Patrocinio di Amnesty International al documentario “Allah Loves Equality”

12.02.2019 - Redazione Italia

Patrocinio di Amnesty International al documentario “Allah Loves Equality”
(Foto di Wajahat Abbas Kazmi)

Manca davvero poco per poter vedere Allah Loves Equality, il documentario di Wajahat Abbas Kazmi sostenuto da Il Grande Colibrì e patrocinato anche da Amnesty International – Italia.

C’è voluto più tempo del previsto, è vero, ma il documentario “Allah Loves Equality. Essere LGBT in Pakistan” di Wajahat Abbas Kazmi, che racconta la vita delle persone omosessuali e transgender nella repubblica islamica del Pakistan è pronto e, notizia delle ultimissime ore, ha ricevuto ufficialmente il patrocinio di Amnesty International.

Il patrocinio di Amnesty

Amnesty International aveva manifestato interesse nei confronti del lavoro di Kazmi fin dal ritorno della troupe dal Pakistan, ma la concessione del patrocinio non era scontata, anche se il regista è impegnato da anni nel gruppo bergamasco dell’organizzazione: le richieste sono tantissime e sono vagliate con grande rigore perché il nome di Amnesty non sia associato a nulla di poco accurato o di anche vagamente distante dai principi morali che la ispirano.

Il momento più bello e gratificante che ogni regista sogna, è quello in cui il suo lavoro viene apprezzato – ha commentato Kazmi alla notizia del patrocinio – e questo accade oggi in particolare proprio perché questo apprezzamento arriva da un’organizzazione come Amnesty International. Sono davvero grato ad Amnesty per aver riconosciuto il lavoro del nostro gruppo

Il documentario

Il film documentario “Allah Loves Equality” dà voce alle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) che vivono nella Repubblica islamica del Pakistan: attraverso interviste e scene di vita quotidiana, tutti potranno conoscere la situazione dei diritti delle minoranze sessuali nel paese e quali sono gli atteggiamenti sociali nei loro confronti.

Per la prima volta vere coppie omosessuali hanno deciso di mostrarsi pubblicamente e di raccontare la propria storia al mondo. Anche molte persone transgender, dai sex workers a chi sta combattendo per combattere l’HIV nella comunità, si sono raccontate apertamente. Inoltre nella realizzazione del documentario si sono toccati con mano i rischi che la retorica fondamentalista fa correre a chi vive la propria identità sessuale senza nascondersi e per questo è considerato immorale e blasfemo.

Il crowdfunding

Per realizzare questo documentario, ideato e diretto da Wajahat Abbas Kazmi, che lo ha girato nel novembre 2017 insieme a Elena De Piccoli e a un gruppo di collaboratori sul posto, i soci e gli attivisti de Il Grande Colibrì hanno lanciato una campagna di raccolta fondi: attraverso un lungo lavoro di crowdfunding sono stati raccolti oltre 12mila euro che, pur non riuscendo a coprire tutte le spese sostenute, hanno comunque permesso la realizzazione del lavoro.

Silenzio in sala!

Ora il documentario è quasi pronto per essere portato nei festival e nelle sale che lo vorranno proiettare. Al momento è stata ultimata solo la versione in inglese, mentre Kazmi e De Piccoli stanno finendo di lavorare ai sottotitoli in italiano perché (malgrado la speranza e l’aspettativa sia quella di portarlo in giro per il mondo, o perlomeno in Europa) le richieste finora sono arrivate copiosamente soprattutto dall’Italia e perché la campagna “Allah Loves Equality” è stata appoggiata da moltissimi italiani e diverse realtà hanno sostenuto economicamente e organizzativamente la realizzazione del documentario.

Chi siamo

Wajahat Abbas Kazmi – regista e produttore

Regista indipendente e attivista dei diritti umani di Il Grande Colibrì e Amnesty International, nato in Pakistan e cresciuto in Italia. Nel 2009 è tornato nella sua terra natia per realizzare, come sceneggiatore e produttore, il lungometraggio “The Dusk” (2011), che affronta la discussa questione delle persone scomparse in Pakistan e ha suscitato varie controversie. Ha poi prodotto “The Blue Veins” (2011), “Message for God” (2012) e “Fatwa – The final verdict” (2014) sulle ragioni della crescita del terrorismo religioso in Pakistan.

Faisal Zia – sceneggiatore

Elena De Piccoli – produttrice

Michele Benini – produttore

Pier Cesare Notaro – produttore

 

Categorie: Cultura e Media, Diversità
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