Il mito venezuelano che ci impedisce di trasformare la nostra economia

11.02.2019 - Redazione Italia

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo

Il mito venezuelano che ci impedisce di trasformare la nostra economia
Leopoldo Salmaso: Signoraggio

La Modern Money Theory (MMT) sta ricevendo un’attenzione significativa dai media in questi giorni, dopo che Alexandria Ocasio-Cortez ha detto in un’intervista che dovrebbe “occupare una fetta maggiore dei nostri discorsi” quando si tratta di finanziare il Green New Deal. Secondo la MMT, il governo può spendere ciò di cui ha bisogno senza preoccuparsi del deficit. L’esperta di MMT e advisor di Bernie Sanders, prof.ssa Stephanie Kelton, dice che il governo crea effettivamente denaro (dal nulla) quando spende. Il vero limite alla spesa non è un massimale del debito imposto artificialmente, ma la mancanza di lavoro e di materiali per svolgere il lavoro, portando a un’inflazione generalizzata dei prezzi. Solo quando si raggiunge quel massimale, i soldi devono essere tassati, non per finanziare ulteriore spesa pubblica, ma per ridurre la massa monetaria in un’economia che ha esaurito le risorse per far lavorare altro denaro aggiuntivo.

Com’era prevedibile, i critici si sono affrettati a confutare, chiamando la tendenza ad approvare la MMT “preoccupante” e “una battuta niente affatto divertente”. Nel suo primo post di Febbraio sul The Daily Reckoning, Brian Maher cupamente immagina Bernie Sanders eletto nel 2020 e intento ad attuare il “Quantitative Easing for the People” basato sulle teorie MMT. Per smascherare la nozione che i governi possono semplicemente “stampare i soldi” per risolvere i loro problemi economici, egli solleva lo spettro del Venezuela, dove c’è “denaro” dappertutto ma i beni essenziali sono fuori portata per molti, le vetrine sono vuote, la disoccupazione è a Il 33% e l’inflazione dovrebbe raggiungere il 1.000.000% entro la fine dell’anno.

Anche il blogger Arnold Kling ha sottolineato l’iperinflazione venezuelana. Ha descritto la MMT come “la dottrina secondo cui il governo stampa denaro e può spendere ciò che vuole. . . fino a quando non può più. Ha detto: “Per me, l’iperinflazione in Venezuela esemplifica ciò che accade quando un paese raggiunge il punto in cui “non può più”. Il paese non è al pieno impiego. Ma non sembra che il governo possa spendere a modo suo per tirarsi fuori dalle difficoltà. Qualcuno dovrebbe chiedere a queste rockstar della MMT di spiegarci la faccenda del Venezuela”.

Io non sono una rockstar della MMT e non cercherò di esporre le sue sottigliezze. (Vorrei sottolineare che, ai sensi delle normative vigenti, il governo di fatto non può creare denaro quando spende, ma dovrebbe essere in grado di farlo. In effetti i fautori della MMT hanno riconosciuto questo problema, ma è argomento per un altro articolo). Qui vorrei trattare il problema dell’iperinflazione, e perché l’iperinflazione venezuelana e il “QE for the People” sono due cose completamente diverse.

Cosa c’è di diverso in Venezuela

I problemi del Venezuela non nascono dal fatto che il governo emetta denaro e lo usi per assumere persone per costruire infrastrutture, fornire servizi essenziali ed espandere lo sviluppo economico. Se lo fosse, la disoccupazione non sarebbe al 33% e in crescita. Il Venezuela ha un problema che gli USA non hanno e non avranno mai: ha debiti ingenti in una valuta che non può stampare in proprio, vale a dire dollari USA. Quando il prezzo del petrolio (la sua principale risorsa) era in piena espansione, il Venezuela era in grado di rispettare il suo piano di rimborso. Ma quando il prezzo del petrolio è precipitato, il governo ha dovuto stampare Bolìvar venezuelani e venderli per dollari statunitensi sul mercato valutario internazionali. Mentre gli speculatori facevano aumentare il prezzo dei dollari, il governo doveva stampare sempre più, inflazionando in maniera massiccia la valuta nazionale.

Era lo stesso problema sofferto da Weimar e dallo Zimbabwe, i due classici esempi di iperinflazione in genere sollevati per mettere a tacere i fautori dell’espansione di offerta monetaria da parte dei del governi, prima che il Venezuela subisse la stessa sorte. Il prof. Michael Hudson, una rock star economica che sostiene i principi della MMT, ha studiato ampiamente la questione dell’iperinflazione. Egli conferma che tali disastri non sono dovuti ai governi che emettono denaro per stimolare l’economia. Piuttosto, scrive, “Ogni iperinflazione nella storia è stata causata dal servizio del debito estero che ha fatto crollare il tasso di cambio. Il problema è quasi sempre il risultato di tensioni con le valute estere in tempo di guerra, non da spese interne”.

Il Venezuela e altri paesi che stanno sostenendo debiti enormi in valute estere non sono sovrani. I governi sovrani possono emettere le proprie valute per infrastrutture e sviluppo, e lo hanno sempre fatto con successo. Un certo numero di esempi contemporanei e storici sono stati discussi nei miei precedenti articoli, tra cui Giappone, Cina, Australia e Canada.

Sebbene il Venezuela non sia tecnicamente in guerra, è afflitto da tensioni in valuta estera innescate da attacchi aggressivi da parte di una potenza straniera. Le sanzioni economiche statunitensi sono in corso da anni, causando almeno $ 20 miliardi di perdite. Circa $ 7 miliardi dei suoi beni sono ora tenuti in ostaggio dagli USA, che hanno intrapreso una guerra non dichiarata contro il Venezuela, dopo il fallito colpo di stato militare di George W. Bush contro il presidente Hugo Chavez nel 2002. Chavez lanciò l’audace “Rivoluzione Bolivariana”, una serie di riforme economiche e sociali che ridussero drasticamente la povertà e l’analfabetismo e migliorarono la salute e le condizioni di vita per milioni di venezuelani.

Quele riforme, che includevano la nazionalizzazione delle componenti chiave dell’economia nazionale, resero Chavez un eroe per milioni di persone e un nemico per gli oligarchi venezuelani.
Nicolas Maduro è stato eletto presidente dopo la morte (improvvisa) di Chavez nel 2013 e ha promesso di continuare la rivoluzione bolivariana. Come Saddam Hussein e Muhammar Gheddafi prima di lui, ha dichiarato che il Venezuela non avrebbe venduto il suo petrolio in dollari USA, a seguito delle sanzioni imposte dal presidente Trump.
Il famigerato Elliott Abrams è stato nominato inviato speciale in Venezuela. Considerato un criminale da molti per aver coperto i massacri commessi dagli squadroni della morte appoggiati dagli USA in Centro America, Abrams fu tra i principali neoconservatori strettamente legati al fallito colpo di stato venezuelano di Bush nel 2002. John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale, è un altro importante neoconservatore che trama il cambio di regime in Venezuela. In una conferenza stampa tenutasi il 28 gennaio, teneva in mano un blocchetto giallo con le parole “5.000 soldati in Colombia” (vedere nostro articolo -NdT), un paese che condivide un confine con il Venezuela. Sembra che il contingente neocon ritiene di avere degli affari incompiuti da quelle parti.

Bolton non finge nemmeno che si tratti di ripristinare la “democrazia”. Ha detto su Fox News: “Dal unto di vista economico, farebbe una grande differenza per gli USA se le compagnie petrolifere statunitensi potessero investire e mettere a frutto le capacità petrolifere in Venezuela”. Come disse il presidente Nixon delle tattiche statunitensi contro il governo di Allende in Cile, lo scopo delle sanzioni e delle minacce militari è quello di spremere il paese economicamente.

Uccidere la rivoluzione del settore bancario pubblico in Venezuela

Potrebbe esserci qualcosa di più del petrolio, che recentemente ha raggiunto i minimi storici nel mercato. Gli USA non hanno bisogno di invadere un paese per colmare le sue forniture. Come con la Libia e l’Iraq, un altro motivo potrebbe essere quello di sopprimere la rivoluzione bancaria avviata dai leader del Venezuela.
La crisi bancaria del 2009-10 ha messo in luce la corruzione e la debolezza sistemica delle banche venezuelane. Alcune banche erano impegnate in pratiche commerciali discutibili. Altre erano seriamente sottocapitalizzate. Altre pare che avessero prestato grandi somme di denaro ad alti dirigenti. Almeno un finanziere non ha potuto provare dove aveva preso i soldi per comprare le banche che possedeva.
Invece di salvare i colpevoli, come si è fatto negli USA, nel 2009 il governo nazionalizzò  sette banche venezuelane, che rappresentavano circa il 12% dei depositi bancari della nazione. Nel 2010 ne sono state nazionalizzate altre. Il governo ha arrestato almeno 16 banchieri e ha emesso più di 40 mandati di arresto per corruzione contro altri che erano fuggiti dal paese. Alla fine di marzo 2011, erano rimaste solo 37 banche, un calo netto rispetto alle 59 di fine novembre 2009. Le banche statali hanno assunto un ruolo più ampio, detenendo il 35% delle risorse a marzo 2011, mentre quelle straniere detenevano solo il 13,2%.

Fra le urla dei media, nel 2010 Chavez compì il passo coraggioso di approvare la legge che definisce il settore bancario come uno dei “servizi pubblici”. La legislazione specifica che il 5% degli utili netti delle banche deve andare a finanziare progetti di comunità, progettati e implementato dalle comunità a beneficio delle comunità. Il governo venezuelano diresse il credito bancario a settori specifici dell’economia e si interessò sempre più alle operazioni delle istituzioni finanziarie private. Per legge, quasi la metà dei prestiti delle banche venezuelane doveva essere indirizzata a settori particolari dell’economia, tra cui le piccole imprese e l’agricoltura.
In un articolo di aprile 2012 intitolato “Il Venezuela aumenta i contributi sociali obbligatori  dovuti dalle banche, gli Stati Uniti e l’Europa no”, Rachael Boothroyd affermò che il governo venezuelano chiedeva alle banche di restituire il maltolto. La casa fu dichiarata un diritto costituzionale e le banche venezuelane furono obbligate a contribuirvi con il 15% dei loro guadagni annuali. Il Grande Piano Casa del governo mirava a costruire 2,7 milioni di case gratuite per famiglie a basso reddito prima del 2019. L’obiettivo era quello di creare un sistema di social banking che contribuisse allo sviluppo della società piuttosto che risucchiarne la ricchezza. Boothroyd scrisse:
“. . . I venezuelani sono nella fortunata posizione di avere un governo nazionale che dà la priorità alla qualità della vita, al benessere e allo sviluppo piuttosto che ai salari dei banchieri e dei lobbisti. Se la crisi finanziaria del 2009 ha dimostrato qualcosa, è che il capitalismo è semplicemente incapace di regolarsi da solo, e questo è precisamente il punto in cui i governi progressisti e la legislazione progressista dei governi devono intervenire”.

Questo è anche il punto verso cui l’ala progressista del Partito Democratico USA si sta dirigendo – ed è anche il motivo per cui le proposte di Alexandria Ocasio-Cortez (AOC) evocano nei media ululati del tipo visto in Venezuela.

L’articolo I, sezione 8, della Costituzione conferisce al Congresso il potere di creare l’offerta di moneta della nazione. Il Congresso deve esercitare questo potere. La chiave per ripristinare la nostra sovranità economica è revocare il potere di emettere denaro a un sistema bancario privato che non riconosce alcuna responsabilità pubblica, ma solo quella di massimizzare i profitti per i propri azionisti. Il denaro creato dalle banche è sostenuto dalla piena fiducia e credito degli Stati Uniti, compresa l’assicurazione federale sui depositi, l’accesso alla finestra di prestito della Fed e i salvataggi del governo quando le cose vanno male. Se noi, il popolo, sosteniamo il valore del denaro, questo dovrebbe essere emesso dal popolo tramite il governo che lo rappresenta. Oggi, tuttavia, il nostro governo non rappresenta adeguatamente il popolo. Prima dobbiamo riappropriarci del nostro governo, e questo è ciò che AOC e i suoi alleati del Congresso stanno tentando di fare.

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Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su Truthdig.com. Ellen Brown è un avvocato, fondatore del Public Banking Institute e autore di dodici libri tra cui Web of Debt e The Public Bank Solution. A breve uscirà un 13° libro intitolato Banking on the People: Democratizing Finance in the Digital Age. È anche co-conduttrice di un programma radiofonico su PRN.FM chiamato “It’s Our Money“. I suoi oltre 300 articoli sul blog sono pubblicati su EllenBrown.com.

 

Traduzione dall’inglese di Leopoldo Salmaso

 

Categorie: Cultura e Media, Economia, Internazionale, Nord America, Opinioni, Sud America
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