Un matrimonio all’Italiana

12.01.2019 - Silvia Nocera

Un matrimonio all’Italiana
(Foto di Jeff Belmonte from Cuiabá, Brazil)

L’amore non è bello se non è litigarello, diceva mio padre.

E forse è così. Allora ci dobbiamo rassegnare a queste continue burrasche che si consumano sui social nel matrimonio tra le due anime del governo, contrasti che però ogni giorno scompaiono a Palazzo Chigi?

Ci sono inoltre alcuni aspetti asimmetrici su come i due coniugi sbandierano e applicano il loro contratto di matrimonio. Asimmetrici come i ruoli di moglie e marito nei matrimoni italiani degli anni ’60.

Riguardo al caso TAV per esempio, il coniuge M5S, a torto o a ragione, sta realizzando un’infinita valutazione di costi/benefici della grande opera voluta da tutti i governi prima di lui, di destra e di sinistra. Se la valutazione dovesse dare come responso un NO, il governo dovrebbe semplicemente accettare la decisione, che deriva direttamente dall’accordo firmato sul contratto. Invece il coniuge Lega fa opposizione minacciando un referendum se l’opera non dovesse passare l’esame.

Allo stesso tempo però lo stesso coniuge Lega sbandiera il contratto quando si tratta di prendere in considerazione la legalizzazione della cannabis, perché è un argomento non trattato nel contratto.

Se ci fosse simmetria in questa relazione poco felice ma forse duratura, dovremmo vedere i 5 stelle chiedere dei referendum per ogni Decreto made in Lega e i crocifissi e i presepi non avrebbero dovuto richiamare l’attenzione dei media nemmeno per 5 minuti. Erano fuori dal contratto, o no?

Tutti contro i 5 Stelle che, essendo senza dubbio sono la forza meno preparata dal punto di vista dell’esperienza di governo e di manipolazioni politiche, perdono consensi. Ma il governo regge. Tutti contro Di Maio e i suoi congiuntivi mancati, tutti contro Toninelli e le sue gaffes, tutti contro Conte e il suo ruolo da funambolo, tutti contro Tria e le sue debolezze. Ma il governo regge.

E gli altri ministri, quelli voluti dal coniuge Lega, cosa fanno? Si sa poco di Fontana, ministro della famiglia (ma solo quella italiana 100%, visto il caso delle mense di Lodi ecc.), che si è distinto per le sue antistoriche dichiarazioni e azioni contro i programmi gender, che non sappiamo se fossero nel contratto o no;  poco si parla di Bussetti, ministro dell’Istruzione, che diventerà famoso per il cambiamento di esame di Maturità più confuso del secolo, e anche questo la stampa non ha sottolineato se fosse un punto del contratto firmato o no; silenzio assoluto su Centinaio, ministro dell’Agricoltura. Parenti serpenti approfittano dei lauti stipendi sempre pronti a entrare in azione per distrarre l’opinione pubblica al momento giusto, come in una grande rappresentazione teatrale.

Ma il governo regge.

Il governo regge, nonostante tutte le divergenze e le contraddizioni, nonostante gli attacchi del fuoco amico e i tradimenti più o meno vistosi. Regge come molti dei matrimoni italiani del dopoguerra. L’amore non è bello se non è litigarello. E adesso che Di Maio afferma che siamo di fronte a un boom economico come negli anni ’60, tutto è più chiaro.

 

Categorie: Europa, Internazionale, Opinioni, Politica
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