Cosa dobbiamo aspettare ancora? Se non ora quando?

19.02.2019 - Il Dialogo

Cosa dobbiamo aspettare ancora? Se non ora quando?
(Foto di YouTube elab. Pressenza)

Sembra di vivere la famosa barzelletta di “Totò e Pasquale”, con Totò che racconta di aver preso un mucchio di schiaffi da uno sconosciuto che lo chiamava Pasquale. E lui per due o tre volte non reagiva, chiedendosi “chissà questo supido dove vuole arrivare”,  e alla fine quando la sua spalla nella scenetta comica gli chiede “ma perché non hai reagito”, lui risponde “e mica sono Pasquale”. Totò almeno faceva ridere.

Mi riferisco ai risultati delle elezioni regionali abruzzesi tenutesi la scorsa domenica. I risultati segnalano con chiarezza il movimento di opinione attualmente in corso nel nostro paese. Aumentano a dismisura gli astenuti e coloro che hanno annullato la scheda o hanno votato bianco. Siamo alla cifra record del 48,43% del corpo elettorale, quasi la metà esatta.
La politica dei 5Stelle sta producendo da un lato l’aumento della sfiducia nella possibilità di cambiare la politica nel nostro paese per via elettorale, da cui l’astensione, e dall’altro sta consegnando tutto il potere nelle mani di un partito che sta ripercorrendo la stessa strada che percorse il partito fascista negli anni 20. Un partito che rappresenta una minoranza sociale, come era il partito fascista negli anni 20 quando il Re gli consegno il potere. Un pessimo Re, la macchietta di tutti i Re del mondo.
E i dati abruzzesi riconfermano che la Lega è una minoranza sociale che rappresenta appena il 13 per centro dell’elettorato di quella regione che diventano però il 27% grazie alla fortissima astensione e al meccanismo di calcolo delle percentuali che si effettua sui voti validamente espressi e non sul totale del corpo elettorale. Una minoranza che diventa maggioranza nelle sedi istituzionali sia grazie alle astensioni sia grazie  ai meccanismi maggioritari delle leggi elettorali che assegnano un premio di maggioranza a quelle coalizioni che hanno anche un solo voto in più delle altre. E in Abruzzo, ma succede così oramai da alcuni decenni, poco meno del 25% degli elettori gestiscono il potere come se rappresentassero il 60% degli elettori. Se non è una truffa questo cosa è truffa?
E i cinque stelle stanno facendo come Totò, pigliano schiaffi ogni giorno ma loro dicono di non essere Pasquale e si tengono gli schiaffi senza reagire, anzi ripetono il ritornello sul “governo che durerà cinque anni”. Fanno gli “utili idioti” della Lega, gli portano voti e sfiducia che sono il brodo di coltura di tutte le dittature.
Indubbiamente i deputati e senatori cinque stelle sono complessivamente dei pessimi dilettanti allo sbaraglio. Nella mia vita non ne ho mai visto così tanti tutti insieme. Ma chi ha creato il movimento e li dirige nell’ombra, alias Casaleggio&Associati e Grillo, non è uno sprovveduto ma agisce secondo quelli che sono gli interessi economici delle aziende a cui essi devono dare conto. E la loro politica è ingannevole e ha già tratto in inganno le persone che reagiscono o non andando a votare o spostandosi verso la destra della Lega. Non si può essere così sprovveduti da dare ad un partito minoritario come la Lega il ministero degli interni che, da che mondo è mondo, nel nostro paese è stato sempre gestito da chi ha avuto il potere effettivo nelle proprie mani. La DC, quando governava in coalizione, non ha mai dato il ministero dell’interno ad alcun partito.
La politica la fanno le scelte economiche e questo governo non fa eccezione ed è per questa ragione che non c’è all’orizzonte alcuna crisi di governo e non c’è alcuna intenzione di mettere in discussione gli interessi economici delle aziende che stanno dietro ai 5Stelle e alla Lega. La loro unità è sui soldi e sugli interessi di queste classi sociali.
Come rompere il giocattolo che per ora è in mano a Salvini?
La ricetta è quella di ritornare a fare “lotta di classe”, come si sarebbe detto una volta, ritornando ai fondamentali come ho scritto più volte. I “padroni”, come dicevamo noi giovani del ‘68, hanno continuato a pigliarci a schiaffi imperterriti e noi a capitolare schiaffone dopo schiaffone, anche grazie ai gruppi dirigenti dei partiti e dei sindacati di sinistra che man mano si sono spostati sempre più a destra, fino a mettere a capo del PD una persona apertamente di destra come Renzi che ha fatto passare l’abolizione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori come un provvedimento di “sinistra”.
Gli estremi per una ripresa della “lotta di classe” ci sono tutti, vedi vertenza dei pastori sardi che è esplosa proprio dopo le elezioni abruzzesi e dopo la grande manifestazione sindacale unitaria del 9 febbraio scorso. Quando si arriva a buttare via un bene prezioso come il latte significa che la crisi di sovrapproduzione è arrivata alle estreme conseguenze e che è necessario mettere in discussione la politica economica di un governo che, come tutti quelli che lo hanno preceduto, toglie ai poveri per dare ai ricchi. Leggi FLATTAX. Occorre fare esattamente il contrario. La dittatura del mercato genera miseria e fallimenti da un lato e concentrazione dei capitali in poche mani dall’altro.
Cosa dobbiamo aspettare ancora? Se non ora quando?
Giovanni Sarubbi
Categorie: Europa, Opinioni, Politica
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