di genere, i rapporti familiari, le relazioni sentimentali. La cultura filosofica, infatti, può essere applicata ad ogni aspetto dell’esistenza e il dialogo, suo strumento privilegiato, si rivela molto efficace per imparare ad auto-curarsi col ragionamento e con il ripescaggio delle proprie risorse interiori. Uno dei problemi più scottanti della nostra contemporaneità credo sia legato alla tecnologia che ci sta disumanizzando e a ciò è necessario porre rimedio. Il sociologo e filosofo McLuhan negli anni ’60 teorizzò il Villaggio globale, internet ha velocizzato in modo parossistico questo concetto, ma come sempre sta a noi esseri umani regolarne il flusso. Vogliamo mescolarci con le macchine e demandare sempre di più ad esse? Sì, lo stiamo facendo, ma non solo da ora. Quando si passò dalla candela alla lampadina perdemmo competenze per conquistare una maggiore comodità e con le tecnologie attuali più evolute tutto è ingigantito. Cosa possono fare i filosofi per arginare il problema? Dobbiamo tener conto che un filosofo è in grado di delineare una nuova visione del mondo e con la rete e i media per navigare può diffondere la cultura filosofica. Prima di tutto, noi, che non siamo nativi digitali, abbiamo il compito di trasmettere le esperienze pre-digitali come prezioso patrimonio da salvaguardare, impedendo alle nuove generazioni digitalizzate di affidarsi ai media in modo esclusivo, pervasivo e senza barriere né controllo. Se lo smartphone diventa un prolungamento della mia mano, se i miei occhi non guardano in autonomia ma sono indirizzati da un aggeggio tecnologico, io svendo la mia umanità.

E poi abbiamo il compito di far nascere e tenere in vita le idee che sono cosa diversa dalle opinioni: non possiamo più accettare che chiunque possa dire qualunque cosa anche su ciò che non conosce creando informazioni e concetti inappropriati capaci di indurre ad una “cultura dell’errore”. L’ippocampo, area del cervello preposta al controllo delle emozioni e della memoria a lungo termine, ha bisogno di elementi validi di riflessione. In definitiva, siamo ciò che immagazziniamo, ma anche come e in quali condizioni.

Per formazione, metto sempre in discussione ogni stato del mondo, me lo ha insegnato Socrate che, anche se è vissuto 2500 anni fa, è sempre vivo e capace di dare risposte. Ciò che conta è la consapevolezza nata dalla coscienza e conoscenza di sé e poi del mondo esterno. Dobbiamo lavorare per una maggiore consapevolezza cosicché la tecnologia non ci sovrasti. Alla domanda cosa fosse il bene o il male per noi, Socrate rispondeva che per sapere cosa sia il male o il bene dobbiamo rifarci al “Conosci te stesso”, (gnōthi seautón, iscrizione presente nel tempio di Apollo a Delfi): solo conoscendo noi stessi e i nostri limiti possiamo sapere cosa sia il male o il bene per noi e poi per gli altri. Conosci te stesso, nella filosofia attuale può significare “indaga i tuoi limiti e non dimenticarti chi sei”. Invece noi stiamo abbandonando progressivamente il dialogo, sia con noi stessi che con gli altri, questa è la ragione principale del mio riflettere e operare quotidiani: è fondamentale mantenere in vita il vero dialogo che è un confronto, un passare attraverso l’altro per comprendere le sue ragioni anche diverse dalle nostre e poi, in due, trovare un punto di incontro. Se non è nonviolenza questa!

La visione filosofica è andare oltre l’apparenza per scorgere ciò che c’è in profondità e più vicino all’autentico di ogni persona, situazione, cosa. Il filosofo deve di conseguenza continuare ad osservare quanto gli sta intorno per aggiornare la sua conoscenza del mondo e per migliorare sempre nuove soluzioni. Le Arti e le Scienze sono espressioni umane imprescindibili a cui guardo con estremo interesse perché parlano dell’uomo e delle sue capacità evolutive. Cosa sarebbe l’uomo senza la sua “scrittura del mondo”?

Categorie: Nonviolenza, Opinioni
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